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Spesa pubblica e tributi pagati nelle Regioni d'Italia

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Marco, provo a rispondere alla tua domanda sull'economia "keynesiana" che fallisce in Campania. La risposta è semplice: l'economia keynesiana fallisce ovunque, perché basata su baggianate incoerenti. Tu chiedi:

visto che la Campania è 3° nella spesa, non distante da Lombardia e
Lazio, al di là delle distorsioni statistiche, si dovrebbe avere un
effetto moltiplicatore sul PIL della regione nel breve-medio termine,
almeno secondo la teoria Keynesiana, invece questo effetto
moltiplicatore non c'è, allora o Keynes aveva torto sul deficit
spending (tutto è possibile..) o da qualche parte questi soldi vanno a
finire.

[...]

Il mio interrogativo rimane: se la spesa (in termini assoluti, senza
differenziare) è così elevata, ed abbiamo un deficit spending pazzesco,
perchè il PIL non cresce ? Dove vanno a finire i 10 MLD di euro di
deficit?

Queste sono, in realtà, due domande separate (corrispondenti ai due punti interrogativi nella seconda parte). Procediamo per ordine.

A) Perché la spesa pubblica alta non fa crescere il PIL, ossia perché il famoso "moltiplicatore keynesiano" non funziona? Non funziona perché non esiste, non è mai esistito, non può esistere. Dovrebbero smettere di insegnarlo ai ragazzi, infatti in tutti i posti dove io ho lavorato non si insegna, o si insegna che trattasi di una cretinata. Perché? Semplice. La "teoria" in questione dice che vi sono delle forme di spesa "autonome", ossia che vengono fatte indipendentemente sia dal livello del reddito, che dei tassi d'interesse, che di tutto il resto (prezzi relativi, condizioni finanziarie della famiglia e dell'impresa, tassazione, eccetera). Già questa è una baggianata, ma non importa, facciamo finta sia vero. Fra di esse vi è la spesa pubblica (G, nel simbolismo comune) ma anche parte della spesa per investimenti e consumi. Chiamiamo A l'insieme di queste spese "autonome", ossia indipendenti da tutto e dal reddito prodotto e ricevuto dalle persone/aziende in particolare. Poi vi è una parte della domanda che dipende invece dal reddito, l'esempio più classico essendo i consumi: il consumo al tempo t, chiamalo Ct, ha una parte fissa (che è inclusa nella A di cui sopra) ed una parte variabile che dipende dal reddito, diciamo θYt, dove Yt è il reddito al tempo t, e θ è un numero compreso fra zero ed uno. Quest'ultimo viene chiamato la "propensione a consumare", mentre (1-θ) è la propensione a risparmiare. Anche parte dell'investimento dipende dal reddito, ovviamente, ma nella versione più semplice ci si sofferma solo sul consumo (dopo dovrebbe diventare chiaro il perché). Ad ogni modo, scriviamo ξYt per quella parte d'investimento che dipende dal reddito "percepito, o atteso". In questo caso il parametro ξ è assunto essere positivo, ma non deve essere minore di 1, può essere un qualsiasi numero.

Mettiamo insieme tutte queste belle assunzioni e il vincolo di contabilità nazionale secondo cui il reddito prodotto deve essere uguale a quello domandato (una tautologia contabile che è sempre vera) ossia

Yt =A+θYt +ξYt

Risolviamo per il valore di Yt di "equilibrio", che sarebbe il reddito nazionale nel periodo. Otteniamo

Yt =A/(1-θ-ξ).

Questa formula ha la proprietà "keynesiana" desiderata, che tu (Marco) hai in mente: quanto più alta è la spesa autonoma (in particolare, la pubblica che è parte di A), tanto più alto è il reddito. Insomma, la spesa pubblica crea reddito, quindi occorre che il governo spenda per far crescere l'economia. Boiata pazzesca, come dovrebbe risultar chiaro a chiunque osservi la formula finale con attenzione: essa contiene svariate assurdità:

1) Tutto è determinato dalla domanda, l'offerta non fa che adattarsi immediatamente alla domanda. Infatti, l'offerta non appare, il livello dell'occupazione nemmeno, la capacità produttiva installata è assunta essere sempre "in eccesso" (ossia, ce n'è sempre abbastanza da soddisfare qualsiasi livello di domanda a prezzi costanti) ed i prezzi non cambiano mai. Se la domanda cresce (magari perché qualcuno trova miliardi di Euro in biglietti da 500 per la strada, lanciati da un elicottero del BS) l'offerta ed il reddito reale aumentano di conseguenza, senza che vi sia nessuna variazione nei prezzi, ossia nessuna inflazione. Fantasie? Esattamente, fantasie.

