Titolo

La fila? No, grazie!

3 commenti (espandi tutti)

Grazie a tutti per i commenti postati finora. Inizio con una breve replica per provare a sintetizzare quelche punto importante, poi lascio qualche risposta qua e la'. I vari racconti, secondo me, dimostrano che:

(1) Episodi del genere sono molto diffusi -- non avevo alcun dubbio al riguardo -- da cui la legittima etichetta di "malcostume" italiano.

(2) Chi punisce il trasgressore (me compreso, non fraintendetemi) in fondo lo fa per se', nella consapevolezza che non servira' a cambiare il malcostume. Per "punire il trasgressore" non intendo il Far West, intendo quello che molti di noi hanno raccontanto -- far notare piu' o meno gentilmente che si sta violando una norma di convivenza e pretenderne il rispetto. Ho sempre pensato che gli esperimenti a la Gachter-Fehr dimostrassero semplicemente che infliggere una punizione e' un bene di consumo come un altro, e questi aneddoti rafforzano la mia convinzione. Questa stessa letteratura sperimentale suggerisce pero' una cosa interessante (vedi questo articolo recente su Science): chi cerca di punire comportamenti antisociali puo' venire a sua volta punito -- la frustrazione che trapela da alcuni racconti lo dimostra -- proprio a causa di questa sua attitudine. Guardacaso, e' piu' probabile che cio' accada laddove la legge viene applicata in maniera blanda e il free-riding e' cosa diffusa.

(3) Il contesto conta, eccome. Ci sara' anche un notevole effetto di self-selection, ma il fatto che alcuni sentano il proprio senso civico rafforzato dopo aver vissuto qualche anno all'estero a me dice qualcosa.

(4) D'altronde questo malcostume potrebbe essere un equilibrio facilmente ribaltabile. Per alcune cose c'e' sicuramente bisogno di impulsi dal lato dell'"offerta" di protezione, e di collaborazione tra cittadini e forze dell'ordine (una collaborazione che in qualche modo i primi devono anche pretendere perche' i secondi sono pagati per questo: se il carabiniere mica ha tanta voglia di intervenire ricordagli che e' un impiegato pubblico e anche lui ha un superiore), ma per altre basterebbe avere amministratori decenti che rendano alcune norme self-enforcing. Alcuni esempi: non puo' esserci sempre un vigile a fare multe a chi parcheggia in divieto di sosta, sui marciapiedi, o sui passaggi pedonali. Ma se l'accesso ai passaggi pedonali e i marciapiedi vengono protetti da paletti che impediscono anche solo la fermata per prendersi il caffe', o se laddove non e' consentito parcheggiare si mette una bella fioriera in cemento, allora possiamo anche impiegare i vigili altrove. In maniera analoga, le file sono self-enforcing quando c'e' un numero d'ordine scritto sul tuo bigliettino o quando la fila e' delimitata da una barriera. Certo, mica possiamo mettere il numero o la transenna per salire sul treno. Pero' comportamenti inizialmente indotti vincolando la scelta (o sanzionando pesantemente la scelta sbagliata) possono diventare col tempo abitudine, quando tutti apprezzano i benefici di una societa' che funziona meglio -- sto naturalmente presupponendo che molte forme di malcostume costituiscano un equilibrio sbagliato e che ne esista uno migliore con lo stesso insieme di regole.

Questa discussione si fa molto interessante.

Sul punto (4): Ho sempre ritenuto che in molti casi, per l'Italiano, l'unico rimedio sia l'impedimento fisico: specie nell'ambito del traffico e delle code, l'impedimento fisico "alza l'asticella" dei costi. Questo fa sì che meno individui violino la norma, al di là dell'educazione, semplicemente perchè il bilancio costi-benefici è negativo. Se per parcheggiare sulle strisce devo divellere un paletto, magari non lo faccio (notare che qualcuno che lo fa lo stesso c'è).

Però è alquanto strano (e lo dico per primo a me) che economisti si lascino andare a chiedere l'apposizione di maggiori constraints all'azione, dal micro al macro. Non sono sicuro che l'esistenza di micro-constraints ovunque generi necessariamente maggior benessere; anzi, sovente impone costi che non riescono del tutto a correggere l'esternalità negativa e che vengono pagati da tutti, compresi gli "educati". Insomma, il costo dell'enforcement sale per ogni nuovo constraint introdotto (dal paletto alla nuova legge), e lo pagano tutti.

Un altro punto, ispirato dalle notizie di oggi sull'ennesima legge ad-personam. La classe politica è endogena, ed è scelta (anche) attraverso le elezioni. Vedo il canale politico come un'ulteriore conseguenza negativa dell'equilibrio-dei-furbi in cui l'Italia si trova: se la regola è "non esser fatto fesso" da un sistema in cui non vedo certezza del diritto, la mia reazione è di "fare il furbo", regole o non regole. Dato che esiste la possibilità di essere "beccato", cioè di finire tra le maglie del controllore, per quanto lasche queste siano, io, come tutti gli altri, temo la legalità, in quanto non sono libero da macchie. A questo punto però unimprenditore politico (nel senso tecnico) può rendersi conto che esiste una domanda per una linea politica di "minore legalità" (o "diversamente legale"), e servirla: promettendo condoni, leggi più blande, minori imposte...

L'esempio della Spagna pare insegnarci che si può cambiare, e nel giro di una generazione. Ma io non sono così ottimista. In Italia (con enormi differenziali regionali) è razionale "fare i furbi", e votare per i furbi, in modo da poter continuare a fare i furbi. Collettivamente, però, il paese dei furbi affonda, e gli altri paesi finiranno per farci fessi. Forse solo quando gli italiani si accorgeranno di essere tutti in realtà dei fessi che si credono furbi, qualcosa cambierà.

Durante le mie vacanze in Italia a volte rischio di essere investito quando mi dimentico che a Roma le strisce pedonali sono solo una decorazione sul pavimento. Episodi del genere (e le reazioni degli automobilisti quando gli faccio notare le strisce) contribuiscono a curarmi quel po' di nostalgia che mi viene di tanto in tanto.

D'altronde questo malcostume potrebbe essere un equilibrio facilmente ribaltabile. Per alcune cose c'e' sicuramente bisogno di impulsi dal lato dell'"offerta" di protezione, e di collaborazione tra cittadini e forze dell'ordine

Il problema è che le forze dell'ordine in Italia non possono fare niente in questi casi. Puoi sporgere denuncia, ma questo significa perdere un bel po' di tempo ed è completamente inutile, data la lentezza del sistema legale. Visto che vale la legge del più forte l'unico modo efficace di punire il trasgressore è quello di usare la forza. In quel caso però occorre esserlo, il più forte...

Alcuni esempi: non puo' esserci sempre un vigile a fare multe a chi parcheggia in divieto di sosta, sui marciapiedi, o sui passaggi pedonali. Ma se l'accesso ai passaggi pedonali e i marciapiedi vengono protetti da paletti che impediscono anche solo la fermata per prendersi il caffe', o se laddove non e' consentito parcheggiare si mette una bella fioriera in cemento, allora possiamo anche impiegare i vigili altrove.

Non è necessario che ci sia sempre un vigile a fare la multa. E' sufficiente che i controlli siano abbastanza frequenti e imprevedibili, e le multe abbastanza salate, da rendere la trasgressione poco conveniente.