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Le riforme della Gelmini: il solito dirigismo statalista

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Basta con questa storia che l'università italiana è rovinata da
clientelismi, nepotismi e concorsi fasulli! Questo è lo sport
nazionale italiano di piangersi addosso. L'università italiana è
eccellente e ci sono alcuni casi sporadici molto isolati qui e lì di
favoritismi.

Non ho né il tempo né la bandwidth per ascoltare l'intervista, e non rieco a credere che dica questo! Davvero? Davvero non vede nessun problema, nessuna arretratezza, nessun ritardo generalizzato condito da decine si situazioni scandalose? Ma dove vive? Conosce qualcosa dell'universita' italiana o sta cercando di dare, unica nella storia, ragione a Bossi?

Andiamo bene, andiamo proprio bene signora Ministro. Ma si rende conto di quanto dice? Cos'è, la solita storiella nazional-popolare che bisogna essere ottimisti e fieri di essere italiani e tutto il resto, sino al punto di raccontarci delle sonore balle?

Credo sia l'ora di dare un'occhiata più attenta a quanto ha in mente la nostra Ministro, quanto sta facendo e quanto farà. Sono in arrivo, se non sbaglio, decine di concorsi per posti di prima e seconda fascia. Credo sarà il caso di "monitorarli" attentamente, con un piccolo sforzo collettivo, oltre che monitorare quando esce dal ministero della PI.

 

 

Premetto che ho ascoltato solo qualche spezzone dell'intervista, ma non mi pare che le cose stiano cosi'. L'unico che afferma e ripete che l'universita' italiana e' buona, e' sana e produce ricercatori eccellenti che poi vanno all'estero a vincere tutto il vincibile come novelli Cesari e' il presidente del CUN  (prof. Lenzi?). Il tutto e' palesemente strumentale alle richieste di fondi che lo stesso professore avanza a piu' riprese. La Gelmini su questo non dice nulla.

 

 

Premetto che ho ascoltato solo qualche spezzone dell'intervista, ma non
mi pare che le cose stiano cosi'.

 

Vai al minuto 14:25. Lo dice chiaramente.

 

Per i pigri, per quelli affetti da banda poco larga, per quelli che son stanchi o sono ancora incerti ecco la trascrizione letterale di quanto detto dalla Gelmini:

Non diamo della nostra università l'immagine di una realtà vecchia, clientelare, perché non è ovunque così. Ci sono purtroppo dei casi, ma sono minoritari, di raccomandazione, di nepotismi, che dobbiamo estirpare, ma rispetto a questo io credo che noi sostanzialmente abbiamo un'università che funziona, un'università dove c'è un corpo docente di qualità. Quindi credo che un po' troppe volte lo sport italiano è quello autolesionista di, come dire, in qualche modo, delegittimare un sistema. Ultimamente i media hanno puntato il dito contro l'università. Io credo che dobbiamo distinguere, non mi piace che si parli della scuola solo in termini negativi, magari sulla base di episodi di bullismo che esistono ma non sono l'unica faccia della scuola. Allo stesso tempo sull'università io credo che i tagli, che sono stati praticati, ci aiuteranno se siamo capaci di assumerci delle responsabilità, e mi riferisco al ministro in primis, ma anche alle istituzioni universitarie, di fare dei cambiamenti.

Tutto bene quindi, è necessario estirpare qualche caso isolato ma suvvia, se cambiamo un po' tutti con un po' di buona volontà ce la facciamo. Il sistema, infatti, è sostanzialmente solido e i docenti in media bravi, a dispetto dei soliti disfattisti.

Sempre in tema di intervista, aggiungo per quelli che, come me, sono deboli di mente e fanno fatica a seguire la portentosa logica ministeriale che, dopo molti sforzi, sono forse (dico forse) riuscito a decifrare il nesso tra grembiule obbligatorio e meritocrazia (si vada al minuto 3).

Se capisco bene la logica è la seguente: oggi gli allievi gareggiano tra di loro sulla base della qualità dei loro indumenti. Immagino siano incoraggiati in questo dalle famiglie, che tali indumenti devono acquistare; il ministro dice esplicitamente che oggi ''la corsa alle griffe inizia molto presto'', e parla commossa dei problemi delle mamme che la mattina non sanno bene come vestire i figli per partecipare alla competizione di moda che, a quanto pare, la frequenza della scuola è diventata. Questa non è meritocrazia, finisce per vincere chi ha più soldi, in più le mamme la mattina si stremano. Imponendo il grembiule obbligatorio gli allievi non potranno più gareggiare lungo questa dimensione. Dovendo pur gareggiare in qualcosa, a quel punto gareggeranno necessariamente sui risultati ottenuti nello studio. E questa sì che è meritocrazia.