2) Risparmiare fa male, anzi meno si risparmia e più si consuma più ricchi si diventa. Facciamo finta, per il momento, che ξ=0, ossia che la domanda di investimenti sia autonoma. Allora è chiaro che quando θ si avvicina a 1 ( si consuma una percentuale maggiore del proprio reddito, risparmiandone una minore) il reddito diventa altissimo per una data spesa autonoma. Detto altrimenti, il moltiplicatore keynesiano diventa infinito e con 100 euro di G otteniamo un reddito nazionale infinito. Folle? Esattamente, folle.

3) Ora mettiamoci dentro anche ξ>0. Qui i problemi sono ancora più seri. Anzitutto, se ξ≥1-θ, siamo al ridicolo. Il reddito diventa o infinito (quando ξ=1-θ) oppure ... negativo un attimo dopo!! Stupidata? Esattamente, una stupidata.

4) Nota che, prendendo sul serio questa "teoria", il valore "ragionevole per ξ è esattamente ξ=1-θ. Alla fin fine, 1-θ è la quota di reddito corrente che la gente risparmia e viene naturale pensare che i soldi risparmiati vengano investiti in qualche maniera, quindi la parte variabile dell'investimento dovrebbe essere (almeno in un'economia chiusa ed in prima approssimazione) uguale a (1-θ)Yt. Ma questo, ovviamente, ci dà un reddito infinito in qualsiasi periodo, indipendentemente dal livello di spesa autonoma! A questo punto la teoria si contraddice, visto che indipendentemente da cosa faccia il governo con la spesa pubblica, siamo sempre tutti infinitamente ricchi! Cretinata? Esattamente, una cretinata.

5) Consapevoli, ma solo in parte, di queste interessanti caratteristiche del modello, generazioni di keynesiani hanno fatto il possibile per metterci pezze. Una di queste consiste nel rendere l'investimento non funzione del reddito corrente ma della variazione rispetto al periodo precedente (cosidetto "acceleratore" ... ci feci la tesi a Ca' Foscari nel 1981-82, e lì cominciai a capire le assurdità dell'intero baraccone). In versioni più sofisticate si definisce uno "stock di capitale desiderato", di nuovo in funzione delle variazioni del reddito, e si introducono costi di aggiustamento e vincoli finanziari o di rendimento per spiegare l'investimento e "liberarlo" della sua sciocca dipendenza dal reddito. Ma non fa una grande differenza: rimane comunque il consumo ed il moltiplicatore del consumo (o spesa pubblica) autonomo/a a rendere la teoria insensata.

Vi sono, in omaggio a Kuhn, svariati altri liveli di complicazione barocca della cosa; elucubrazioni più o meno sofisticate che cercano di salvare il nucleo della religione keynesiana eliminandone le assurdità più evidenti. La sostanza non cambia. Se qualcuno vuole discutere le diecimila varianti del modellino keynesiano son ben felice di farlo e di dimostrare che, comunque, il vizio fondamentale rimane: il modello è incoerente. Tu dirai: ma sei pazzo? Ma se tutti lo usano? Da MIT a Harvard alla BCE, tutti i grandi economisti e macroeconomisti usano varianti del modello keynesiano. Come fai a sostenere che è incoerente? Beh, da un lato non sono il solo a pensarlo (francamente, credo che la maggioranza degli economisti accademici ritenga le teorie keynesiane delle baggianate incoerenti) e comunque ci provo. Se qualcuno ha argomenti migliori dei miei, si accomodi. Sul "consenso" che da qualche parte si sostiene esistere attorno ad una specie di ibrido fra modello "keynesiano" super rivisto e un pezzo di modello RBC con qualche prezzo rigido, io ho abbondanti dubbi. Ma questo è tema per un lungo, e difficoltoso, Ex-K da AngloNoise.

