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L’intervista di un genio

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Il vero regista di questo governo è lui, BS fa
solo la parte più brillante in una trama scritta altrove.

Non credo proprio che la trama di questo governo sia scritta altrove. Chi ha ricevuto i voti per ora e' in primo luogo Berlusconi, e li ha ricevuti con la forza delle sue TV e della sua organizzazione, non cerrto grazie all'appoggio di Agnelli, De Benedetti, Passera, Profumo, non certo grazie ai giornali (tranne quelli di proprieta' e ben poco altro) e nemmeno grazie della gran maggioranza delle elites culturali e politiche. Tremonti e' un collaboratore di Berlusconi certo piu' subordinato che in posizione relativa di comando. Tremonti e' efficace (come presa sul parco buoi elettorale italiano) sia nei dibattiti TV sia nelle interviste sui giornali come questa, e questo lo pone in posizione preminente sia in FI che nel PDL, ma non c'e' dubbio che chi ha veramente la forza in termini di capacita' di raccogliere e organizzare il consenso e' principalmente Berlusconi

La trama di questo governo pertanto deriva dai piani di Berlusconi con un modesto contributo da parte del suo partito, che rimane ampiamente succube, dai piani dei dirigenti di AN e dai piani dei dirigenti della Lega.  Tremonti da' contributi tecnici e contribuisce ad elaborare la trama, ma comunque in posizione subordinata.  E non vedo proprio nessun grande vecchio "altrove" che stia scrivendo alcunche'.

Il Corriere della Sera rimane quello di sempre, e' proprieta' delle elites confindustriali del Nord e degli Agnelli in primo luogo, quindi sostiene in primo luogo il PD (fordista e assistenzialista della grande impresa collusa con lo Stato), in secondo luogo AN e UDC, e avversa meglio che puo' Berlusconi e la Lega, come peraltro Mieli ha onestamente chiarito nel suo noto editoriale. Per il momento e' ancora forte il vento del consenso che ha portato al sucesso la presente maggioranza di centro-destra, e il Corriere della Sera - come sempre ha fatto in passato - china la testa (come raccomanda la nota massima mafiosa). Se ci sara' un accordo con gli Agnelli lo si vedra' se Berlusconi nomina ministro un loro fiduciario (come nel 2001) oppure se il governo approvera' le facilitazioni fiscali per la rottamazione auto (come ha fatto sia Prodi/1996 che Prodi/2006). E la prova di accordo potra' essere confermata solo quando il Corriere fara' campagna elettorale per il CD contro il CS, fatto mai successo e che non mi sembra possibile nel breve-medio periodo. IL Corriere potra' fare propaganda per il CD contro il CS solo se il CD non includesse FI e Lega e quindi fosse solo AN+UDC.

A volte scrivo anche io come un deconstrutto, e non mi faccio capire. Chiedo scusa e cerco di spiegarmi.

Non ho dubbi che le elezioni le abbia vinte BS, e non ho dubbio che GT sia solo un suo dipendente. E non credo vi sia alcun grande vecchio.

Questo non toglie che, a mio avviso, l'unico piano di BS consista nell'usare il potere politico acquisito per risolvere i propri guai giudiziari, fare qualche ulteriore affare e "godersi" quel tipo di popolarità che a lui piace e riempie la vita: i bagni di folla, le collaboratrici graziose e soprattutto gentili, i paparazzi che lo fotografano per Novella2000 con la famiglia e la signorona, i giornali che parlano di lui, insomma l'osanna mediatico dell'italietta che vede in lui tutto ciò che avrebbe voluto essere. Ora, come nel 1994 e nel 2001, BS non ha nessun altro "piano" in mente, nessuna visione del paese e del suo futuro, nessuna idea di riforma strutturale o roba del genere. Vuole governare, essere osannato, fare affari e far finta di risolvere problemi (e.g. l'immondizia di Napoli, dove l'operazione al momento sembra riuscita, o Alitalia, dove invece sta fallendo miseramente). Per BS l'Italia è un principato che l'osanna e dove lui acquista ville; altri problemi non ne vede.

