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L’intervista di un genio

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Il fatto nuovo, che tende a sparigliar le carte, sta nel cambiamento
che sta avvenendo in Confindustria, all'interno della quale gli
equlibri tradizionali sono in discussione.

La presidenza D'Amato aveva dato l'impressione che Agnelli & Co. fossero stati sconfitti, invece sono riusciti subito a riprendere il timone con Montezemolo. Marcegaglia e' probabilmente meno legata di Montezemolo ai vecchi notabili confindustriali, ma in una certa misura e' stata cooptata. La sua elezione e' stata ben diversa da quella di D'Amato, non preventivata. Certamente i notabili sono fortemente minoritari e non da oggi, tuttavia sono un'elite organizzata, con i giornali e con forti legami con lo Stato. I piccoli e medi imprenditori sono la netta maggioranza degli associati, ma hanno due problemi. Il primo problema e' che rispetto ai notabili sono disorganizzati, scoordinati, non hanno un gruppo coeso che pensa ed elabora una strategia sensata, almeno questo e' quanto vedo io dall'esterno. Il secondo problema, che e' poi la maledizione di tutta l'Italia, e' che tendono a imitare i notabili (e' un fenomeno universale: la massa cerca sempre di imitare le elites che ha vicino). Cosi' succede che Benetton si mette a fare il casellante e collude con lo Stato per non fare investimenti e avere gli incrementi tariffari. Era un imprenditore valido e di successo ed e' finito ad imitare Agnelli e De Benedetti. Per fortuna almeno Del Vecchio e' rimasto a fare l'imprenditore, e con successo. La strategia delle PMI, che in netta maggioranza sono vincenti sul mercato, dovrebbe essere liberista, pro l'anti-trust, pro-ricerca, contro l'intervento dello Stato nell'economia, ma non vedo venir fuori nulla del genere.

Un ostacolo importante al cambiamento credo stia nell'attuale
snaturamento della Lega "originaria", con l'evidente tendenza alla
trasformazione in una specie di DC su scala locale

Un partito italiano, anche padano, non potra' che essere una specie di DC, o meglio avere alcune delle sue caratteristiche, non e' realistico sperare in un partito liberale di massa in Italia, tantopiu' se osteggiato a tutta birra proprio da Confindustria. Siamo in Italia, appendice meridionale dell'Europa continentale, probabilmente il meglio che possiamo sperare e' qualcosa di paragonabile alla CSU-CDU tedesca. I partiti liberali di massa possono esistere a mio parere solo in Paesi dove il potere e' (da secoli) saldamente in mano a elites che derivano la loro forza da attivita' economiche private, e che pertanto costruiscono e amministrano lo Stato al servizio delle imprese. Non sono molti i Paesi di questo genere, Inghilterra, USA, Olanda e pochi altri, lo era la Repubblica di Venezia. In Italia come in Francia e in Germania in potere e' in mano ad elites che traggono il loro potere e ricchezza non da attivita' economiche private ma dallo Stato stesso, inclusi i notabili Confindustriali, o direttamente con indennita' e prebende, o indirettamente con sussidi e istitituzioni statali come gli ordini professionali, le Universita'.

La Lega delle origini aveva attirato pezzi marginali di elites anti-conformiste (penso a Pagliarini, in parte anche Gnutti) che avevano avuto qualche spazio e modo di proporre modelli liberali distinti dallo statalismo cattocomunista tipico del Belpaese. Ma la Lega non e' mai stato un partito a predominanza liberale. Espulsi alcuni elementi eccentrici, e' diventato un partito vicino alla mentalita' mediana degli elettori padani. Ci vorrebbe un miracolo, un leader che sia estremamente carismatico e allo stesso tempo abbia una visione e una strategia fortemente anticonformista rispetto all'ambiente culturale di cui fa parte e di cui fanno parte militanti ed elettori: realisticamente non lo si puo' nemmeno sperare.

Chi dovrebbe proporre una strategia liberale sono le PMI, come ho scritto, e potrebbero fare probabilmente un partito di minoranza, con l'asset non trascurabile di poter sostenere veritieramente di essere quelli che tengono su in fin dei conti tutto il resto della Repubblica bananifera.

Il piccoli e medi imprenditori sono la netta maggioranza degli
associati, ma hanno due problemi. Il primo problema e' che rispetto ai
notabili sono disorganizzati, scoordinati, non hanno un gruppo coeso
che pensa ed elabora una strategia sensata, almeno questo e' quanto
vedo io dall'esterno.