B) Dove va a finire il deficit? Questa domanda ha una risposta più semplice: va a finire che lo pagano i lombardi, o i veneti o i romagnoli. I 10 miliardi di deficit dicono semplicemente che i campani vivono (in termini di spesa pubblica) al di sopra di quanto potrebbero permettersi e che qualcuno li finanzia. Consumano più servizi e spesa pubblica di quanto potrebbero permettersi con le tasse che pagano, insomma sono sussidiati. Ovviamente ci guadagnano quei 10 miliardi. Infatti, ci guadagnano molto di più, perché il conto andrebbe fatto solo sulle tasse pagate dal settore privato, non sulle tasse pagate dai dipendenti pubblici: quelle tasse sono finanziate da tasse pagate da qualche produttore privato da qualche parte del paese.

 

Ufff! Ho praticamente scritto un post! Anyhow, spero d'essermi spiegato.

Se la domanda cresce (magari perché qualcuno trova miliardi di Euro in
biglietti da 500 per la strada, lanciati da un elicottero del BS)

Ci viene ora offerta l'occasione di un test del framework Keynesiano -- pero' in Libia: BS di miliardi (non suoi, ovviamente) ne ha appena generosamente lanciati svariati a Gheddafi... 

Ti ringrazio per il post, avendo studiato all'università Economia Politica su testi Keynesiani, anzi di sinistra, (Hunt e Sherman) ho difficoltà a scrostarmi, non entro in dettagli, ma non credo che Keynes avesse del tutto torto sul mitico moltiplicatore (anche se, come tu ricordi, io ho studiato l'acceleratore ).

Interessante è dire, ed hai perfettamente ragione, chi lo paga il deficit: gli altri. Quello che nessuno dice, ma che in varie associazioni imprenditoriali di cui faccio parte risulta abbastanza chiaro, è che noi dal Nord "importiamo" praticamente tutto: eccetto il settore turistico-alberghiero non c'è settore autonomo, manifatturiero o dei servizi, che non dipenda dal nord per gli acquisti, poi le merci colà acquistate vengono poi "immesse" sul mercato locale, finanziato da una spesa pubblica inefficiente e clientelare.

Non dico che conosco la risposta alla mia domanda, dico che questi sussidi ritornano là dove sono stati prodotti sotto forma di acquisto di beni e servizi, uno studio interessante (dell'Unicredit credo, ma era in un convegno di due anni fa) sui flussi finanziari dimostrava che la Campania "esportava" capitali, di cui una buona parte di provenienza illecita, ma un'atra parte molto significativa era verso il Nord Italia, ed erano flussi fra aziende.

L'ingresso di flussi finanziari era invece in massima parte di parte statale o comunitaria, addirittura praticamente pari a ZERO quello di multinazionali non italiane.

Il discorso ci porterebbe troppo lontano, forse pur venendo da considerazioni di base diverse, giungeremmo alla medesima conclusione: basta con sussidi e prebende varie, niente "fondo di perequazione" calderoliano, solo così si potrebbe spezzare il circolo vizioso dell'assistenzialismo, (che, ti ripeto, conviene anche al Nord) e dalle macerie venire qualcosa di nuovo. Altrimenti Bassolino, o chi per esso, vincerà sempre (e ci credo, gestire 10 mld di euro di sussidi...).

questi sussidi ritornano là dove sono stati prodotti sotto forma di acquisto di beni e servizi

Questo è un discorso che sento spesso e non mi ha mai convinto.Da un lato perchè se i produttori (ovunque risiedano: se paghi le tasse in questo discorso sei "lombardo" anche tu) non dovessero sussidiare i compratori del sud sarebbero più competitivi su altri mercati, dall' altro perchè se/quando gli assistiti lo trovano conveniente si riforniscono altrove.Per non parlare della fetta di sussidio che rimane appiccicata alle dita di politici e burocrati vari.

questi sussidi ritornano là dove sono stati prodotti sotto forma di acquisto di beni e servizi

Questo è un discorso che sento spesso e non mi ha mai convinto.Da un
lato perchè se i produttori (ovunque risiedano: se paghi le tasse in
questo discorso sei "lombardo" anche tu) non dovessero sussidiare i
compratori del sud sarebbero più competitivi su altri mercati, dall'
altro perchè se/quando gli assistiti lo trovano conveniente si
riforniscono altrove.Per non parlare della fetta di sussidio che rimane
appiccicata alle dita di politici e burocrati vari.

Non c'é alcun dubbio, Marcello, ma è un discorso che - a latere di un'ipostazione giustificazionista ben diffusa in tutto lo stivale - sembra risentire di una certa cultura del vittimismo tipica di alcuni territori, che persone come Marco Esposito (ed altri che personalmente conosco nella stessa zona), capaci di ragionare in termini di mercato, potrebbero contribuire a debellare.

