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Il mago e il nazista

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Non sono abbastanza esperto tecnicamente ma anche dal comportamento di fatto delle banche ritengo che i Tremonti bond siano uno strumento ben congegnato: consentono alle banche di erogare piu' crediti (piu' che altro con meccanismi giuridici, rispettando i ratio su un patrimonio aumentato dei bond che pero' corrispondono ad un debito) ma allo stesso tempo non sono un regalo a perdere dei contribuenti alle banche, al contrario costano alle banche piu' degli interessi coi conti di deposito e anche sulle obbligazioni proprietarie. Le critiche di Tremonti sono sostanzialmente corrette: le banche italiane, poco capaci fa fare un'analisi seria dei percettori dei loro crediti, hanno ristretto l'erogazione dei prestiti-   indiscriminatamente solo perche' tira una brutta aria, pur avemndo la possibilita' di prestare rispettando tutti i vincoli patrimoniali usando i Tremonti bond. Sostanzialmente le banche non stanno facendo la loro parte nel ridurre la stretta creditizia usando gli strumenti messi a disposizione. Quindi cio' che dice Tremonti e' sensato e sostanzialmente corretto.

Esattamente perche' le banche dovrebbero andare contro i loro interessi per far fare a Tremonti la figura del salvatore della patria? In realta', i governi dovrebbero intervenire per tempo e restringere il credito in fase di formazione di bolle, con gli strumenti che hanno a propria disposizione: ma questo e' impopolare, cosi' lasciano che la situazione si deteriori (emblematica l'opposizione del Congresso, e in particolare dei Democrats che ora si stracciano le vesti, a imbrigliare l'attivita di Fannie Mae e Freddie Mac) salvo poi premere affiche' le banche si assumano ancora piu' rischi dopo che la bolla e' scoppiata.

Esattamente perche' le banche dovrebbero andare contro i loro interessi per far fare a Tremonti la figura del salvatore della patria? In realta', i governi dovrebbero intervenire per tempo e restringere il credito in fase di formazione di bolle, con gli strumenti che hanno a propria disposizione

Anche ammesso che il governo USA e/o enti internazionali abbiano strumenti adeguati per agire a tempo debito, cosa centra con GT questo? o si imputa a lui la crisi internazionale?

Ora come ora, quale manovra alternativa o complementare ai 'tremonti bond' dovrebbe attuare? Ha gli strumenti per fare qualcosa di assolutamente decisivo ma che non sta facendo?

Al di là degli aspetti tecnici, io non capisco perchè gli stati dovrebbero assumersi il rischio di un sistema finanziario capace di generare (o contribuire a generare) la crisi attuale. Mi sembra più sensato, e in parte in linea con quanto dice GT, che a livello internazionale si agisca legislativamente (e non 'operativamente' come dici:"i governi dovrebbero intervenire per tempo e restringere il credito in fase di formazione di bolle", ammesso che lo possano fare) per individuare ruolo, compiti e limiti del sistema finanziario.

 

 

 

Anche ammesso che il governo USA e/o enti internazionali abbiano strumenti adeguati per agire a tempo debito, cosa centra con GT questo? o si imputa a lui la crisi internazionale?

Quello che imputo a Tremonti e' di cercare di cavare la castagna dal fuoco con la zampa del gatto, cioe' spostando il rischio dei prestiti sulle banche (al tempo stesso facendo credere che il merito della liquidita' introdotta con i "Tremonti bonds" e' suo). Inoltre, con le sue frasi sul "mercatismo" sta alzando fumo: la crisi c'e' stata primariamente per difetto di supervisione sull'espansione del credito da parte dei governi in molti paesi (primariamente USA e UK) e come tale e' un fallimento della politica, non del mercato. Io ritengo che le banche, come ogni altro business, hanno doveri esclusivamente verso i propri azionisti (tutte le chiacchiere su "good corporate citizenship" e "social responsibility" sono solo aria fritta cucinata dagli uffici PR a uso e consumo dei gonzi), e che proprio per questo non puo' ad esse essere delegata la responsabilita' della politica monetaria.

Ora come ora, quale manovra alternativa o complementare ai 'tremonti bond' dovrebbe attuare? Ha gli strumenti per fare qualcosa di assolutamente decisivo ma che non sta facendo?

