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L’intervista di un genio

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Io applaudo per il titolo!

Ecco, appunto. Perché il contenuto lascia a desiderare. Dopo aver letto l'articolo per due volte credo di poter sostenere che quanto FG vorrebbe argomentare sia condivisibile, ma che il modo in cui lo sostiene e l'argomento logico che svolge ne stravolgano il senso.

In sintesi: FG dice che è necessario tagliare drasticamente sia le tasse sul reddito da lavoro che la spesa pubblica corrente. Questa tesi di fondo - ci mancherebbe altro! - mi sembra perfettamente condivisibile. Ma per articolare questa tesi Francesco sceglie un argomento alquanto opinabile.

Anzi, oserei dire (persino uno sfacciato come me ha una certa riverenza per gli antichi maestri) che FG svolge un argomento poco coerente. Da un lato sembra voler dire che occorre imitare le politiche economiche USA del 2007-08, ossia che occorre attuare politiche fiscali di sostegno dei consumi. Dall'altro lato sembra voler dire che occorre tagliare le tasse sui redditi da lavoro (cosa che ovviamente condivido senza riserve). Io credo che le due cose non siano necessariamente coerenti l'una con l'altra e che, nelle circostanze concrete dell'Italia del 2008-2011 (orizzonte della Legge Finanziaria), esse possano costituire obiettivi fra di loro contradittori.

Cominciamo da un dato apparentemente secondario: l'elenco delle "cause delle crisi" USA che FG offre all'inizio del suo articolo mi sembra molto discutibile. Nel 1974-75 la crisi ebbe poco a che fare con il Watergate e molto con il prezzo del petrolio, prima, e con le politiche inflazionistiche e di "sostegno della domanda" poi. Queste ultime politiche - d'ispirazione "keynesiana" e simili a quelle attuate dalla Fed nel 2001/04 e dalla Fed&Congress nel 2007/08 - generarono quasi un decennio di "stagflazione". Questo è un fatto fuori discussione e di cui molti sembrano già essersi scordati. La crisi del 2002 (ma non era 2000-2001?) oltre che all'esaurimento quasi naturale di un ciclo di crescita, mi sembra chiaramente dovuta alla fine delle follie dot-com supportate dall'allegra (eufemismo) politica monetaria di Greenspan. Insomma, se vi è stata una "causa evitabile" della crisi 2000-2001 essa consiste nella politica monetaria di Greenspan, del tutto identica a quella che poi ha causato anche la crisi attuale. Enron e gli altri scandali finanziari di allora e di oggi furono e sono solo un effetto secondario di tali politiche, oltre che il sintomo di un virus che ancora seriamente infetta Wall Street e paraggi. Certo non causarono la crisi.

FG omette questi evidenti fatti: riconoscerli sarebbe equivalente ad inficiare ex-ante (una parte del)la tesi che intende sostenere, ossia che abbiamo bisogno (non si intende se solo in Italia o nel complesso dell'area Euro) di politiche fiscali (e monetarie?) di sostegno alla domanda di consumi. Evocare per l'Italia le stesse politiche che hanno causato tre delle quattro serie crisi economiche USA (la crisi seria che fa eccezione fu quella del 1982 quando, per bloccare la spirale inflazionistica creata dalle politiche keynesiane precedenti, Volcker generò una stretta creditizia di dimensioni storiche) non sarebbe, evidentemente, un argomento molto convincente. Infatti - fra le altre cose perché i fatti che ho appena ricordato fatti sono - quello che proponi non è un argomento convincente, Francesco.

Cosa dice l'argomento? Sembra dire quattro cose che io non riesco a mettere insieme: (i) che occorre apprendere dalla lezione USA, ossia attuare politiche fiscali di espansioni dei consumi; (ii) che occorre ridurre le tasse sul reddito da lavoro; (iii) che i tagli alla spesa pubblica che Tremonti ha inserito in finanziaria non sono sufficienti e che tagli più drastici sono opportuni; (iv) che occorre non preoccuparsi del pareggio di bilancio.

Di fronte a questi suggerimenti, la mia reazione è la seguente.

(iv) è irrilevante, quindi scordiamocelo. Il problema non è proprio se c'è o non c'è pareggio di bilancio quest'anno o il prossimo. L'unico problema è quello della sostenibilità del rapporto debito/PIL e del fatto che questo venga o non venga percepito dai mercati come rischioso. Su questo parametro economico fondamentale, e non sugli artificiali ed insensati numeretti di Maastricht- Bruxelles, vanno misurate le politiche fiscali.

(i) è erroneo, quindi scordiamocelo per davvero. Tutta l'evidenza storica indica che queste politiche fanno danno. Quella recente degli USA mostra che o fanno danno o servono a nulla. Perdippiù, punto FONDAMENTALE, la recessione italiana c'entra pochissimo con quella USA (non ancora avvenuta) o con quelle di Francia e Germania. La recessione italiana non è altro che la continuazione della stagnazione italiana che dura da un decennio e che il piccolo blip del 2006-07 non ha certo modificato: meno 0.3% o più 0.5%, che differenza fa? Il problema italiano è tutto fuorché un problema di scarsa domanda interna, come andiamo predicando e dimostrando da sempre. Come tutti continuano a ripetere, incluso FG, il problema italiano è un problema STRUTTURALE, quindi scordiamoci le oscillazioni cicliche dei consumi, che sono minime, e concentriamoci sul problema di fondo, per favore.