Devo dire che conservo ancora qualche dubbio sulla bontà della mia interpretazione, ma questo è il meglio che sono riuscito a produrre. Se qualcuno ha idee migliori, per favore mi faccia sapere. Ammetto che il legame tra grembiule e meritocrazia, essendo così bizzarro e inaspettato, è un tema che mi affascina.

Tra parentesi, il ministro dice chiaramente che la scelta se imporre o meno il grembiule spetta ai presidi. Non ho quindi capito di cosa stia parlando. Vuole forse modificare le norme avocando al ministero il peso di cotanta decisione? E se non vuole farlo, a cosa serve tutto sto parlar di divise? Mah...

Secondo me i nessi che la ministra trova sono dovuti al volere imitare Tognazzi in "Amici miei": lui lo faceva per farci
ridere, lei per non farci piangere.

E' vero, i mezzi di (dis)informazione italiani hanno recentemente banchettato anche con il filone dei bulli, dei pornoliceali e dei raccomandati universitari, come su qualsiasi cosa che non li costringesse a parlare di problemi reali e riportare correttamente le parole degli intervistati.

E' vero, alcuni genitori (non tutti) fanno di tutto per far apparire la prole, e la prole impara velocemente: mi ricordo vagamente di quello che accadeva gia' alle medie quando le frequentavo io, non oso pensare che la situazione sia migliorata.

E' vero, ci sono ottimi docenti in giro per la scuola italiana a tutti i livelli.

Quello che secondo me la ministra ignora, non so se per dolo, convenienza politica o inesperienza, e' che per come e' fatta la scuola e la societa' italiana non sei incentivato a lavorare bene: anche se dai il massimo, quello che otterrai sara' il minimo indispensabile per un Paese civile, ovvero produrre una persona che si informa e che cerca di capire le cose invece di bere qualsiasi panzana arrivi in giro, e lo fa perche' sa che gli conviene. Non posso dare la colpa solo alla ministra perche' non lo dice, ne' potro' dare la colpa solo a lei se le cose non cambieranno in meglio: Fioroni aveva proposto di bocciare di nuovo (cosa secondo me buona e giusta) ed e' successo un putiferio.

Riguardo la faccenda del grembiule, potrebbe essere utile per far guadagnare qualcosa a qualcuno e a far competere di meno sul piano dell'apparenza: tanto per quello ci sono sempre lo zaino, il quaderno, l'astuccio, le scarpe, che la ministra allegramente ignora. Magari vuol prendere ispirazione dalla scuola giapponese. In tal caso ben venga: li' fino a qualche anno fa non c'erano bidelli, gli studenti dopo la lezione pulivano l'aula a turno e se dovevano essere puniti passano ore fuori dalla porta con due secchi pieni d'acqua (se ne versi anche solo una goccia, la punizione dovrebbe aumentare...). Voterei volentieri soluzioni del genere, personalmente.

Scusate lo sfogo :)

 

 

Sandro, non voglio fare l'avvocato d'ufficio della ministra (avvocati ne trova quanti ne vuole in FI...), ma credo di sapere il perché di tali sorprendenti affermazioni.

Molti tra rettori, presidi e docenti si sono lamentati, anche in sedi ufficiali, del fatto che il suo predecessore sia andato in trasmissioni televisive dove si sparava a zero sull'Università italiana sposandone in pieno le tesi accusatorie e senza proporre nulla di più che sorrisetti beoti e risatine ammiccanti (ricordo bene p.e. il suo comportamento alla trasmissione Exit di La7). La cosa ha suscitato molta indignazione sia tra quelli che, all'italiana, ritengono doverosa sempre e comunque una difesa d'ufficio corporativa anche a fronte di comportamenti ingiustificabili sia tra chi, come il sottoscritto, magari condivideva (quasi) tutto di quanto detto in tali trasmissioni. Questo perché il ministro a tali sorrisetti non ha fatto seguire né provvedimenti concreti ed immediati né, in alternativa, le proprie doverose ed istantanee dimissioni in qualità di responsabile primo della situazione. 

