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Pubblicata la bozza di Calderoli sul federalismo fiscale

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Segnalo una serie di articoli sul tema pubblicati su lavoce.info: DUE COMMI PER IL FEDERALISMO, QUELLA CAPACITA' DI GOVERNO CHE FA LA DIFFERENZA. Purtroppo vedo solo critiche central-stataliste-catto-comuniste ad una bozza che è già central-statalista-catto-comunista. Il dibattito sta assumendo toni piuttosto ridicoli.

Come scritto, nella bozza Calderoli lo Stato determina il costo dei servizi regionali, e attraverso un fondo perequativo garantisce a tutte le Regioni risorse esattamente uguali ai costi standard delle funzioni essenziali, che come abbiamo visto sono praticamente tutte. Insomma una pianificazione centralista di stampo sovietico quasi totale. Cosa rimane fuori?

Calderoli ha deviato da una pianificazione sovietica integrale solo su pochi dettagli. Uno di questi e' il criterio che fissa le tasse devolute alle Regioni in misura tale che esattamente le tre Regioni piu' ricche abbiano risorse sufficienti alle competenze essenziali devolute. Quali sono le conseguenze? Tutte le Regioni meno tre avrebbero risorse proprie insufficienti, e lo Stato aggiungerebbe soldi fino a perequare al livello dei costi standard. La terza Regione avrebbe risorse proprie esattamente uguali ai costi. Fin qui solo centralismo e statalismo e nessun federalismo se non formale. L'unica deviazione dalla pianificazione sovietica e' costituita dl fatto che due Regioni avrebbero risorse proprie superiori al livello uguale per tutte le altre, peraltro finanziate esclusivamente dai propri contribuenti, e dopo aver contribuito piu' di ogni altra Regione a finanziare il fondo perequativo. Ebbene, questa deviazione dalla pianificazione sovietica integrale solleva critiche a non finire (e non solo su lavoce.info). Per gli statal-centralisti e' una specie di attentato all'unita' della Nazione e ai suoi dogmi costituzionali catto-comunisti.

Segnalo anche una discussione, che credo sarebbe impossibile in qualunque altro Paese e con qualunque altra Costituzione (propagandata come) federale, sull'interpretazione di un comma costituzionale che renderebbe anti-costituzionale ogni sia pur minima forma di federalismo, imponendo un finanziamento rigorosamente uguale per tutte le Regioni indipendentemente da qualunque altra considerazione.

Siccome in Italia c'e' sempre da anticipare il peggio, cerco di anticipare dovre potrebbero appuntarsi le prossime critiche.

Secondo la bozza lo Stato perequa la differenza tra "capacita' fiscale" e "costi standard", ora se la capacita' fiscale fosse definita in base al PIL regionale assumendo un livello di evasione fiscale uguale per tutti (ma la bozza di Calderoli non e' esplicita su questo) , almeno ogni Regione dovrebbe pagarsi la sua evasione, e ci sarebbe un meccanismo virtuoso per cui ogni Regione avrebbe incentivo a ridurre la sua evasione fiscale piuttosto che - come ora - a favorire l'evasione locale e semmai a ridurre quella delle altre Regioni che danno allo Stato le risorse per coprire i buchi del gettito locale.

Scommettiamo che anche questo dettaglio della bozza Calderoli verra' attaccato in nome di una corretta interpretazione della Costituzione (che il CS ha propagandato come ... federale!).

Ok, non è arrivato quindi il momento di pensare ad altro? Vale a dire, per quanto tempo assisteremo a balletti di tal fatta? Peggio: per quanto tempo daremo mano libera a simili ortodossie dirigiste?

Credo sia difficile non convenire sull'evidenza di un dominio culturale centralista, ad ogni livello e in forma forse irrimediabile. Perché non suggerire altro, allora?

Perché non guardare alla possibilità di "frantumare" questo sistema politico spugnoso, gommoso e irriformabile, attraverso una promozione degli indipendentismi che pure non mancano in questo stato-burletta: dai siciliani, ai sardi, ai sud-tirolesi, ai veneti, solo per citarne alcuni?

