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Pubblicata la bozza di Calderoli sul federalismo fiscale

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Non sono sicuro di capire le tue considerazioni iniziali. Per l'istruzione lo Stato non ha aziende ma il grosso della spesa va negli stipendi degli insegnanti. Il costo standard potrebbe essere un costo standard medio italiano per studente, moltiplicato il numero degli studenti, oppure moltoplicato una frazione fissa del numero degli abitanti della Regione. Per la Sanita' forse si puo' parlare di Aziende, ma io almeno fisserei il costo standard a 2-3000 Euro per abitante per anno che sara' la media italiana, o i 1700 Euro per abitante per anno che e' il costo della Regione piu' virtuosa (la Lombardia).

In ogni caso, e' evidente che il costo standard sara' la sintesi dialettica di due posizioni: da una parte ci saranno i rappresentanti del partito della spesa pubblica e delle Regioni che piu' spendono, che tenteranno di avere il rimborso di quanto spendono oggi e degli inevitabili aumenti. Dall'altra parte ci saranno i rappresentanti del partito che vuole porre un freno alla spesa pubblica per diminuire le tasse e delle Regioni piu' efficienti, che tenteranno di fissare il costo standard al costo della Regione piu' virtuosa per costringere gli altri o a risparmiare o ad addossare ai contribuenti locali gli extra-costi. Conoscendo l'Italia prevarranno i primi e con una serie di artifizi il costo standard sara' ben poco standard e assomigliera' parecchio alla spesa storica che ingloba decenni di sprechi e inefficienze.

E questo ci riporta alle interessanti considerazioni sulle regioni
piccole: perché abbandonare un criterio SEMPLICE come quello del numero
dei residenti/utenti?

Troppo semplice. Il "fattore demografico" altro non e' che uno dei tanti artfizi che sono usati e verranno usati per aumentare la spesa pubblica in maniera diseguale. Manca poco che lo mettano nella Costituzione. E' un principio oltremodo stupido perche' incita al frazionamento degli Enti locali per moltiplicare le poltrone diminuendo l'efficienza. Purtroppo l'idea che lo Stato Centrale debba dare la mancia ed extra-fondi agli Enti piu' piccoli e' profondamente radicata nella mentalita' italiana. Il burocrate italiano medio puo' anche essere micragnoso e risparmiatore sulle grandi spese, ma su quelle piccole si comporta come il notabile d'altri tempi che non bada alle piccole spese ed e' incline ad essere prodigo e generoso. Il Molise chiede 100 miliardi extra? Significa, diviso gli abitanti, un finanziamento pro-capite che e' il triplo di quello del Lazio o della Campania? Cosa vuoi che sia, sono 100 miliardi, una bazzecola: accontentiamoli! Questo e' il modo di procedere in Italia. Specularmente i grandi giornalisti italiani quando abbaiano alla luna sulla spesa pubblica se la prendono con la spesa sanitaria di Lazio, Campania e Sicilia, perche' in termini assoluti e' grande e gli sforamenti sono grandi, trascurando che in termini pro-capite Abruzzo e Molise e magari la Val d'Aosta fanno peggio. Ma quelli sprechi sono pochi soldi, e il giornalista li concede come mancia senza fiatare.

Non ho capito cos'hai contro i cattocomunisti e cosa intendi per
cattocomunista: non mi pare che i "liberal"socialisti, ancora al
governo stiano dando grandi prove di coerenza.

Parlare di questo porterebbe troppo lontano, si potrebbe farlo in un intervento separato. In ogni caso la mentalita' che mi e' indigesta forse si potrebbe chiamare ancora piu' propriamente catto-fascio-comunismo ed e' un miscuglio di idealismo, illiberalismo, poca considerazione per l'individuo e le autonomie, statalismo e centralismo e avversione alla scienza e all'empirismo che costituisce la zavorra ideologica e culturale del Belpaese. Non pervade solo il centro-sinistra ma anche praticamente tutto il centro-destra, come mostra il DDLD che stiamo discutendo.