Credo quindi che la Gelmini con tali parole radiofoniche (ma anche la sua audizione parlamentare andava in tale direzione: la si trova qui) abbia voluto far pace con le istituzioni universitarie mostrando, "all'italiana", che in lei l'accademia troverà nuovamente una complice, con cui poter dialogare, concertare e, se è il caso, insabbiare. Vista la situazione esplosiva che si sta venendo a creare, mi pare, dal suo punto di vista, un comportamento tattico ineccepibile.  

Nulla da eccepire sulle capacità tattiche della Gelmini. In fondo lei all'ambito ministero c'è arrivata, quindi scaltrezza deve averne da vendere. Nulla da eccepire nemmeno sul fatto che almeno finora non abbia fatto peggio del predecessore, del quale almeno su questo sito nessuno lamenta la mancanza. But that was a really low bar.

Consentimi però di essere in disaccordo sul giudizio complessivo. L'università italiana ha bisogno di cambiamenti radicali, che necessariamente intaccherebbero l'intreccio spaventoso di rendite e inefficienze attualmente esistenti. Far finta che le riforme si possano fare con il consenso di tutti non servirà a nulla. O meglio, servirà al ministro per mantenere il consenso e continuare a scalare i picchi della politica italiana. Buon per lei, se questo è quello a cui mira.

Noi però abbiamo bisogno d'altro, abbiamo bisogno di qualcuno che i problemi del paese almeno provi a risolverli e che non racconti balle autoconsolatorie. Almeno finora il ministro Gelmini non è tra questi.

Concordo in pieno. Aggiungo solo che il discorso delle fondazioni private, se sviluppato in un certo modo, potrebbe proprio avere quell'impatto dirompente che tutti auspichiamo (e questo spiega le reazioni attuali e future). Speriamo che la ministra stia semplicemente adottando la tattica del "pugno di ferro in guanto di velluto"... hai visto mai?

Veramente non capisco come si possa concordare sulla necessità per l’università italiana di cambiamenti radicali e allo stesso tempo provare a giustificare le parole del ministro con l’idea che si debbano tenere buoni i rettori e i docenti.  Se l’università italiana richiede questi cambiamenti radicali, ‘che necessariamente intaccherebbero l’intreccio spaventoso di rendite e inefficienze’ come scritto giustamente sopra, non pensi che (una parte dei) rettori e docenti siano la causa di queste inefficienze? Se questo fosse vero (come penso che sia) non vedo perché il ministro debba cercare di tenerseli buoni, anzi, cercare di tenersi buoni i rettori e i docenti rappresenta un’aggravante più che una giustificazione.

 

Francamente non riesco ad apprezzare le capacità 'tattiche' del ministro, mi sembra piuttosto il tipico atteggiamento da politico italiano che tenta di ingraziarsi le lobbies, atteggiamento che, in passato, ha prodotto risultati che abbiamo tutti sotto gli occhi: pseudoriforme che finiscono per favorire pochi a danno di molti. Anche se spero che il ministro smentisca questo mio pessimismo, non riesco a trovare molte ragioni per sperare nelle sue parole o nel suo 'tatticismo'.  

 

 

Anche io ho avuto la stessa impressione. Il problema e' che ora ci troviamo davanti ad un dilemma non da poco. Cosa e' meglio? Un ministro come Mussi che riconosce che l'universita' funziona *solo* a clientelismi e favoritismi e mobilita' 0 ma che ciononostante non fa *nulla* per cambiare (e anzi dice che fa parte del costume millenario del paese); oppure la Gelmini che sbatte tutto sotto il tappeto facendo finta che la nave non stia affondando e quel che poco che fa, lo fa sui grembiulini?

Nel dettagli delle grembiulinate, invito a leggere gli articoli che riguardano l'universita' nel decreto legge 112/2008.

Art 16: trasformare la universita' in fondazioni (ovvero, cambiare tutto per non cambiare nulla. rimangono sotto il controllo del ministero, non possono fare nulla coi profitti se non reinvestirli nell'istruzione)

Art 17: Abolito l'IRI. Tutti soldi che dovevano andare all'IRI vanno, udite udite, all'IIT (Italian Institute of Technology).

