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Le case tassate

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Intervento interessante e con dati utili all'analisi. Il punto a mio parere piu' interessante e' come distribuire i controlli di legalita' fiscale tra le diverse Regioni dello Stato italiano. Secondo me il criterio qui ipotizzato, cioe' fare piu' controlli dove le tasse recuperate sono in media maggiori o dove l'attivita' economica legale con controllo notarile e' maggiore e' un criterio migliorabile significativamente in base ad alcuni dati aggiuntivi e ad una serie di considerazioni.

Piu' specificamente, fare piu' controlli dove le tasse recuperate in media in passato sono superiori, o dove l'attivita' economica e' maggiore, e' un criterio approssimato che puo' andare in Stati non fortemente disomogenei come l'Italia. Come discusso in passato, l'Italia si divide tra un Nord con livelli di evasione europea o (Lombardia) significativamente migliori della media europea, un Centro con evasione "mediterranea" e un Sud con livelli di evasione "africana", corrispondenti a circa il 60% - 80% dell'economia privata. In un tale contesto, e' interesse prevalente dello Stato centrale intensificare esclusivamente i controlli di legalita' fiscale nelle aree "africane" e "mediterranee", indipendentemente dal ritorno in termini di tasse recuperate, perche' cio' che conta veramente e' l'utilita' "sociale" del controllo di legalita' fiscale, non le tasse recuperate.

Infatti non ci puo' essere reale e sano sviluppo economico senza un livello decente di rispetto della legge, incluse le normative fiscali. Solo un contesto di legalita' diffusa puo' permettere lo sviluppo di grandi imprese produttive e competitive. Invece senza legalita', inclusa la legalita' fiscale, le grandi imprese (piu' controllabili) saranno sempre gravemente sfavorite e potra' prosperare solo economia informale, piccolissime imprese e criminalita' organizzata, tutte attivita' o parassitiche o con misero valore aggiunto. Inoltre, senza legalita' decente non e' possibile nemmeno sperare nell'investimento straniero e in generale in un interscambio commerciale proficuo col resto del mondo.

Secondo quanto riportato nel Corriere della Sera Economia del 9/6/2008, l'investimento estero in Italia va al 99.33% nel centro-nord italia e solo per lo 0.66% nel sud Italia. La Lombardia, regione con minore evasione fiscale e conseguentemente anche maggior numero di grandi imprese private produttive, attrae da sola il 68.21% degli investimenti esteri in Italia, anche se la sua popolazione corrisponde solamente al 16% circa della popolazione italiana. Sud e Isole corrispondono circa al 36% della popolazione italiana ma attraggono solo lo 0.66% degli investimenti esteri. Altro parametro interessante e' l'occupazione (ovviamente legale) nell'intervallo da 15 a 64 anni. Nel centro-nord passa dal 56% (1995) al 65% (2007) mentre nel Sud e Isole passa dal 43% al 46%. E' evidente che permane un fallimento completo dello Stato italiano: la mistura di illegalita' ed evasione fiscale diffusa e tollerata nelle attivita' private, sussidi statali finalizzati alla cattura clientelare del consenso, e posti statali improduttivi in esubero, mantiene il sud Italia economicamente sottosviluppato ai livelli ormai piu' infimi di tutta l'Europa occidentale.

Credo sia ora di rendersi conto che questo sistema non funziona ed e' fallimentare. Indipendentemente dal ritorno economico medio spicciolo dei controlli fiscali, e indipendentemente dalla necessita' di tenere sotto controllo una maggiore attivita' economica in termini di fatturato e non di persone coinvolte, ci sono enormi margini di miglioramento della societa' e dell'economia meridionali che possono essere ottenuti con un migliore e piu' intenso controllo della legalita', anche fiscale. Questa dovrebbe essere la strada che un governo onesto e capace dovrebbe seguire. Come ultima appendice vale la pena di aggiungere anche che l'intensificazione dei controlli fiscali nell'unica area del Paese con evasione fiscale "europea" o migliore che europea, a fronte del contesto disastrato tipico del resto del Paese, non potra' che stimolare ulteriormente l'insoddisfazione dei cittadini settentrionali per l'operato dello Stato e il loro interesse per soluzioni radicali dei loro problemi, come quelli offerti da prospettive di indipendenza politica ed economica totale.