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Ma c'è davvero un "effetto Brunetta"?

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La scorrettezza sta nel fatto che,
scorporando ed aggregando i dati a proprio uso e consumo, si perde di
vista la sostanza del problema, cioè ci si focalizza sulle
assenze per malattia (con tutte le difficoltà di confronto
dovute a classificazioni differenti) anziché sul totale delle
assenze.

Se si discute di assenteismo,
infatti, non ha importanza la classificazione dei motivi, quanto il
fatto che i giorni/persona tolti al lavoro contrattualmente stabilito – ferie escluse -
sono (dati ISTAT 2005) il 20,1% nel settore
pubblico contro il 13,1% delle grandi aziende.

 

Non so quanto un commento del genere sia semplicemente ingenuo o quanto
volutamente scorretto. Se ti rifacessi i calcoli sulla base dei numeri
RGS non rielaborati
(http://www.contoannuale.tesoro.it/sicoSito/presentazione_conti.jsp)
scopriresti che l'incidenza delle assenze per malattia nel pubblico
impiego per cui RGS ha dati non parziali è di 11,5 giornate media annue
(35.648.795 giornate di assenza per malattia diviso il numero di
dipendenti nei comparti considerati che, stando ai dati RGS ammontano a
3.089.848).

Qual'è, dunque, il vero fine della campagna del ministero: colpire i fannulloni o generare risparmi da chiunque si assenti per malattia.

Sull'assenteismo fai una confusione mostruosa, trainato dalle campagne mediatiche in atto: considerare le assenze per congedi parentali, malattia figlio, legge 104/94 e altri marginali (come peso ma ugualmente importanti) permessi retribuiti come approssimazione di una misura di assenteismo farebbe ridere qualsiasi commentatore attento. Assenteismo è assenza non giustificata o con falsa giustifica: chi sta colpendo questo fenomeno del pubblico impiego? Nessuno!!!

Non viene in mente che parte del differenziale fra pubblico e privato è anche dovuto al fatto che il privato spesso e volentieri "scoraggia" il ricorso ad assenze per congedi parentali (soprattutto per gli uomini) o per la 104/94, pur avendone i lavoratori del settore privato pienamente diritto?

Che ne dici: eleviamo il livello o restiamo a strisciare ad alzo zero tanto per solleticare qualche frustrato con un bel "mal comune mezzo gaudio". Se, quantomeno, magari, riusciamo a fare passare l'idea che certe discussioni meglio farle con numeri giusti e paragonabili (alla voce aggregata "malattie e altre assenze retribuite" corrispondono voci diverse nel 2006 rispetto a quanto riportato sotto lo stesso nome nel 2004 e nel 2005, e non per via di qualche bavoso sindacalista, ma grazie a qualche zelante addetto ministeriale) già stiamo un passo avanti.

Ma qualcosa mi dice che "l'operazione trasparenza" in realtà deve fare proprio il lavoro che sta facendo: confusione di numeri e risparmi veri sulla platea generalizzata del pubblico impiego, cui dare del fannullone generalizzato può essere per qualcuno una "utile scorciatoia".

E' importante la trasparenza dei risultati e del grado di conseguimento degi obiettivi al fine di realizzare una competitività ed un confronto comparativo nella P. A.. I dati pubblicati da Brunetta servono solo alla campagna contro i fannulloni. E i dirigenti?