(ii) e (iii) sono le cose da fare, ma non CONGIUNTURALMENTE, come FG sembra suggerire, ma STRUTTURALMENTE. Occorre radicalmente tagliare tasse e spesa pubblica corrente, anno dopo anno, sistematicamente ed incessantemente. Per quanto tempo? Sino a che non abbiamo limato 10 punti percentuali di PIL di spesa ed 8 punti percentuali di PIL di tasse (cosicché il bilancio pubblico sia in pareggio nel lungo periodo). Questo governo non lo sta facendo né ha alcuna intenzione di farlo, cosa ch'era d'altra parte vera anche per il precedente.

Ho la quasi certezza che FG condivida quanto sta scritto nell'ultimo paragrafo, anzi sono certo che sia quanto il suo editoriale vuole sostenere. Ma allora, mi chiedo, perché non lo dici esplicitamente ed in questi termini, Francesco, invece di fare degli strani giri logici attorno al sostegno dei consumi e della domanda, Herbert Hoover e l'Amerika dalle politiche economiche della quale, per una volta, non abbiamo nulla da imparare?

Ora che ci penso, ho sbagliato io all'inizio di questo commento. È il titolo dell'articolo di FG che è sbagliato: non vi è nessuna lezione amerikana da apprendere in questo momento.

Il titolo avrebbe dovuto essere: Tagliare le spese correnti. Ridurre le tasse sul reddito da lavoro.

(i) che occorre apprendere dalla lezione USA, ossia attuare politiche fiscali di espansioni dei consumi

Non credo che Giavazzi dica questo. Nella prima parte, diciamo cosi
umoristica o sarcastica dell'articolo egli scherza o prende in giro
3monti per le sue affermazioni. Daltra parte anche Boldrin
nell'articolo qui sopra fa lo stesso. Giavazzi sottolinea che 3monti ha affermato che l'Europa/Italia gode di una migliore situazione dell'amerika, mentre le ultime statistiche dimostrano che non e' cosi. Giavazzi fa notare che 3monti ha previsto una nuova crisi del 1929, ma non ha preso misure adeguate a fronteggiare una tale catastrofe. Negli USA invece, pur non essendo cosi pessimistici, hanno preso diverse iniziative. (Iniziative in parte inutili direbbe Boldrin, ma lasciamo stare).

Nella parte seria dell'articolo invece, Giavazzi lascia da parte gli USA, proponendo misure che l'Italia/europa dovrebbe adottare. Queste sono quelle che Boldrin chiama (ii) e (iii).

Concordo che le due parti dell'articolo non vanno molto bene insieme e forse creano una certa confusione. I consigli di Giavazzi non hanno niente a vedere con l'america, che e' solo un pretesto, secondo me.

 

Grande Michele. Francesco sembra confondere manovre strutturali necessarie con manovre anticicliche che sono inutili e dannose. Anche io non potevo credere ai miei occhi quando leggevo. Forse che, strategicamente, Francesco voglia "usare" la recessione di cui tutti hanno paura spropositata per suggerire cose buone e giuste?

Il titolo avrebbe dovuto essere: Tagliare le spese correnti. Ridurre le tasse sul reddito da lavoro.

Sottoscrivo al 100%. Quello doveva essere il titolo, e il contenuto avrebbe dovuto seguire il titolo senza lasciarsi prendere la mano da considerazioni congiunturali molto dannose: tradotto nel contesto pratico della politica italiana di oggi, FG sta consigliando a Tremonti di fare come ha fatto nel 2001, ovvero tenere ferme le tasse (diminuirle e' fantascienza...) aumentando la spesa pubblica a spese di un deficit crescente, con la scusa di stimolare l'economia italiana. E FG raccomanda questo proprio mentre Tremonti, al contrario del 2001, facendo un tentativo serio (nei limiti del contesto italiano) di contenere e ridurre la spesa pubblica, con una serie di messaggi (la cifra dell'inflazione programmata, la finanziaria triennale, i tagli ai ministeri) e anche con una serie di norme e circolari non banali da eludere sul turnover, i contratti a termine e le spese di funzionamento. Rispetto al 2001 AN ha meno peso, e non puo' piu' premere come nel 2001 per aumentare gli stipendi statali, contemporaneamente l'influenza della Lega contro la spesa statale e' piu' forte. In ogni caso e' tutto da vedere se Tremonti riesce a combinare qualcosa, ma non c'e' dubbio che occorre ridurre strutturalmente e di molto le tasse sul lavoro (e anche sull'IRPEF almeno per i redditi medio-bassi), e condizione prima perche' questo sia possibile e' ridurre la spesa pubblica, particolarmente quella clientelare e improduttiva.

Diamo ad FG quel che è di FG ed a GT quel che è di GT.