Il fatto è che un governo deve anche "governare", cioé fare delle cose che vadano aldilà della propaganda populista tipo l'abolizione dell'ICE (guarda caso, giusto oggi han cominciato a rendersi conto del danno che han fatto persino ai loro stessi comuni), la detassazione degli straordinari o i bei soldatini a presidiare i punti più visibili e meno a rischio dei centri città. Questo è particolarmente vero in un paese in grave crisi strutturale come l'Italia, un paese in declino, un paese dove le contraddizioni socio-economiche crescono e continueranno a crescere con l'ulteriore rallentamento dell'economia. Chiunque guardi ad un orizzonte un pelino più lungo di quello di BS (che, nel suo narcisismo, all'orizzonte vede solo il Quirinale) si rende conto di dover fare una politica economico-sociale ed offrire delle risposte a quella parte del paese che non s'accontenta delle imbarazzanti esibizioni del presidente-spazzino. A questa Italia, che alla fine è l'Italia che conta economicamente anche se non necessariamente sul piano elettorale, le risposte le stanno dando solo Tremonti e Maroni. Dato che le relazioni sociali, il livello intellettuale e la capacità di elaborazione del secondo sono quelle che sono, GT emerge come la testa pensante di questo governo. Ruolo che svolge con grande passione ed entusiasmo, da accademico frustrato quale egli è - questa è una cosa che i lettori di nFA dovrebbero apprezzare, visto che esempi ne abbiamo avuti anche qua: l'accademico frustrato è un personaggio pericoloso, che non riesce ad accettare il fatto di "non arrivarci" e ci riprova continuamente, ed a volte anche ossessivamente, ad elaborare grandi teorie sociali alternative a quelle accettate dalla maledetta accademia che non l'ha voluto nelle sue schiere ...

Ma non vi è solo questo. Per le sue origini politico-culturali e (diciamo così) socio-ambientali, all'interno di questo governo il commercialista da Sondrio è l'unico referente credibile per i padroni del vapore che operano sull'asse MITO e per le loro appendici. Non scordiamoci da dove viene il commercialista: anzitutto le relazioni che la sua attività di fiscalista hanno generato nell'arco di trent'anni, la sua lunga collaborazione con il Corriere della Sera, il suo ruolo nei ministeri socialisti degli anni '80 ed inizio anni '90. Anche se l'uomo - a riprova della sua genialità mistificatoria - si vende come la voce delle partite IVA, della piccola e media impresa, dell'imprenditoria artigianale del Nord e Centro, egli è in realtà un punto di riferimento solido (anche se controverso) per la grande industria del Nord, le banche e le fondazioni bancarie (che devono al medesimo la loro attuale esistenza e l'insalubre potere di cui godono). Letta Sr. svolge lo stesso ruolo rispetto agli antichi poteri romani, ma questi non godono di un potere economico autonomo comparabile a quello dei precedenti. Da qui l'allineamento naturale fra il nostro eroe e gli organi d'informazione controllati da questi poteri medesimi.

Su questo aspetto, e sul Corriere in particolare, permettimi Alberto (Lusiani) di criticare la tua analisi che soffre, diciamo così, di staticità. La MITO che conta (quando dico "MITO" includo Treviso, Genova, eccetera, capiamoci) non ha mai avuto nessuna appartenenza ideologica ma ha sempre e solo seguito la saggia regola del
plus ca change, plus c'est la meme chose: i governi sono autobus su cui si sale e si scende, si paga il biglietto, ci si fa trasportare dove si deve; al più, ci si tura il naso se il conduttore puzza. Con il PD di VW hanno fatto una scommessa, che è andata molto buca: poiché sanno di averli in tasca hanno sperato vincessero, chiudendo la partita. Hanno sbagliato, e si son trovati in una brutta situazione che ora devono aggiustare. Non è cosa facile anche perché da quasi due decenni le elites MITO, che in Italia in realtà non vivono, continuano ad ignorare e disprezzare il fenomeno leghista e, soprattutto, l'emergenza di una piccola imprenditoria del centro-nord che è a loro totalmente aliena.

