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Le riforme della Gelmini: il solito dirigismo statalista

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Sandro, non voglio fare l'avvocato d'ufficio della ministra (avvocati ne trova quanti ne vuole in FI...), ma credo di sapere il perché di tali sorprendenti affermazioni.

Molti tra rettori, presidi e docenti si sono lamentati, anche in sedi ufficiali, del fatto che il suo predecessore sia andato in trasmissioni televisive dove si sparava a zero sull'Università italiana sposandone in pieno le tesi accusatorie e senza proporre nulla di più che sorrisetti beoti e risatine ammiccanti (ricordo bene p.e. il suo comportamento alla trasmissione Exit di La7). La cosa ha suscitato molta indignazione sia tra quelli che, all'italiana, ritengono doverosa sempre e comunque una difesa d'ufficio corporativa anche a fronte di comportamenti ingiustificabili sia tra chi, come il sottoscritto, magari condivideva (quasi) tutto di quanto detto in tali trasmissioni. Questo perché il ministro a tali sorrisetti non ha fatto seguire né provvedimenti concreti ed immediati né, in alternativa, le proprie doverose ed istantanee dimissioni in qualità di responsabile primo della situazione. 

Credo quindi che la Gelmini con tali parole radiofoniche (ma anche la sua audizione parlamentare andava in tale direzione: la si trova qui) abbia voluto far pace con le istituzioni universitarie mostrando, "all'italiana", che in lei l'accademia troverà nuovamente una complice, con cui poter dialogare, concertare e, se è il caso, insabbiare. Vista la situazione esplosiva che si sta venendo a creare, mi pare, dal suo punto di vista, un comportamento tattico ineccepibile.  

Nulla da eccepire sulle capacità tattiche della Gelmini. In fondo lei all'ambito ministero c'è arrivata, quindi scaltrezza deve averne da vendere. Nulla da eccepire nemmeno sul fatto che almeno finora non abbia fatto peggio del predecessore, del quale almeno su questo sito nessuno lamenta la mancanza. But that was a really low bar.

Consentimi però di essere in disaccordo sul giudizio complessivo. L'università italiana ha bisogno di cambiamenti radicali, che necessariamente intaccherebbero l'intreccio spaventoso di rendite e inefficienze attualmente esistenti. Far finta che le riforme si possano fare con il consenso di tutti non servirà a nulla. O meglio, servirà al ministro per mantenere il consenso e continuare a scalare i picchi della politica italiana. Buon per lei, se questo è quello a cui mira.

Noi però abbiamo bisogno d'altro, abbiamo bisogno di qualcuno che i problemi del paese almeno provi a risolverli e che non racconti balle autoconsolatorie. Almeno finora il ministro Gelmini non è tra questi.

Concordo in pieno. Aggiungo solo che il discorso delle fondazioni private, se sviluppato in un certo modo, potrebbe proprio avere quell'impatto dirompente che tutti auspichiamo (e questo spiega le reazioni attuali e future). Speriamo che la ministra stia semplicemente adottando la tattica del "pugno di ferro in guanto di velluto"... hai visto mai?

Veramente non capisco come si possa concordare sulla necessità per l’università italiana di cambiamenti radicali e allo stesso tempo provare a giustificare le parole del ministro con l’idea che si debbano tenere buoni i rettori e i docenti.  Se l’università italiana richiede questi cambiamenti radicali, ‘che necessariamente intaccherebbero l’intreccio spaventoso di rendite e inefficienze’ come scritto giustamente sopra, non pensi che (una parte dei) rettori e docenti siano la causa di queste inefficienze? Se questo fosse vero (come penso che sia) non vedo perché il ministro debba cercare di tenerseli buoni, anzi, cercare di tenersi buoni i rettori e i docenti rappresenta un’aggravante più che una giustificazione.

 

Francamente non riesco ad apprezzare le capacità 'tattiche' del ministro, mi sembra piuttosto il tipico atteggiamento da politico italiano che tenta di ingraziarsi le lobbies, atteggiamento che, in passato, ha prodotto risultati che abbiamo tutti sotto gli occhi: pseudoriforme che finiscono per favorire pochi a danno di molti. Anche se spero che il ministro smentisca questo mio pessimismo, non riesco a trovare molte ragioni per sperare nelle sue parole o nel suo 'tatticismo'.  

 

 

Anche io ho avuto la stessa impressione. Il problema e' che ora ci troviamo davanti ad un dilemma non da poco. Cosa e' meglio? Un ministro come Mussi che riconosce che l'universita' funziona *solo* a clientelismi e favoritismi e mobilita' 0 ma che ciononostante non fa *nulla* per cambiare (e anzi dice che fa parte del costume millenario del paese); oppure la Gelmini che sbatte tutto sotto il tappeto facendo finta che la nave non stia affondando e quel che poco che fa, lo fa sui grembiulini?

Nel dettagli delle grembiulinate, invito a leggere gli articoli che riguardano l'universita' nel decreto legge 112/2008.

Art 16: trasformare la universita' in fondazioni (ovvero, cambiare tutto per non cambiare nulla. rimangono sotto il controllo del ministero, non possono fare nulla coi profitti se non reinvestirli nell'istruzione)

Art 17: Abolito l'IRI. Tutti soldi che dovevano andare all'IRI vanno, udite udite, all'IIT (Italian Institute of Technology).