Sebbene si possa far meglio - anche per quanto riguarda (ne prendo nota) la comunicazione verso l'esterno - questo problema è già abbastanza superato. In ogni caso bisogna sempre migliorare, quindi è ancora in corso un costante lavoro di coordinamento tra centro e territoriali, al fine di raccogliere idee & proposte e massimizzare la traparenza dell'informazione.

Inoltre, l'attenzione oggi riservata dal nuovo vertice confindustriale alle istanze della PI (che parrebbe molto più concreta rispetto al passato) potrebbe stimolare un maggiore impegno degli associati "piccoli", favorendo così anche il tentativo - a lungo fortemente sollecitato dalla base associativa - di ottenere un reale peso decisionale.

Nessuno, ovviamente, s'illude di rivoluzionare il sistema in due giorni, ma un cambiamento è possibile, pur tenendo conto che - come correttamente fai notare - i grandi protagonisti vantano solide presenze nei mezzi d'informazione (prima di tutti, il Sole 24 ore ....), nonché legami consolidati con lo Stato (cioé con la politica e la burocrazia), oltre a disporre di rilevanti possibilità economiche.

Il secondo problema, che e' poi la maledizione di tutta l'Italia, e'
che tendono a imitare i notabili (e' un fenomeno universale: la massa
cerca sempre di imitare le elites che ha vicino)

Fortunatamente tali comportamenti sono minoritari, pur se indubbiamente non mancano e probabilmente non saranno mai azzerabili (le scorciatoie troppo spesso fanno gola, quando se ne scorge la possibilità). Non sto dicendo, dunque, che siano da trascurare, solo che l'azione della PI non deve esserne condizionata, potendo contare su di un gran numero di realtà virtuose, magari anche solamente per necessità.

La strategia delle PMI, che in netta maggioranza sono vincenti sul
mercato, dovrebbe essere liberista, pro l'anti-trust, pro-ricerca,
contro l'intervento dello Stato nell'economia

Esattamente. Questo è il mio obiettivo: io conto poco, ma molti altri condividono l'impostazione e le proposte, sulle quali ottenere l'appoggio di Marcegaglia & Co, sono e saranno conseguenti.

potrebbero fare probabilmnente un partito di minoranza, con l'asset non
trascurabile di poter sostenere veritieramente di essere quelli che
tengono su in fin dei conti tutto il resto della Repubblica bananifera.

Qui, invece, la vedo dura. Non credo bastino la coerenza di comportamento e la consapevolezza di "tener su la baracca", peraltro indispensabili, senza avere disponibilità di grandi risorse economiche e temporali da dedicare alla cosa: so che molti - Michele in primis - non ritengono produttiva una strategia di questo tipo, ma a me sembra inevitabile la strada che, passando per la condivisione degli obiettivi con i vertici confindustriali, porti al tentativo di influenzare la politica, a prescindere dal colore (purché, ovviamente, non pregiudizialmente contraria). Occorre grande fermezza, a costo di rompere qualche rapporto e patirne conseguenze immediate, ma credo sia possibile.

ok ... GT è un genio della mistificazione, però i suoi decreti sono legge ... che succederà ? quali conseguenze ? 

per esempio l'art.3 delle sue

Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione,
la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la
perequazione tributari

che cosa mette in moto ???

scatole scatole scatole ... cinesi ???

sarà un commercialista ... ma per i suoi clienti ci sà fare o no ? ... e la Bancadel Sud ???

 

Articolo 3.
(Start up).

1.
Dopo il comma 6 dell'articolo 68 del testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, sono aggiunti i seguenti commi:

 
        «6-bis. Le plusvalenze di cui alle lettere c) e c-bis)
del comma 1, dell'articolo 67 derivanti dalla cessione di
partecipazioni al capitale in società di cui all'articolo 5, escluse le
società semplici e gli enti ad esse equiparati, e all'articolo 73,
comma 1, lettera a), costituite da non più di sette anni,
possedute da almeno tre anni, ovvero dalla cessione degli strumenti
finanziari e dei contratti indicati nelle disposizioni di cui alle
lettere c) e c-bis) relativi alle medesime società,
rispettivamente posseduti e stipulati da almeno tre anni, non
concorrono alla formazione del reddito imponibile in quanto esenti
qualora e nella misura in cui, entro due anni dal loro conseguimento,
siano reinvestite in società di cui all'articolo 5 e all'articolo 73,
comma 1, lettera a), che svolgono la medesima attività,
mediante la sottoscrizione del capitale sociale o l'acquisto di
partecipazioni al capitale delle medesime, sempreché si tratti di
società costituite da non più di tre anni.
 

