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Pubblicata la bozza di Calderoli sul federalismo fiscale

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Credo Alberto intendesse che nonostante lo sbandierato liberismo e federalismo, Calderoli ha redatto un DDLD che e' dirigista e centralista, pensiero che condividono sia cattolici che comunisti. Niente di male in se', ma non puoi dire che sei bianco quando scrivi le cose pensando in nero.

Il numero di residenti/utenti potrebbe non bastare come criterio,IMHO: parlo in generale, non pensando al decreto. Che succede se viaggio spesso o ho prorpieta'/interessi/capitali in una regione senza esservi residente? Non dubito si possa correggere la cosa, altrimenti prevedo gia' che in Molise, in Basilicata e in Val d'Aosta ci sarebbe una forte crescita economica... :)

 

Non ho dubbi sulle buone intenzioni: penso comunque che per uscire dai problemi dobbiamo tener conto della nostra storia... negli anni della DC imperante, magari non disinteressatamente, ma i comunisti  italiani furono tra i pochi a fare qualcosa per le autonomie. Mi pare che "cattocomunista" se lo siano inventato i ciellini per stampellare il CAF pentapartitico (non ne sono sicuro).

Per quanto riguarda i criteri di ripartizione ho trovato l'articolo interessante per l'accento sugli standard e sui criteri e volevo evidenziare il valore della semplicità. Se tu viaggi spesso credo troveresti ragionevole che le regioni che percorri siano remunerate in funzione dell'utilizzo delle infrastrutture di trasporto con criteri razionali; se ti ammali, in una situazione normale (non quella del sud) probabilmente andresti in una infrastruttura sanitaria vicina alla tua residenza, mentre le tue proprietà ed i tuoi capitali esprimerebbero una capacità contributiva che verrebbe tassata dove questi si trovano.

Non nego a priori i correttivi ma perché per una volta non FARE LE COSE NORMALMENTE?

Negli anni della DC imperante, magari non disinteressatamente, ma i
comunisti italiani furono tra i pochi a fare qualcosa per le autonomie.

Ideologicamente sia cattolici che comunisti seguono ideologie universaliste e quindi sono contro le autonomie regionali. Fortunatamente le ambizioni storiche di controllo temporale dei cattolici sono state ormai da molti secoli definitivamente sconfitte dal potere statale e in particolare a partire dal 1800 dagli Stati nazionali, per cui i cattolici hanno dovuto ridursi a difendere le autonomie locali, la sussidiarieta' e anche gli individui in funzione anti-statale, quindi contro un potere statale tendenzialmente totalizzante, anche se queste difese non appartengono alla piu' profonda identita' culturale cattolica a mio parere.

In ogni caso, al momento della discussione della Costituzione repubblicana, i cattolici si sono dimostrati sinceri difensori e ben disposti nei confronti delle autonomie regionali mentre i comunisti di Togliatti sono stati strenui difensori del centralismo statale, tanto che Togliatti in persona fece un pesante intervento contro ogni eventualita' di assegnare anche minime competenze legislative alle Regioni.

Solo dopo che la DC prese saldamente il potere politico in Italia il PCI divenne difensore delle autonomie regionali, ma al contrario dei cattolici fino al 1948 sempre con assoluto cinismo e doppiezza: i comunisti al contrario dei cattolici non appaiono aver acquisito alcuna sensibilita' per autonomia, sussidiarieta' e liberta' individuali se non al livello di tattica giorno per giorno. Quanto ai cattolici, preso il potere politico e rinsaldato il vincolo concordatario con lo Stato italiano sono diventati progressivamente e in maggioranza statal-centralisti, salvo forse quanche limitato santuario lombardo. Questo riguarda l'Italia e specificamente la CEI, che difende a spada tratta lo Stato italiano in quanto Stato concordatario che paga dobloni sonanti. Per il resto del mondo, dove gli Stati non pagano dobloni sonanti, la Chiesa difende la sussidiarieta', beninteso:

Encyclical Letter Centesimus Annus: loc. cit., 48. (1991)

Here again the principle of subsidiarity must be respected: a community of a higher order should not interfere in the internal life of a community of a lower order, depriving the latter of its functions, but rather should support it in case of need and help to coordinate its activity with the activities of the rest of society, always with a view to the common good.

Concludendo, in Italia cattolici e comunisti (e fascisti) sono statal-centralisti, e lo sono in maniera seria e difficilmente recuperabile. Comunisti e fascisti sono statal-centralisti perche' questa e' esattamente la loro ideologia e come tali sono irrecuperabili, i cattolici sono statal-centralisti probabilmente per un'antica impostazione universalista e oggi come oggi perche' cosi' a loro conviene in Italia. I cattolici sarebbero recuperabili abolendo il Concordato e il finanziamento di Stato, probabilmente. In ogni caso tutto cio' e' abbastanza manifesto nella revisione costituzionale del'Ulivo e nel DDLD approntato durante Prodi/2006 che Calderoli ha rimasticato nella recente bozza.