 

In ogni caso, e' evidente che il costo standard sara' la sintesi dialettica di due posizioni: da una parte ci saranno i rappresentanti del partito della spesa pubblica e delle Regioni che piu' spendono, che tenteranno di avere il rimborso di quanto spendono oggi e degli inevitabili aumenti. Dall'altra parte ci saranno i rappresentanti del partito che vuole porre un freno alla spesa pubblica per diminuire le tasse e delle Regioni piu' efficienti, che tenteranno di fissare il costo standard al costo della Regione piu' virtuosa per costringere gli altri o a risparmiare o ad addossare ai contribuenti locali gli extra-costi. Conoscendo l'Italia prevarranno i primi e con una serie di artifizi il costo standard sara' ben poco standard e assomigliera' parecchio alla spesa storica che ingloba decenni di sprechi e inefficienze.

Perchè le regioni virtuose dovrebbero avere incentivi a tirare giu' il costo standard? Se il costo standard è interamente rimborsato, avranno anche loro incentivi a fare un po' di free-ride sugli altri: piu' alto è il costo standard, piu' alto è il rimborso, che nel caso delle regioni virtuose si trasforma in un guadagno netto, senza bisogno di modificare gli standard di efficienza già presenti. Questo "extra-gettito" puo' poi essere utilizzato in molti modi, ovviamente piu' o meno produttivi (ma si spera che a questo punto il federalismo fiscale faccia sentire i suoi effetti benefici, e i cittadini possano avere piu' potere per influenzare l'uso dell'extra gettito)

Perchè le regioni virtuose dovrebbero avere incentivi a tirare giu' il
costo standard? Se il costo standard è interamente rimborsato, avranno
anche loro incentivi a fare un po' di free-ride sugli altri: piu' alto
è il costo standard, piu' alto è il rimborso, che nel caso delle
regioni virtuose si trasforma in un guadagno netto, senza bisogno di
modificare gli standard di efficienza già presenti.

Corretto. Quanto scrivi evidenzia il fatto che questo scadente federalismo di cui stiamo discutendo non collega in maniera sufficientemente chiara e trasparente la spesa pubblica alla pressione fiscale necessaria ad alimentarla. In realta' avrei dovuto scrivere non le Regioni piu' efficienti, ma sostanzialmente quei pochi rappresentanti delle Regioni che pagano il conto per tutte le altre e che si rendono conto di farlo. Il sistema di governo italano e' congegnato in maniera cosi' stupida (e l'incompetenza dei politici e' cosi' elevata) che la maggior parte dei politici per es. lombardi credono che sia bene che "lo Stato" dia piu' soldi per es. per la Sanita', non rendendosi conto che se lo Stato da' a tutte le regioni 100 Euro in piu' pro-capite questo si traduce in 300 Euro di tasse in piu' per ogni contribuente lombardo, che paghera' 100 Euro di aumenti suoi (partita di giro) e 200 Euro di maggiore spesa al resto dell'Italia, e quindi complessivamente ci perde. In altre parole, per chi vive nelle regioni che finanziano la spesa centrale, non conviene tirare ad aumentare i costi standard, ammesso che voglia fare gli interessi dei suoi elettori.

Credo che la contraddizione su cui vi siete soffermati non dipenda solo dal livello del costo standard ma, più a monte, dal concetto, molto radicato nella tradizione amministrativa italiana della "copertura" del costo. Gli abusi dipendono prima dalla mentalità della copertura, che di per sè stimola l'inefficienza, e poi dalla tendenza alla sovrastima.

Quindi se io remunerassi ad es. il servizio sanitario prestato, lo studente istruito od il passeggero trasportato il costo standard correttamente applicato fungerebbe anche da verifica di coerenza. A quel punto, se il costo standard sovrastimato fungesse semplicemente da criterio di ripartizione, l'effetto distorsivo verrebbe almeno in parte contenuto.

L'utilizzo, più che il livello, dei costi standard sarà il problema da risolvere.

