Titolo

Ma c'è davvero un "effetto Brunetta"?

1 commento (espandi tutti)

Innanzitutto, mi scuso del fatto
che (malefico taglia & incolla ....) è saltata una parola
nel mio commento, rendendo così incomprensibile la risposta
alla tua domanda retorica. Va letto così:

Non viene in mente che parte del
differenziale fra pubblico e privato è anche dovuto al fatto
che il privato spesso e volentieri "scoraggia" il ricorso
ad assenze per congedi parentali (soprattutto per gli uomini) o per
la 104/94, pur avendone i lavoratori del settore privato pienamente
diritto?

No, perché il confronto
con i dati europei dice molto chiaramente che il totale delle ore
contrattualmente
lavorate
nel settore pubblico italiano è
inferiore alla media continentale (e notevolmente rispetto a singoli
Paesi come, ad esempio, la Germania: -16%), mentre ciò non
avviene nel settore privato.

e significa - chiarendo meglio ciò
che forse l'estrema sintesi non rendeva evidente - che già in
partenza il tempo dedicato al lavoro dagli addetti al settore
pubblico italiano sconta una differenza non trascurabile rispetto ai
Paesi comparabili, mentre ciò non avviene per gli addetti del
settore privato. In altre parole, dal paragone europeo è
ragionevole evincere che non siano gli imprenditori italiani a
rendere anomalo l'ambiente di lavoro comprimendo i diritti dei
lavoratori, ma la pubblica amministrazione italiana ad essere un
datore di lavoro troppo accondiscendente.

Aggiungo ora – anche - la
riflessione che una conseguenza di tale atteggiamento lassista
potrebbe, secondo logica, consistere nella diversa tolleranza
rispetto a comportamenti scorretti (in materia di presenza sul posto
di lavoro od altro), il che fornirebbe una prima spiegazione alle
differenze riscontrabili nei dati di assenza, comunque elaborati e
confrontati.

Ciò che a me preme
sottolineare, dunque, è che il primo problema da risolvere (ed
anche il più semplice, quindi non ci sono scuse per non agire
in tal senso) rimane la “quantità di lavoro”, che deve
essere aumentata (ad esempio, è ovvio che l'apertura di uno
sportello per un tempo più lungo costituisca – di per sé
– un miglioramento del servizio, oppure che l'aumento del tempo
dedicato allo smaltimento delle pratiche ne velocizzi l'iter)
rendendo la PA meno tollerante.

Contestualmente, nessuno può
negare che sia necessario prestare attenzione alla “qualità
del lavoro”, ottenibile migliorando l'organizzazione degli uffici,
responsabilizzando i dirigenti e, soprattutto, dandosi regole
efficaci e facendole rispettare, con un sistema di valutazione che
non sia solo premiale (magari a pioggia .....) ma preveda anche reali
sanzioni. In tale contesto considero irrinunciabile la sollevazione
dall'incarico del dirigente che non raggiunga gli obiettivi (che
debbono costituire un miglioramento della performance in essere,
paragonandosi – ad esempio - agli standards delle amministrazioni
più “virtuose”), concedendogli ovviamente la possibilità
reale di comminare sanzioni ai dipendenti che non svolgano i loro
compiti nel modo richiesto (senza che il sindacato si opponga sempre,
difendendo anche l'indifendibile). Questa, però, sia pur
indispensabile, è una vera rivoluzione e, quindi, richiede
tempi lunghi e grande impegno, perciò non c'è ragione
di trascurare, nel frattempo, la prima azione, con la solita trita
motivazione che la questione sia “ben altra”..... :-)

Se poi si vuole spostare la
discussione sul fatto che la produttività italiana abbia avuto
un andamento insoddisfacente (in assoluto ed in relazione ai
risultati di altri Paesi) e che ciò costituisca un problema
estremamente rilevante ed anzi determinante, si sfonda una porta
aperta e (evitando per brevità di far rilevare, ora, come il
dato andrebbe disaggregato, considerando le differenze tra mercati
competitivi e mercati protetti od inesistenti) ci si lancia in un
esercizio ancora più evidente di “benaltrismo”, senza
togliere, peraltro, consistenza al problema precedentemente discusso.

Concludo, per evitare noiosissimi
romanzi d'appendice, con una breve nota: è normale non
controbattere tutte le affermazioni che si leggono e non si
condividono, concentrandosi, invece, su quello che si ritiene il
fulcro della questione: se così non si facesse, ogni commento
risulterebbe spropositatamente lungo e, quindi, illeggibile ......
:-)

P.S. Non ho sottomano i dati citati
(scritti in forma differente, ma con il medesimo valore: orario
contrattuale medio del settore pubblico in Italia 32,9 ore – in
EU.27 38,2 ore – in Germania 39,0, me li ero appuntati) e, con il
collegamento internet poco efficiente che posso utilizzare in ferie,
non ho ritrovato la fonte: sono certo che provengano dalla Comunità
Europea e, naturalmente, chiunque potesse fornire supporto in merito
farebbe cosa gradita.