Come ho detto, l'articolo di FG è ambiguo ed avrebbe dovuto scriverlo diversamente. Così facendo avrebbe evitato di generare le ambiguità, ed i fraintendimenti, che ha chiaramente generato su quanto egli sta suggerendo di fare. A mio avviso FG NON sta suggerendo di aumentare la spesa e lasciar ferme le tasse. Anzi, è abbastanza chiaro che sta suggerendo di ridurre le tasse e ridurre la spesa in maniera molto più sostanziale di quanto questa legge Finanziaria preveda. Però, appunto, la metà iniziale del suo articolo fa confusione e svolge un argomento che praticamente contraddice quello con cui poi conclude. 

Per quanto riguarda GT, ammetto che non ho letto ancora i documenti finanziari che sta producendo, quindi mi astengo. Per il momento ho l'impressione di tagli simbolici ed a casaccio, ma è possibile che mi sbagli. Quanto dichiara non fa presagire niente di buono. Vedremo cosa faranno, quando e se lo faranno, su Alitalia per capire quale tipo di politica economica hanno in mente. Da questo punto di vista Alitalia è una cartina di tornasole, come lo sono le pensioni. 

Caro Michele se il buongiorno si vede dal mattino, e la Busarda ha ragione, non siamo messi niente bene.

A mio avviso FG NON sta suggerendo di aumentare la spesa e lasciar ferme le tasse

Hai ragione, mi sono riletto l'editoriale di FG ed effettivamente mi rendo conto di aver fatto delle considerazioni errate nel mio commento sopra. Cerco di aggiustare il tiro ora: FG raccomanda tre azioni:

  1. riduzione delle tasse sul lavoro
  2. riduzione della spesa pubblica

    La via maestra sarebbe quella di una riduzione delle spese correnti più coraggiosa di quella prevista

  3. rimandare piu' avanti nel tempo l'obiettivo di pareggio del bilancio, e quindi sforare temporaneamente, perche' l'economia e' in crisi

Quindi devo correggere la mia prima impressione, dovuta ad una lettura superficiale dalla quale mi erano rimasti impressi solo i punti 1 e 3, che sono vagamente (ma non punto per punto) corrispondenti all'azione di GT nel 2001: micro-riduzione delle imposte con aumento della spesa pubblica a spese del deficit con la scusa della crisi.

Il problema che vedo nell'attuazione delle tre raccomandazioni di FG e' in breve che i punti 1 e 2 sono sacrosanti e si combinano bene, mentre il punto 3, sforamento temporaneo del deficit, non si combina bene con la riduzione della spesa pubblica, che in presenza di qualunque risorsa disponibile (tesoretto, aumento del deficit) tende a salire per poi non scendere.

Ritengo pertanto essenziale non fornire alcun appiglio per aumenti anche congiunturali e temporanei della spesa pubblica. FG non raccomanda di tenere ferma o aumentare la spesa pubblica, ma raccomanda lo sforamento del deficit, che necessariamente fornisce risorse al bilancio dello Stato, che poi inevitabilmente in Italia fanno aumentare la spesa pubblica piuttosto che ridurre le tasse, come e' successo col "tesoretto". Riguardo al merito dello sforamento temporaneo, ritengo anche che la crisi contingente sia in Italia meno grave che altrove: l'encefalogramma economico e' quasi piatto per cui anche le oscillazioni verso il basso sono contenute. Il vero problema dell'Italia e' la crisi di lungo periodo che ci fa perdere lo 0.8% medio di PIL pro-capite ogni anno rispetto alle economie di Francia e Germania, che probabilmente corrisponde all'1% rispetto all'OCSE, e cio' dura da 15-20 anni. Per curare questa crisi di lungo periodo e' indispensabile ridurre la spesa pubblica e l'invadenza dello Stato nell'economia. In un contesto politico e sociale disastrato come quello italiano, ridurre la spesa pubblica e' impresa eroica che puo' solo essere realizzata in situazione emergenziale, sotto la pressione di possibili disastri imminenti, e sull'onda di un forte consenso elettorale. A me sembra, ma ci vorra' un anno per capire che e' vero, che GT stia sfruttando il consenso esistente, la solida maggioranza, la crisi economica generale, lo stato dei conti pubblici e la necessita' di raggiungere il pareggio, allo scopo di far passare una serie di misure di contenimento e riduzione della spesa pubblica. Si tratta di norme e circolari all'italiana, ridicole accozzaglie di commi burocratici del tipo non puoi assumere piu' di 2 dipendenti per ogni 10 che vanno in pensione, non puoi spendere per contratti a termine o consulenze piu' del 60% del 2006 e cosi' via. Una stupida riduzione a pioggia della spesa storica senza alcuna discriminazione per chi ha speso bene i soldi, non ha fatto debiti, non ha sforato obiettivi. Non c'e' strategia generale, non c'e' riforma complessiva. Ma questa e' la prassi italiana. Tuttavia sono misure a mio modesto parere seriamente orientate alla riduzione della spesa pubblica e avranno una certa misura di successo.