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L’intervista di un genio

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La ragione per cui i ragionamenti un po' arzigogolati come quelli di FG sul Corriere del 17 Agosto, di cui si discute sopra, non andrebbero fatti è perché spalancano le porte a ragionamenti come questo, sulla Stampa di oggi.

Qui non c'è niente di arzigogolato, solo cattivi consigli e pessima lettura di quanto sta accadendo e, soprattutto, di quanto accadde trent'anni e passa fa. L'ineffabile Deaglio suggerisce di evitare la stagflazione ripetendo esattamente, quasi letteralmente, le politiche che la produssero ed alimentarono tra l'inizio degli anni '70 e la prima metà degli anni '80.

Da cosa egli deduca e come egli possa affermare che l'economia (nel senso, credo, di quella parte del sistema economico che non è già controllato dallo stato) non è in grado di tornare da sola sul sentiero della crescita, non ci è dato sapere. Ma non importa, dall'apodittica affermazione segue la richiesta di deficit spending e di interventi statali.

Sia chiaro, siccome poi alla fine chiede una piccola riduzione della tassazione (ma solo sui redditi più bassi) non sarò io ad oppormi ad una riduzione delle tasse. Ma è importante notare che NON suggerisce di tagliare (più che proporzionalmente) le spese (com invece fa FG), ma semplicemente di continuare a spendere facendo ulteriore deficit. La qual cosa è insensata alla luce delle sue stesse affermazioni in altre parti dell'editoriale.

Deaglio, da quanto si evince, ritiene che le cause della crisi siano il rialzo dei prezzi delle materie prime e la restrizione di credito che ha fatto seguito alla crisi delle ipoteche USA. Il primo, e lo dice, è un fenomeno strutturale e di lungo periodo; la seconda è dovuta al fatto che svariate banche hanno pessimi stati patrimoniali e che esiste una forte incertezza su quali investimenti siano "buoni" e quali no.

Ora: i deficit spending sono, per natura, temporanei oltre che incapaci di modificare i prezzi relativi di petrolio ed alimentari. Ovviamente non hanno nessun effetto sugli stati patrimoniali delle banche e di certo non creano nuovi e sicuri investimenti. Idem per la detassazione dei redditi più deboli la quale, se dovesse far qualcosa, farebbe quello che ha fatto il regalino fiscale di Bush: far aumentare leggermente e temporaneamente i consumi più ovvii. Di certo non aggiusta il dissesto delle ipoteche o riduce la domanda di petrolio da parte delle nostre economie! Insomma, non servono dichiaratamente a nulla, e l'articolista stesso offre gli argomenti per arrivare a questa conclusione!

Il Giappone, tra il 1994 ed il 2002, è andato avanti con deficit di bilancio mostruosi facendo salire il proprio debt/GNP ratio al 160% in meno di un decennio: dalla recessione, che aveva cause molto simili alla presente, ne uscì solo quando abbandonò quella politica e lasciò che un certo numero delle sue banche ed altre grandi aziende fallissero. Ma al Deaglio, come alle decine di altri "keynesiani-pavloviani" che scrivono editoriali sui giornali in questi giorni, tutto questo non risulta o non importa. Hanno imparato una-regoletta-una a scuola 40 anni, e la ripetono pavlovianamente ogni volta che qualcuno chiede loro un'opinione. Perché non considerano mai l'altra opzione: ossia stare zitti?

La teoria soggiacente sembra una versione economica della pedagogia del ciuccio: appena il bambino frigna, lo si accontenta. Ci dice, il Deaglio, che i governi USA ed UK sono stati "forzati" a salvare le varie banche, come se non vi fosse stata la saggia alternativa di lasciarle fallire. Dice che ora dovranno salvare Fannie&Freddie, ma non ci dice che F&F sono di fatto pubbliche e se sono nei casini che sono è per colpa del sostegno pubblico, come dozzine di commentatori andavano alertando da anni.

L'uomo si spinge sino a suggerire la dimensione del deficit (0.5-0.7% del PIL: misurato come ed in aggiunta a quanto deficit già esistente, in Italia per esempio?) che

sarebbe sufficiente a tener lontana la recessione senza suscitare particolari stimoli inflazionistici. 

Dove lo abbia scoperto e come lo abbia calcolato, non si sa. Salvo poi aggiungere che 

Si tratta sicuramente di un’azione dal risultato incerto

Ecco, appunto ... molto incerto. Adottarla non implicherebbe coraggio ma diabolica stupidità, perché errare è umano mentre perseverare ... 

Non credo che questa propensione per la finanza allegra sia
un'opionione isolata.

Qualche volta ascolto "focus economia", la trasmissione
di radio24 a cui lo stesso Deaglio ed altri economisti vengono chiamati
regolarmente a contribuire: in quella sede si chiede spesso che lo
stato faccia qualcosa e si mette regolarmente sotto accusa la
politica monetaria BCE come troppo rigorosa.

Gli ho scritto qualche SMS evidenziando la contraddizione fra lo
stracciarsi le vesti per le crisi finanziarie ed il propendere per la
moneta o la spesa allegra, ma fanno solo qualche blanda ammissione.

La mia sensazione è che la propensione all'interventismo,
monetario e fiscale, propria di molte frange del potere economico,
non trovi alcun freno, visto che l'informazione è completamente
asservita. Allo stesso tempo credo che l'informazione economica dica spesso delle cose talmente ridicole che non sarà difficile creare un'informazione alternativa più seria, di cui la gente sente il bisogno.