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Le riforme della Gelmini: il solito dirigismo statalista

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Ma nessuno è stato ingannato dalla denominazione "laurea" che si è data alla triennale, percepita come incompleta, non definitiva e di seconda categoria, che non serve a niente, e va per forza completata con la specialistica. Quindi, siamo al punto di partenza.

Questo e' il cuore del problema, esattamente. Si tratta di fisiologia, pero'; non c'e' patologia, nessun inganno. Il passaggio fra mondo del lavoro ed universita' difficilmente e' liscio e senza sbalzi. In questo senso, QUALSIASI percorso di studi e' "incompleto e non definitivo": i "pezzi mancanti" si acquisiscono sul campo. L'idea che aggiungere anni di universita' contribuisca a colmare il fossato e' illusoria nell'80 per cento dei casi. Meglio, molto meglio immettere sul mercato persone di 21-22 anni, pronte ad alzarsi le maniche e provare cose diverse.

In Italia questo mio ragionamento credo valga piu' che altrove. La distanza fra universita' e mondo del lavoro e' molto grande (a volte cio' puo' essere un bene, ma non e' di questo che mi preme discutere...). Le sacche di stagnazione ed immobilismo abbondano, ed immettere sul mercato del lavoro molte persone gia' vecchie contribuisce a mantenerle intatte.

Una maggiore severita' puo' essere parte della risposta. Che si cominci dall'asilo, pero': inutile aspettare l'universita' per chiedere serieta' e qualita' dell'insegnamento.  Quello che i ministri DELL'UNIVERSITA' degli ultimi 10 anni avrebbero  dovuto e potuto fare e' sforzarsi per far passare il concetto che ritardare l'ingresso nel mondo del lavoro e' un grave freno allo sviluppo.

Tabellini e coautori questi concetti li hanno espressi varie volte, nei loro editoriali sul Sole 24 Ore:

Soprattutto, iniziare tardi a lavorare è un ovvio spreco di risorse. Non solo perché riduce il reddito guadagnato nell'arco della vita, ma perché diminuisce l'accumulazione di conoscenze acquisite sul lavoro e le possibilità di investire su se stessi. Chi ritarda l'acquisizione dell'autonomia economica o residenziale spesso rimanda anche il perseguimento di altri obiettivi. Ma vi sono cose che possono essere fatte solo in certi momenti della vita. La creatività, la totale dedizione al raggiungimento di obiettivi personali, la voglia di cambiare il mondo o le nostre condizioni personali, sono una prerogativa della giovane età. Chi vi rinuncia lo fa per sempre.

(con Francesco Billari,  Ottobre 2007)

 

Da anni, una delle ricette più popolari per rilanciare la crescita e contrastare la concorrenza dei Paesi emergenti è investire di più in ricerca e migliorare l'università. Sebbene gli investimenti in ricerca rimangano bassi, i tentativi di riformare l'università non sono mancati: da più di 15 anni, ogni legislatura ha fatto una riforma. Ma tutti i tentativi sono falliti, e l'università italiana rimane inefficiente come è sempre stata. Anche la prossima legislatura farà una nuova riforma. Ma anche questa fallirà, se non imparerà dagli errori passati.

(con Roberto Perotti, Marzo 2008)