Credo sia necessario provarci - Marco, mi rivolgo a te - anziché sostenere che "la Confindustria campana è in mano agli edili", lasciando intendere che non ci sia niente da fare: se vuoi, sono disponibile a parlarne - fammi sapere come - per vedere se sia possibile intraprendere azioni comuni.

Tanto, il Don Chisciotte (ed anche il rompicoglioni, per la verità) lo faccio sempre ...... :-)

Non sono vittimista, molti, anzi quasi tutti quelli che conosco nel settore imprenditoriale, non lo sono, ma i flussi finanziari non sono vittimisti, sono chiari: se non fosse per il settore pubblico la Campania avrebbe un saldo negativo, anche abbstanza pesante, nei confronti del Nord Italia.

Vado oltre quello che ho detto, una "Santa Alleanza" nel settore piccolo e medio sarebbe dovuta e sacrosanta, innanzitutto in nome del libero, vero, mercato, inoltre io preferisco di gran lunga un taglio netto al deficit spending, basta vivere alle spalle degli altri, così che si elimini ogni alibi al fare, o al non fare, tipicamente meridionale.

Anche perchè, impegnato in un settore ad altissima tecnologia e bassissima intensità di manodopera, sono stanco di sentire le solite litanie: non è più come una volta, i cinesi, lo Stato, le tasse e via parlando, non è vero, e che siamo al bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

 

Non dico che conosco la risposta alla mia domanda, dico che questi sussidi ritornano là dove sono stati prodotti sotto forma di acquisto di beni e servizi

Mi sembra un'affermazione un po' troppo categorica. In primis sottovaluti il flypaper effect, per cui nel passare dal soggetto A (la Regione) al soggetto B (l'Ente X) un po' di soldi rimangono "appiccicati" ad A. Sui modi, the sky is the limit, se la Regione Campania ha aperto un ufficio di rappresentanza a NY tutto si può fare. In aggiunta, direi che le migliaia di assunti in enti inutili o le consulenze agli amici degli amici sono difficilmente soldi che "tornano al Nord". Infine, credo che la tipica PMI della provincia di Bergamo, quella che non ha appoggi politici che le permettano di fornire beni e servizi alla Regione Campania, preferirebbe di gran lunga pagare meno tasse che finanziare con le proprie tasse la propria produzione.

credo che la tipica PMI della provincia di Bergamo, quella che non ha
appoggi politici che le permettano di fornire beni e servizi alla
Regione Campania, preferirebbe di gran lunga pagare meno tasse che
finanziare con le proprie tasse la propria produzione.

Al di là di ogni ragionevole dubbio!

Ribadisco, la richiesta delle (piccole) aziende manifatturiere che competono sui mercati è molto semplice ed univoca: vogliamo le stesse condizioni di partenza dei nostri concorrenti di Innsbruck o di Grenoble, non di Guangzhou.

assistenzialismo, (che, ti ripeto, conviene anche al Nord)

L'assistenzialismo che finanzia i consumi meridionali non conviene al cittadino medio del Nord, e nemmeno a quello del Sud, conviene invece, oltre che alla Casta che rapina quanto puo' del flusso finanziario che amministra, alle grandi imprese del Nord, particolarmente quelle che hanno una insana sovraesposizione para-monopolistica sul mercato italiano, come la Fiat in primo luogo, poi le grandi banche e cosi' via. Infatti i piu strenui difensori dell'assistenzialismo, che include anche i prepensionamenti e gli aiuti alle imprese, sono proprio le grandi imprese del Nord assistite e colluse con lo Stato.

L'effetto netto dell'assistenzialismo e' quello di trasferire ricchezza dalle tasche del contribuente medio a favore della Casta statale e delle grandi imprese, che poi sono prevalentemente del Nord, senza minimamente migliorare l'economia del Sud.  Senza assistenzialismo, secondo me il Sud avrebbe un reddito pro-capite pari all'80% del Nord, con margini di miglioramento e probabile convergenza futura.  Con l'assistenzialismo il reddito pro-capite del Sud e' il 60% di quello del Centro-Nord, e l'assistenzialismo sostiene i consumi fino ad avvicinarsi all'80%.  Allo stesso tempo e' una vera e propria droga per l'economia meridionale ed orienta i meridionali verso l'impiego statale e il parassitismo.

quoto il tuo intervento al 99 %, ne tengo fuori la Fiat (almeno quella attuale), perchè è un ottimo cliente ( e quindi ci tengo a una parte della pagnotta), e poi perchè, almeno con il settore con cui ho a che fare, non ha comportamenti assistenzialisti, ma da vero leader di mercato. Poi va a vedere...ma rimane il mio 99 %.