Per i pigri, per quelli affetti da banda poco larga, per quelli che son
stanchi o sono ancora incerti ecco la trascrizione letterale di quanto
detto dalla Gelmini:

Non diamo della nostra università l'immagine di una
realtà vecchia, clientelare, perché non è ovunque così. Ci sono
purtroppo dei casi, ma sono minoritari, di raccomandazione, di
nepotismi, che dobbiamo estirpare, ma rispetto a questo io credo che
noi sostanzialmente abbiamo un'università che funziona, un'università
dove c'è un corpo docente di qualità. Quindi credo che un po' troppe
volte lo sport italiano è quello autolesionista di, come dire, in
qualche modo, delegittimare un sistema. Ultimamente i media hanno
puntato il dito contro l'università. Io credo che dobbiamo distinguere,
non mi piace che si parli della scuola solo in termini negativi, magari
sulla base di episodi di bullismo che esistono ma non sono l'unica
faccia della scuola. Allo stesso tempo sull'università io credo che i
tagli, che sono stati praticati, ci aiuteranno se siamo capaci di
assumerci delle responsabilità, e mi riferisco al ministro in primis,
ma anche alle istituzioni universitarie, di fare dei cambiamenti.

Se MS Gelmini ha detto questo ritengo sia molto disinformata. Credo dovrebbe leggere per esempio quanto ha scritto R.Perotti sull'universita' italiana e i risultati regionalizzati delle indagini PISA 2006. In un pomeriggio con Google trova e legge materiale sufficiente a descrivere un quadro ben diverso da quello descritto sopra.

Riguardo al grembiule, mi sa che siamo di fronte al solito nefasto idealismo prescientifico italico. C'e' almeno uno straccio di studio che mostra che l'obbligo del grembiule a scuola produce risultati migliori in termini di conoscenze degli alunni? Si chiede qualcuno a Roma che senso ha imporre l'obbligo a 60 milioni di sudditi? Non sara' una decisione che in base al principio di sussidiarieta' (sostenuto anche dalla Chiesa) dovrebbe spettare alle famiglie e/o alle autonomie delle singole scuole?

[aggiungo quanto segue il 9/8/2008 dopo aver letto questo articolo del Corriere della Sera]

Mi fa piacere leggere sul Corriere della Sera:

E da ministro rispettoso dell’autonomia degli
istituti ricorre allo strumento della «moral suasion » per promuovere
il decoro a scuola e lo spirito di appartenenza anche attraverso il
vestiario, come si usa in Europa. «I problemi dell’istruzione oggi sono
altri
- dice la Gelmini - ma credo che tutte le iniziative che i
singoli istituti prenderanno nella propria autonomia per promuovere la
dignità e i valori della scuola, compreso l’orgoglio di appartenere al
proprio istituto, anche attraverso l’adozione di regole
sull’abbigliamento o di una divisa, siano iniziative utili».

Per cui ritiro quanto avevo scritto sul grembiule meno l'annotazione che comunque farebbe bene MS Gelmini a chiedersi se esistano studi quantitativi sulle conseguenze del grembiule sui risultati. Nel disastrato panorama politico italiano i cattolici lombardi sembrano confermare di essere un minimo meno stupidamente centralisti e statalisti rispetto alla cultura dominante.

 

Verificare empiricamente la validità delle proprie proposte? In Italia? Suvvia, non siamo ingenui.

Però si da il caso che delle ''school uniforms'' si sia parlato parecchio anche negli USA. Gli amerikani, si sa, sono degli ingenuotti poco sofisticati. Quindi, anziché discettare all'infinito sui principi filosofici e sulla connessione tra uniformi e meritocrazia, alcuni di loro si sono messi (pensate un po') a controllare empiricamente se tra uniformi e whatever esiste una qualche relazione. Lo possono fare perché (anche qui, che ingenui!) c'è una certa eterogeneità tra scuole, visto che la decisioni relative alle uniformi sono prese a livello locale.

Questo studio pubblicato nel Journal of Education Research del 1998 trova zero effetti sul comportamento (droghe et al.) e ''very
slight relationship between uniforms and standardized achievement scores'' (correlazione 0.05). Uno degli autori ha scritto un libro sul soggetto.  Questo è un riassunto dall'autore di un altro studio con risultati negativi sulle school uniforms.  Qui trovate un  riassunto e una guida alla letteratura.

Questo è un sito di un'organizzazione dei genitori che si oppone alle uniformi. Al di là dei contenuti, su cui si può essere o meno d'accordo, è importante osservare lo stile del dibattito. Si citano dati e studi, non le proprie opinioni su come son stressate le mamme al dover vestir bene i figlioli.

P.S. Non sono un esperto di ''school uniforms'' e nemmeno di politiche educative. Sapevo semplicemente che in Amerika si era discusso del tema è ho speso 10 minuti su Google, dove ho trovato tutte le references. È troppo pretendere che non il ministro, ma almeno un suo collaboratore faccia lo stesso?