Sarà allora più semplice creare nuovi percorsi virtuosi, ripartendo dal basso.

Non e' da oggi che qualcuno propone di dividere la Repubblica delle
Banane, personalmente ritengo che una secessione democratica come e'
avvenuto in Cecoslovacchia sia pressoche' l'unica soluzione per
introdurre un a forma virtuosa di governo con incentivi corretti
Regione per Regione.

Il sistema centralista deresponsabilizzante ora in vigore incentiva
la maggioranza delle Regioni (in realta' tutte, data la scarsa qualita'
delle maggioranza delle elites al potere nelle Regioni che dal sistema
ci perdono) a vivere alle spalle altrui, massimizzando il proprio
prelievo dalla cassa centrale di Roma, e minimizzando il proprio
contributo (quindi massimizzando sia la spesa pubblica locale sia
l'evasione fiscale locale). I risultati li vediamo nello sfascio dello
Stato. Ma oltre a questo il sistema centralista vizioso ha generato
anche uno sfascio culturale ed un pensiero unico dominante
statal-centralista, orientato a difendere questo ridicolo e
indifendibile sistema. Con questi limiti culturali, e con la tradizione
giuridica italiana, ritengo sia impossibile produrre una riforma
federale decente, che introduca incentivi Regione per Regione a
limitare l'evasione fiscale locale, a limitare l'imposizione fiscale
locale, a spendere al meglio i soldi dei contribuenti a vantaggio dei
cittadini invece che per comperare consenso e arricchire la Casta al
potere. Perche' questo avvenga, la spesa pubblica locale deve essere
sostenuta da imposte locali, in maniera trasparente ed immediatamente percepita dal cittadino-elettore-contribuente, non c'e' altra strada. Come avviene nella
UE, Stato per Stato. Non ci deve essere la minima possibilita' per il cittadino di pensare che che sia suo vantaggio aumentare la spesa pubblica di cui beneficia a spese altrui. Non e' certo questo che ha fatto dell'Irlanda uno dei paesi piu' ricchi della UE.  Deve essere ultra chiaro ed acquisito chi chiede aumento della spesa pubblica deve prevedere poi di finanziarlo con le sue tasse, almeno in buona parte. Gli aiuti allo sviluppo devono essere
investimenti, non sussidi, punto. Certo ci vuole una transizione
graduale, ora il sistema e' drogato e assuefatto, ma quello deve essere
il traguardo. Ma gli italiani non vogliono disintossicarsi, perche' la
maggioranza crede di guadagnarci, vorrebbe solo piu' soldi da Roma a
spese di qualcun altro che non identifica mai in se' stesso.

Sistemi di amministrazione centralisti sono sensati solo per aree
socioeconomicamente omogenee. Se ci sono aree di sottosviluppo queste
si possono sviluppare col libero commercio e con aiuti e finanziamenti
allo sviluppo, ma MAI con i sussidi alla spesa pubblica corrente
locale. Il problema e' che l'Italia non ha risorse culturali
sufficienti ad arrivarci, prevale l'interesse minuto e corporativo, che
accomuna quasi tutti a chiedere piu' soldi alla cassa comune di Roma,
riempita con i soldi di chissachi.

Quindi una secessione delle Regioni che ora ci perdono e' pressoche
l'unica soluzione per separare le finanze dalla Cassa comune di Roma,
disarticolare il sistema vizioso ora vigente e porre le basi per
costruire un sistema virtuoso di governo e di amministrazione. E va
sottolineato che dalla secessione cecoslovacca ci ha quadagnato piu' la
Slovacchia che era l'area economicamente piu' povera e meno sviluppata.
Tuttavia la secessione ha bisogno del consenso della maggioranza
assoluta, e possibilmente di una maggioranza qualificata di chi la
chiede, che ancora non c'e'. Inoltre la secessione Cecoslovacca aveva
il consenso di entrambi i nuovi Stati. La soluzione migliore sarebbe
appunto una secessione consensuale oppure un federalismo equivalente
alla secessione effettiva della cassa comune ora centralizzata a Roma.