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Spesa pubblica e tributi pagati nelle Regioni d'Italia

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...i numeri parlano da soli...

I numeri parlano da soli se e solo se si conosce bene la materia e si è in grado di interpretare al volo queste tabelle. Dando per scontato che il 90% dei lettori di NoiseFromAmerika sia istruito in materie economiche (per professione o per passione) non è che si potrebbe aggiungere due righe di commento per chi di economia è proprio a digiuno e (nonostante questa deficenza) cerca di capirci qualcosa?

Ad esempio: com'è che la basilicata ha una spesa pro-capite per l'istruzione che è 4,5 volte quella della lombardia?

Grazie :-)

si potrebbe aggiungere due righe di commento per chi di economia è proprio a digiuno e (nonostante questa deficenza) cerca di capirci qualcosa?

Cerco di farlo, purtroppo non e' facile trovare il tempo.

Inizio con un premessa sul bilancio dello Stato italiano disaggregato per Regioni che ha validita' generale, indipendentemente da questi ultimi dati presentati. La spesa statale in Italia e' in prima approssimazione uguale in tutte le Regioni, mentre molto diverse sono le tasse incassate, perche' nel Sud i redditi reali sono piu' bassi che al Centro-Nord (il PIL pro-capite e' ~60%), inoltre sulla parte privata di questi redditi al Sud c'e' un'evasione del ~65% che si confronta con quella "europea" del Nord (Lombardia 13%, altre regioni 20-25%) e con quella mediterranea del Centro (30-40%). Quindi procedendo da Nord a Sud vengono pagate meno tasse sia perche' diminuisce il reddito pro-capite sia perche' aumenta l'evasione fiscale. Dentro questo quadro generale, la spesa statale tende ad essere piu' elevata nelle regioni a statuto speciale e nelle regioni piu' piccole

In questo quadro generale, c'e' una minoranza di italiani che in media da' allo Stato piu' di quanto riceve, ed una maggioranza che riceve piu' di quanto da'. Dati i numeri, alla maggioranza conviene aumentare la spesa pubblica, cui contribuisce meno di quanto riceve. La maggioranza che beneficia di spesa pubblica crescente include ampi segmenti delle classi dirigenti del Nord Italia che ricevono dalla spesa pubblica benefici superiori a quanto pagano in tasse: si tratta per esempio di dirigenti pubblici, di grandi imprenditori assistiti e collusi in vario modo con lo Stato che garantisce loro sussidi, protezione, extra-profitti oligopolistici, commesse pubbliche schermate dalla concorrenza europea e a prezzi gonfiati.

La maggioranza che beneficia della spesa pubblica crescente tende a gonfiarla all'infinito, o meglio fino al collasso dello Stato. I limiti sono posti dalla credibilita' dell'Italia come pagatrice del debito, dai vincoli europei su debito e deficit, e dalla protesta (male organizzata perche' quasi priva di classe dirigente) dei cittadini, primariamente imprenditori e dipendenti di piccole e medie aziende private, specie del Nord, che pagano per tutti e dallo Stato ricevono servizi statali spesso miserabili, per esempio una giustizia civile di qualita' e velocita' africana.

"In questo quadro generale, c'e' una minoranza di italiani che in media
da' allo Stato piu' di quanto riceve, ed una maggioranza che riceve
piu' di quanto da'."


Ho ricavato gli abitanti regione per regione dal rapporto fra spesa totale e spesa pro-capite della prima tabella, mediandolo con quello fra tributi totali e tributi pro-capite perché registravo delle differenze nei due risultati, derivanti sicuramente dagli arrotondamenti presenti nei dati presentati. Ho anche verificato, per sicurezza, il risultato da me ottenuto coi valori dell'ultimo Calendario Atlante De Agostini a mia disposizione, che guarda caso è del 2006 e contiene i dati della popolazione residente stimata al dicembre 2004: tornano praticamente alla perfezione.

Ebbene: le otto regioni con i "conti" in nero rappresentano il 61,16% della popolazione, quelle coi conti in rosso il 38,84% (35.757.278 abitanti contro 22.703.855).

Non riesco ad inserire la tabella dallo spreadsheet (chiedo scusa, ma non son mai intervenuto su alcun blog in precedenza). Penso non sia difficile per alcuno ripetere i calcoli che ho descritto, tanto più che la tabella dell'articolo è perfettamente copiabile. Se qualcuno può spiegarmi come fare, posso tranquillamente riportare i miei conteggi.

 

Ebbene: le otto regioni con i "conti" in nero rappresentano il 61,16%
della popolazione, quelle coi conti in rosso il 38,84% (35.757.278
abitanti contro 22.703.855).

Grazie per il contributo, i tuoi calcoli mi sembrano corretti. Tuttiavia intepretare i dati e' impresa difficile e quanto ho scritto (che la maggioranza riceve dallo Stato piu' di quanto contribuisce) e' vero - secondo me - quando si considera la spesa totale dello Stato, che e' superiore a quella totale indicata nelle tabelle sopra. Infatti secondo il totale riportato nelle tabelle pubblicate, lo Stato incasserebbe il 20% piu' di quanto spende, e siccome la pressione fiscale corrisponde in Italia a circa 40% del PIL questo corriponderebbe ad un avanzo dell'8%, mentre sappiamo che negli ultimi anni invece i conti dello Stato sono in deficit del 3% circa ogni anno. Quindi le spese indicate non possono essere tutte le spese dello Stato (bisognerebbe leggere la relazione del Centro Studi Sintesi che non posseggo), probabilmente la maggiore omissione e' la spesa per gli interessi (comprensibilmente).  Includendo la spesa per interessi, lo Stato spende piu' di quanto incassa e questo gia' indica che probabilmente la maggioranza dei cittadini prende piu' di quanto paga.

Facendo una correzione di massima ai dati scritti, possiamo aumentare le spese statali riportate in modo tale che il totale passi da un avanzo del 8% ad un deficit del 3% del PIL: questo corrisponde ad un aumento generalizzato delle spese del (8+3)%/40% = 27.5%.  Dopo questa correzione Liguria, Marche e Friuli VG vanno sotto, e l'attivo della Toscana si riduce drasticamente da 1200 a 350 Euro pro-capite, e probabilmente gli abitanti in attivo e quelli in passivo si equivalgono. Se poi aggiungiamo che l'attivo del Lazio e' fittizio perche' "drogato" dalla spesa pubblica concentrata nella capitale e alimentata primariamente dalle tasse riscosse altrove, arriviamo ad avere il 55% delle Regioni che hanno dallo Stato piu' di quanto contribuiscono. Questa conclusione era piu' netta in passato (fine anni '80) quando anche a causa della maggiore spesa per interessi, risultava che le uniche Regioni in attivo erano quattro (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) corrispondenti a circa il 40% degli italiani, anzi credo qualche percento in meno. Va detto che in ogni caso questi conti per Regione sono solo una prima superficiale approssimazione, sarebbe piu' accurato fare i conti per Provincia, e anche all'interno di ogni Provincia differenziare tra categorie di contribuenti, visto che ad es. i lavoratori dipendenti pagano ovunque livelli relativamente superiori di tasse.

 

...non è che si potrebbe aggiungere due righe di commento...

Sì, vegnì senza paura,
numm ve slungarem la man:
tutt el mond l'è on gran paes
- e semm d'accord! -
ma Milan l'è on gran Milan!

:o)))))))))))