In realta', sulla stretta creditizia c'e' molto poco che possa o debba fare, dato che la politica monetaria (per fortuna!) e' di competenza della BCE, e quindi dovrebbe stare zitto. I problemi dell'Italia sono altri e ben piu' antichi di questa crisi, particolarmente: produzione concentrata in settori a basso valore aggiunto accoppiata a salari da primo mondo; eccessive dimensioni e bassa efficienza del settore pubblico, di nuovo di origini politiche (assunzioni a nulla utili se non a comprare voti); e generale invecchiamento della societa', che lascia poco sperare per il futuro.

Un governo responsabile dovrebbe riformare il mercato del lavoro; dare profondi tagli alla pubblica amministrazione; e favorire l'immigrazione di manodopera a basso costo, in modo da aggiungere sangue fresco e spezzare i cartelli sindacali. Dovrebbe anche incoraggiare gli investimenti stranieri, e creare un ambiente piu' competitivo. Insomma, dovrebbe fare esattamente il contrario di quello che i vari governi hanno fatto sinora, mentre invece quello attuale sta facendo, se possibile, anche peggio (vedi promesse di "grandi opere pubbliche" tipo il famigerato ponte sullo stretto; richieste di dazi per proteggere fabbrichette non competitive; il vergognoso affare Alitalia; il civettare con CISL e UIL; e la linea xenofoba in materia di immigrazione).

Un governo responsabile dovrebbe riformare il mercato del lavoro; dare profondi tagli alla pubblica amministrazione; e favorire l'immigrazione di manodopera a basso costo, in modo da aggiungere sangue fresco e spezzare i cartelli sindacali.

Caro Enzo da meta' degli anni '90 i governi italiani (probabilmente piu' per loro incompetenza e per la disfunzionalita' degli apparati statali del Belpaese) hanno favorito il saldo migratorio quasi solo di lavoratori di basse qualifiche probabilmente piu' elevato di tutto l'OCSE eccetto forse la Spagna.  Il saldo migratorio e' stato piu' elevato in rapporto alla popolazione residente secondo le mie stime ai saldi migratori USA, UK, Francia e Germania. Alcune domande per te:

  • quali sono i benefici misurabili di tale saldo migratorio entrante superstar in ambito OCSE?
  • quale sarebbe il saldo migratorio consigliato ottimale?
  • esistono esempi storici di successo economico connessi a saldi migratori comparabili o superiori in Paesi con densita' di popolazione simile all'Italia in rapporto al territorio abitabile?

Aggiungo per inquadrare la materia che in anni recenti il saldo migratorio in ingresso e' circa 450mila ingressi all'anno, pari circa ai nuovi nati (550k/anno) e quasi all'1%/anno della popolazione residente.  Tutti i numeri elencati gravano per il 90-95% solo sul 65% del Paese, ovvero il Centro-Nord, perche' molto pochi immigrati soggiornano nel Sud.  Quindi il saldo migratorio sulla parte del Paese investito e' anche significativamente maggiore dei numeri appena elencati.

Relativamente all'operato di GT mi riferivo solamente alla crisi e vedo che concordiamo che poco o nulla poteva/può/potrà fare lui o chi per lui come ministro italiano all'economia.

Relativamente all'operato delle banche, io non dico che queste debbano paternalisticamente agire in favore di soggetti terzi rispetto al loro business e concordo con te quando dici:

Io ritengo che le banche, come ogni altro business, hanno doveri esclusivamente verso i propri azionisti

MA all'interno delle regole di tale business e queste le decidono gli Stati. Non tutti i business sono uguali: alcuni sono vietati, altri sono regolati in modo speciale, già è così per il sistema bancario.

A me sembra legittimo, doveroso e ragionevole che gli Stati definiscano tali regole per il benessere della collettività e credo non ci sia nulla di strano se dopo l'attuale crisi si proponga un ripensamento delle stesse.

A mio avviso, non centra nulla quindi nemmeno il discorso sul fallimento o meno del mercato: ciò che conta è l'impatto del sistema finanziario sull'economia e rischi connessi. Ciò è sempre regolato dalla politica (perchè sarebbe questa che eventualmente può scegliere di 'non mettere regole'). Il punto è che tali regole devono essere tese ad un fine condivisibile ed essere efficienti.

Se fissare come fine lo sviluppo del sistema produttivo rende un po' più difficile per le banche fare contenti i propri azionisti, certamente lo Stato e la politica (e tutti i cittadini non azionisti di banche) non dovrebbero interessarsene.