Domanda da studente.

Michele, premesso che le mie conoscenze macroeconomiche si fermano al corso di macroeconomia del secondo anno, era parso anche a me che il modello presentatoci era per forza una banalizzazione di un qualcosa di più complesso e che quindi parecchie cose sembrassero incoerenti. Però in somma il modello presentatoci sembrava avesse la sua logica, certo semplificatrice, però ce l'aveva.Al di là dei limiti derivanti dall'algebra del semplice modello studiato (conto che gli economisti di MIT,Harvard,BCE etc. abbiano fatto cose più sofisticate) quali sono i limiti di fondo (proprio come ipotesi di base) del modello? E soprattutto nel tuo modello alternativo, che sicuramente avrai da proporre, con che cosa sostituisci le ipotesi che ritieni errate? Potresti anche consgliarmi qualche materiale su cui approfondire.

Grazie mille per la disponibilità.


PS. Sarebbe interessante vedere la risposta di un keynesiano.Speriamo che leggano nFA.

Dibattere la questione sino in fondo potrebbe durare anni, ma alcune cose vorrei chiarire.

- Quello che io ho raccontato è il cosidetto "multiplier-accelerator model" che NON è una semplificazione di nulla ma esattamente il tipo di strumento che sino all'inizio degli anni '60 gli economisti keynesiani hanno utilizzato per i loro ragionamenti quando questi richiedevano l'introduzione di un settore monetario e del tasso nominale dell'interesse. Se entri le parole "keynesian cross" in Google ti puoi fare un'idea di quanto sia ancora usato ed insegnato. Il fatto che sia così tanto insegnato crea evidentemente una certa predisposizione a ritenerlo corretto, anche se solo approssimativamente. Invece non è corretto neanche approssimativamente. 

- Anche se provi a rendere le cose più "sofisticate", ossia introduci criteri di scelta intertemporale ed un mercato monetario con banca centrale e tutto il resto, la sostanza non cambia. Al cuore delle mille varianti del modello IS-LM (incluse le versioni "microfondate" che vanno di moda ai giorni nostri) siedono due ipotesi fondamentali: i prezzi sono rigidi e la domanda determina la propria offerta via un meccanismo del tipo moltiplicatore. 

- Come ho cercato di chiarire in precedenti occasioni, esistono svariati modelli "alternativi" al pastrocchio keynesiano e non ho, personalmente, alcuna predilezione fra le 3 o 4 teorie del ciclo economico e della crescita che mi sembrano minimamente coerenti. Ritengo, fondamentalmente, che i macroeconomisti "ufficiali" sappiano molto poco di come funzionano i sistemi economici nel loro complesso e che lo nascondano facendo finta di averlo capito. Sono sempre più convinto che, praticamente da sempre (ossia, dagli anni 30), il cosidetto programma di ricerca "macroeconomico" sia radicalmente confuso. Se davvero la cosa ti interessa ti posso inviare una specie di "prospettiva personale" sul problema che ho scritto recentemente per un volume miscellaneo sulla questione "crescita e ciclo economico" (è in inglese). 

Grazie Michele,

Ti invio una mail così mi puoi inviare il tuoi lavoro,ok?

 

pasinetti

Marco Boleo 2/9/2008 - 14:13

Caro Michele anch'io sono interessato al tuo scritto. Ai keynesiani convinti consiglio invece l'ultimo libro di Pasinetti Luigi - Keynes and the Cambridge Keynesian. A "Revolution in Economics" to be Accomplished - Cambridge University Press - pag. 408, £ 50. Salvati lo ha recensito sul Corrierone qualche giorno fa. 

http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/09/keynesiano_che_Italia_ignora_co_9_080809088.shtml

Io ci ho messo molti anni per disintossicarmi dal keynesismo. Su nFA ho trovato un utile pronto soccorso per le ricadute

 

Buongiorno,

cortesemente posso disturbarti via mail per ricevere anch'io la tua "prospettiva personale"?

Grazie, saluti