6-ter.
L'importo dell'esenzione prevista dal comma precedente non può in ogni
caso eccedere il quintuplo del costo sostenuto dalla società le cui
partecipazioni sono oggetto di cessione, nei cinque anni anteriori alla
cessione, per l'acquisizione o la realizzazione di beni materiali
ammortizzabili, diversi dagli immobili, e di beni immateriali ammortizzabili, nonché per spese di ricerca e sviluppo.».

con le stesse domande....

 

Articolo 6-ter.
(Banca del Mezzogiorno).
 

        1. Al fine di
assicurare la presenza nelle regioni meridionali d'Italia di un
istituto bancario in grado di sostenere lo sviluppo economico e di
favorirne la crescita, è costituita la società per azioni «Banca del
Mezzogiorno».

          2. Con decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze da adottare, nel rispetto delle
disposizioni del testo unico delle leggi in materia bancaria e
creditizia, di cui al decreto legislativo 1o settembre 1993,
n. 385, e successive modificazioni, entro centoventi giorni dalla data
di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è
nominato il comitato promotore, con oneri a carico delle risorse di cui
al comma 4.
          3. Con il decreto di cui al comma 2 sono altresì disciplinati:
 

            a) i criteri
per la redazione dello statuto, nel quale è previsto che la Banca abbia
necessariamente sede in una regione del Mezzogiorno d'Italia;

 

            b) le
modalità di composizione dell'azionariato della Banca, in maggioranza
privato e aperto all'azionariato popolare diffuso, e il riconoscimento
della funzione di soci fondatori allo Stato, alle regioni, alle
province, ai comuni, alle camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura e agli altri enti e organismi pubblici, aventi sede nelle
regioni meridionali, che conferiscono una quota di capitale sociale;

              c) le modalità
per provvedere, attraverso trasparenti offerte pubbliche,
all'acquisizione di marchi e di denominazioni, entro i limiti delle
necessità operative della Banca, di rami di azienda già appartenuti ai
banchi meridionali e insulari;
              d) le modalità
di accesso della Banca ai fondi e ai finanziamenti internazionali, con
particolare riferimento alle risorse prestate da organismi
sopranazionali per lo sviluppo delle aree geografiche sottoutilizzate.
 

        4. È autorizzata la
spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2008 per l'apporto al capitale
della Banca da parte dello Stato, quale soggetto fondatore. Entro
cinque anni dall'inizio dell'operatività della Banca

Pag. 22-23
  tale importo è restituito allo Stato, il quale cede alla Banca stessa tutte le azioni ad esso intestate ad eccezione di una.
          5. All'onere di cui al
comma 4 si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del
bilancio triennale 2008-2010, nell'ambito del programma «Fondi di
riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di
previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2008,
allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a 2,5 milioni di euro,
l'accantonamento relativo al Ministero per i beni e le attività
culturali e, quanto a 2,5 milioni di euro, l'accantonamento relativo al
Ministero della salute.
          6. Il Ministro
dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

 ....

Articolo 83.
(Efficienza dell'Amministrazione finanziaria)

...

25. È istituito presso il Ministero degli affari esteri il Comitato strategico per lo sviluppo e la tutela all'estero degli interessi nazionali in economia, con compiti di analisi, indirizzo,
supporto e coordinamento nel campo dei fenomeni economici complessi
propri della globalizzazione quali l'influenza dei fondi sovrani e lo
sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo. La composizione del
Comitato, ai cui lavori partecipano qualificati rappresentanti di
Ministeri, nonché alte professionalità ed esperienze tecniche nei suoi
settori di intervento, è definita con decreto del Ministro degli affari
esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con
il quale sono stabilite altresì le disposizioni generali del suo
funzionamento. Le funzioni di segreteria del Comitato sono assicurate,
nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio, dalle strutture del
Ministero degli affari esteri. La partecipazione al Comitato è gratuita.

...