Scusa Marco ma la logica dei tuoi interventi mi sfugge.  Sembra che tu consideri il costo standard come un il costo effettivamente sostenuto di cui ottenere il rimborso a posteriori e a pie' di lista presentanto fatture e scontrini alla cassa centrale dello Stato. Sembra dai tuoi interventi che tutto il controllo della spesa locale debba essere burocratico sulla carta. Sbaglio? La logica del pur scadente statal-centralista federalismo fiscale di cui stiamo discutendo e' abbastanza diversa. Il costo standard e' un costo di riferimento in base al quale in un modo (con risorse provenienti dai propri contribuenti) o nell'altro (con risorse provenienti in parte da contribuenti di altre Regioni) ogni Regione vede alimentate le sue entrate. A questo punto le Regioni possono spendere di piu' o di meno o uguale (sempreche' seguano la Costituzione piu' le leggi cornice dello Stato) e lo Stato non mette piu' il naso nei loro affari a meno che non sforino gli obiettivi complessivi di bilancio. In teoria dovrebbero essere gli elettori locali a giudicare gli amministratori regionali sul fatto che abbiano speso bene o male i soldi loro assegnati.

Al contrario, mi sto attenendo ad una classica definizione del costo standard, per cui, oltre ad essere preventivo (come stai puntualizzando tu) dev'essere razionalmente determinato (come la teoria dice da cento anni).

Quindi niente scontrini o piè di lista ma (numero utenti)x(livello di servizio)x(costo std). (adesso non farmi le pulci perché semplifico, è solo per capirci).

Volevo però portare la discussione un po' più in là e dire: il costo std va COPERTO o è una BASE DI RIPARTIZIONE? Se vale la seconda, come sembra, forse i danni da calcolo non sarebbero così grandi.

Mi piacerebbe continuare a disquisire (diretto? struttura/e), perché gli std sono la mia passione, ma ho un po' di acciacchi al computer e non so quando ci risentiamo.

 Ciao e grazie per l'articolo, che è interessante.

Non voglio continuare a citarmi, davvero non me ne frega un piffero. Ma il criterio della "regione più efficiente" e quello della "massima imposizione fiscale esistente" elaborati dal buon Rustichini Aldo e dal sottoscritto or sono quasi 15 anni, risolvono tutti i problemi che qui si discutono, e di cui la bozza Calderoli è imbarazzantemente piena. Sono spiegati anche qui, i dettagli sono ovviamente nell'articolo originale (pp. 75-77).

Nel Novembre 1994, vi fu un pomeriggio in cui sembrava che persino Bossi Umberto fosse riuscito ad afferrare i due concetti, ma si trattò evidentemente di uno stato quantico irripetibile: gli sparuti neuroni che, solitari come i numeri primi, rimbalzano nella scatola cranica del capo supremo (ora con tanto di erede naturale) del popolo padano si dedicarano rapidamente a qualcos'altro di più tangibile. Tipo le chiappe della bionda jeosolana che lo attendeva al bar sorbendo martini.

L'effetto, o la ragione, di cotanta povertà umana si vedono 15 anni dopo: il federalismo che Calderoli propone e che il capo supremo benedice (senza capire neanche questo, ma fa nulla) è uno schifo statalista ed assistenzialista che avrà l'unico effetto di aumentare le risorse controllate dalla casta illudendo i tontoloni padani che i loro soldi ora son ben spesi e rimangono a casa. Fregnacce. Il federalismo fiscale in Italia è morto e sepolto ed è oramai diventato una parola d'ordine "reazionaria" ed antiliberale. Volete capire ilfederalismo di Bossi, Berlusconi ed Alemanno? Studiatevi il federalismo Argentino, sono uguali. Non scherzo, e non è una boutade. Il tema è troppo serio per scherzarci sopra. 

Ma il criterio della "regione più efficiente" e quello della "massima
imposizione fiscale esistente" elaborati dal buon Rustichini Aldo e dal
sottoscritto or sono quasi 15 anni, risolvono tutti i problemi che qui
si discutono, e di cui la bozza Calderoli è imbarazzantemente piena.
Sono spiegati anche qui, i dettagli sono ovviamente nell'articolo originale (pp. 75-77).

Calderoli invece di scopiazzare il DDL elaborato dai cattocomunsti, avrebbe dovuto infatti studiare in quale misura i due criteri elaborati nel vostro studio potevano essere attuati nel quadro della Costituzione vigente (cercando di evitare di venire inquisiti per attentato alla stessa). Purtroppo la Costituzione vigente mi sembra parecchio costrittiva, i concentti di livello essenziale dei servizi e del fondo perequativo sono gia' li'. Ci sono perfino commi che opportunamente interpretati corrispondono a vietare qualunque forma di differenza nella spesa pubblica per Regione, rendendo incostituzionale qualunque forma di federalismo.