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Le riforme della Gelmini: il solito dirigismo statalista

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la domanda è: diventando fondazioni, come si riuscirà a buttar fuori i baroni e le loro cordate di potere politico-economico?
se già ora non c'è una vera democrazia interna e nemmeno autonomia, cosa succederà in futuro?

mi pare che sia una brutta copia della riforma francese delle università (la legge LRU) con l'unica differenza che i francesi hanno deciso di investire ingenti risorse statali per preparare le loro università alla competizione internazionale. Università che godono già ora di un'elevata autonomia interna e che da quest'anno possono aprire ai privati e ad enti non statali. In Italia invece mi pare di capire si voglia come al solito fare tutto a costo zero con la speranza di metterci dentro sempre meno soldi grazie all'entrata delle risorse private - cosa tutta da dimostrare.
Non so quanto pil sia dedicato all'università ed alla ricerca ma suppongo che l'articolo 16 abbia come unico scopo quello di diminuire ancora quella cifrà già bassa rispetto agli standard europei  e all'obiettivo del 3% stabilito dal trattato di lisbona.

tre, non zero.

in definitiva:
1)non ci vedo dietro nulla se non il ragioniere "taglio tutto quello che si muove" tremonti.
2)la mobilitazione delle università (il rettore della Sapienza ha chiamato a raccolta studenti e personale docente e non, cosa non indifferente) si sommerà a quella degli statali contro il grande comunicatore brunetta e a quella del pd. non mi pare una mossa saggia.

Probabilmente non sarà facile convincere i privati ad investire nell' università in Italia, ma se diventassero la fonte principale di finanziamento non credo sarebbero interessati a mantenere le baronie attuali.

Devo vederlo prima di crederci, ma le baronie si reggono appunto sul finanziamento pubblico indifferenziato ed il valore legale del titolo di studio.

si probabilmente non sarà facile e investiranno solo in aree specifiche. sicuramente non nelle facoltà umanistiche a parte magari alcune fondazioni bancarie e la galassia cattolica.
quello che manca è una riforma organica e con un capo e una coda e sopratutto un confronto preventivo con il mondo accademico o almeno con parte di esso.
in francia il governo sarkozy ha proposto e fatto approvare la legge detta LRU sull'autonomia universitaria dopo aver ricevuto i rapporti di una commissione di senatori creata ad hoc per studiare il da farsi.
il risultato è stata una legge contestata ma supportata dalla stato con finanziamenti massicci e che ha chiaramente una filosofia di fondo e un obiettivo preciso e dichiarato. quello che vedo in italia, come ho già detto, è una manciata di articoli buttati un po a caso, un'incapacità di comunicazione inaudita ed il tutto associato ai pesanti tagli di tremonti. come lo vogliamo chiamare? insipienza politica, fretta o addirittura caso? oppure è una scelta precisa e meditata? sarebbe bello saperlo dalla ministra che però non pare interessata al comunicare al mondo le sue idee sulla faccenda - e non penso che la politica sia separata dalla capacità di comunicare, e visto che lei non è certamente un tecnico... nel frattempo si sta alienando tutta l'accademia italiana, compreso quelle componenti che all'idea della fondazione potevano farci un pensiero. complimenti.

e diventassero la fonte principale di finanziamento non credo sarebbero interessati a mantenere le baronie attuali

Temo di non condividere tutto questo ottimismo. Mediamente (almeno nelle facoltà scientifiche, per la altre non so e non mi sbilancio) i baroni hanno ottimi contatti con banche/indistrie/istituti religiosi (da queste parti l'opus dei ha un potere non indifferente). Se i privati diventassero i principali finanziatori delle università lo farebbero mantenendo gli attuali baroni come una sorta di "manager di cuscinetto" fra il mondo indistriale ed accademico (leggi: ai baroni andrebbero i finanziamenti che loro potrebbero ripartire fra i loro protetti secondo logiche tutte loro).

Come da oggetto. E' solo una mia impressione data dalla mia breve frequentazione dell'università di Bologna.
Una precisazione sullo schifo: intendo le commistioni tra poteri politici, economici e religiosi.
Qui è pieno di gente che potrebbe spiegarci qualcosa sul mercato italiano e sull'interesse (reale o potenziale) dei privati italiani per le università (ricordando a tutti che non esisteno solo le discipline scientifiche, a dover essere tutelato è l'intero arco di discipline universitarie). Però la perplessità rimane. E ancor di più perchè non considero accettabile una soluzione del tipo: 10 anni di sangue e casino per tutti, poi il sistema si aggiusterà da solo. Perchè intanto la gente all'università ci andrà lo stesso...

Dovresti aggiungere che, almeno in matematica e fisica, le baronie universitarie italiane hanno ottimi collegamenti con le baronie universitarie internazionali, e che quest'ultime hanno tutto l'interesse a mantenere buoni rapporti con chi conta nel mondo scientifico italiano