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Pubblicata la bozza di Calderoli sul federalismo fiscale

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Credo che la contraddizione su cui vi siete soffermati non dipenda solo dal livello del costo standard ma, più a monte, dal concetto, molto radicato nella tradizione amministrativa italiana della "copertura" del costo. Gli abusi dipendono prima dalla mentalità della copertura, che di per sè stimola l'inefficienza, e poi dalla tendenza alla sovrastima.

Quindi se io remunerassi ad es. il servizio sanitario prestato, lo studente istruito od il passeggero trasportato il costo standard correttamente applicato fungerebbe anche da verifica di coerenza. A quel punto, se il costo standard sovrastimato fungesse semplicemente da criterio di ripartizione, l'effetto distorsivo verrebbe almeno in parte contenuto.

L'utilizzo, più che il livello, dei costi standard sarà il problema da risolvere.

Scusa Marco ma la logica dei tuoi interventi mi sfugge.  Sembra che tu consideri il costo standard come un il costo effettivamente sostenuto di cui ottenere il rimborso a posteriori e a pie' di lista presentanto fatture e scontrini alla cassa centrale dello Stato. Sembra dai tuoi interventi che tutto il controllo della spesa locale debba essere burocratico sulla carta. Sbaglio? La logica del pur scadente statal-centralista federalismo fiscale di cui stiamo discutendo e' abbastanza diversa. Il costo standard e' un costo di riferimento in base al quale in un modo (con risorse provenienti dai propri contribuenti) o nell'altro (con risorse provenienti in parte da contribuenti di altre Regioni) ogni Regione vede alimentate le sue entrate. A questo punto le Regioni possono spendere di piu' o di meno o uguale (sempreche' seguano la Costituzione piu' le leggi cornice dello Stato) e lo Stato non mette piu' il naso nei loro affari a meno che non sforino gli obiettivi complessivi di bilancio. In teoria dovrebbero essere gli elettori locali a giudicare gli amministratori regionali sul fatto che abbiano speso bene o male i soldi loro assegnati.

Al contrario, mi sto attenendo ad una classica definizione del costo standard, per cui, oltre ad essere preventivo (come stai puntualizzando tu) dev'essere razionalmente determinato (come la teoria dice da cento anni).

Quindi niente scontrini o piè di lista ma (numero utenti)x(livello di servizio)x(costo std). (adesso non farmi le pulci perché semplifico, è solo per capirci).

Volevo però portare la discussione un po' più in là e dire: il costo std va COPERTO o è una BASE DI RIPARTIZIONE? Se vale la seconda, come sembra, forse i danni da calcolo non sarebbero così grandi.

Mi piacerebbe continuare a disquisire (diretto? struttura/e), perché gli std sono la mia passione, ma ho un po' di acciacchi al computer e non so quando ci risentiamo.

 Ciao e grazie per l'articolo, che è interessante.

Non voglio continuare a citarmi, davvero non me ne frega un piffero. Ma il criterio della "regione più efficiente" e quello della "massima imposizione fiscale esistente" elaborati dal buon Rustichini Aldo e dal sottoscritto or sono quasi 15 anni, risolvono tutti i problemi che qui si discutono, e di cui la bozza Calderoli è imbarazzantemente piena. Sono spiegati anche qui, i dettagli sono ovviamente nell'articolo originale (pp. 75-77).

Nel Novembre 1994, vi fu un pomeriggio in cui sembrava che persino Bossi Umberto fosse riuscito ad afferrare i due concetti, ma si trattò evidentemente di uno stato quantico irripetibile: gli sparuti neuroni che, solitari come i numeri primi, rimbalzano nella scatola cranica del capo supremo (ora con tanto di erede naturale) del popolo padano si dedicarano rapidamente a qualcos'altro di più tangibile. Tipo le chiappe della bionda jeosolana che lo attendeva al bar sorbendo martini.

L'effetto, o la ragione, di cotanta povertà umana si vedono 15 anni dopo: il federalismo che Calderoli propone e che il capo supremo benedice (senza capire neanche questo, ma fa nulla) è uno schifo statalista ed assistenzialista che avrà l'unico effetto di aumentare le risorse controllate dalla casta illudendo i tontoloni padani che i loro soldi ora son ben spesi e rimangono a casa. Fregnacce. Il federalismo fiscale in Italia è morto e sepolto ed è oramai diventato una parola d'ordine "reazionaria" ed antiliberale. Volete capire ilfederalismo di Bossi, Berlusconi ed Alemanno? Studiatevi il federalismo Argentino, sono uguali. Non scherzo, e non è una boutade. Il tema è troppo serio per scherzarci sopra. 

Ma il criterio della "regione più efficiente" e quello della "massima
imposizione fiscale esistente" elaborati dal buon Rustichini Aldo e dal
sottoscritto or sono quasi 15 anni, risolvono tutti i problemi che qui
si discutono, e di cui la bozza Calderoli è imbarazzantemente piena.
Sono spiegati anche qui, i dettagli sono ovviamente nell'articolo originale (pp. 75-77).

Calderoli invece di scopiazzare il DDL elaborato dai cattocomunsti, avrebbe dovuto infatti studiare in quale misura i due criteri elaborati nel vostro studio potevano essere attuati nel quadro della Costituzione vigente (cercando di evitare di venire inquisiti per attentato alla stessa). Purtroppo la Costituzione vigente mi sembra parecchio costrittiva, i concentti di livello essenziale dei servizi e del fondo perequativo sono gia' li'. Ci sono perfino commi che opportunamente interpretati corrispondono a vietare qualunque forma di differenza nella spesa pubblica per Regione, rendendo incostituzionale qualunque forma di federalismo.