Proprio per questo la loro posizione attuale è quella di spingere la Grosse Koalition, la cooperazione in nome della governabilità e degli interessi nazonali (loro), il taglio delle ali estreme (nelle quali, sia chiaro, sta anche l'IdV e chiunque chieda il rispetto della legge ed il ripristino della moralità pubblica: avete dato un'occhiata a come Corriere, Stampa e Sole hanno trattato sia i vari lodi pro-BS che il caso Del Turco?), una politica economica attiva a difesa degli interessi "nazionali". A queste elites il programma di politica economica peronista - perché tutti continuano ad associarla a Colbert? Colbert non c'entra nulla con quanto GT dice: quanto GT dice è Peron puro e duro! - che Tremonti va proponendo, elaborando ed eseguendo non può non andare perfettamente bene. Non scordiamoci che queste elites economico-finanziarie si sono sviluppate ed hanno raggiunto lo condizione di supremazia che ancora mantengono durante il ventennio.  

Commento fin troppo lungo, chiedo scusa.  

 

Se posso permettermi di interpretare il pensiero di Michele, credo che Tremonti possa essere considerato l'amministratore dlegato del governo, laddove SB è l'azionista di maggioranza che incassa i dividendi e controlla l'operato del suo amministratore.

Il tutto, poi, va anche considerato senza perdere di vista l'orizzonte temporale delle prossime elezioni tra quattro anni e mezzo. Dando per scontato che il governo duri per tutta la durata della legislatura, Silvio non potrà essere nuovamente il candidato premier dato che avrebbe circa 78 anni, ergo si pone la necessità di avere per allora un delfino designato. Fini mi pare fuori dal gioco, con un grande avvenire ditero le spalle ed oggi ingabbiato nel ruolo istituzionale, mentre GT è indubbiamente in prima fila e non è improbabile che sarà sempre più lui ad assumere le posizioni di primo piano e più appariscenti nel governo, senpre che, naturalmente, la congiuntura economica non lo bruci come già avvenne durante lo scorso goveno Berlusconi, quando però Fini e Casini avevano molto più peso.

 

la MITO che conta [...] non ha mai avuto nessuna appartenenza ideologica

Certamente il loro supporto preferenziale al PD non ha nulla di ideologico. La sola connotazione ideologica che hanno e' una predilezione per il laicismo di probabile derivazione massonica. Tuttavia nel presente e nel breve medio termine le forze politiche che dirotteranno risorse statali verso le grandi imprese assistite di Confindustria "per il bene del Paese" sono nell'ordine il PD, AN, l'UDC. Per il PD in particolare dirottare risorse nella grande industria e' questione di vita o di morte altrimenti dal Nord transpadano scompaiono, senza gli operai delle grandi imprese di Torino e di Marghera. L'asse e' tra statalisti e grande industria assistita. FI e Lega tendono a rappresentare, in particolare nel Nord transpadano, imprenditori e dipendenti della piccola-media impresa che non ha bisogno dello Stato anzi per la quale lo Stato (e le grandi imprese di Confindustira) sono solo un peso e un freno. Questo asse tra statalisti e grande impresa non e' ideologico ma basato su interessi di soldi e di potere, quindi in era post-ideologica ancora piu' saldo che se fosse ideologico. Il sistema risale ai famosi dazi sul grano e sui prodotti industriali del 1880, poi si e' stabilizzato col Fascismo ed ha prosperato con l'IRI, la Cassa del Mezzogiorno e via via fino alle rottamazioni dei governi Prodi.

Se ci sara' un accordo con gli Agnelli lo si vedra' se Berlusconi nomina ministro un loro fiduciario (come nel 2001) oppure se il governo approvera' le facilitazioni fiscali per la rottamazione auto (come ha fatto sia Prodi/1996 che Prodi/2006).

E puntuale arriva la proposta:

Aiuti al settore auto: mille euro per «rottamare» e niente bollo per 3 anni