Titolo

Guida al panico del 2008 (I): la letteratura accademica.

13 commenti (espandi tutti)

ii) si riporta che i manager di Lehman si stiano vendendo quadri e case. (La reazione, "chissà quanti gliene rimangono di case e quadri" è poco rilevante e molto populista: non stiamo cercando di suscitare pena per i ricchi manager, ma stiamo argomentando che hanno perso parecchio, e stiamo speculando che ne avrebbero fatto volentieri a meno).

Non mi è tanto chiaro: cosa vuol dire che "hanno perso"? Se la loro retribuzione (con stock-option e quant'altro) è stata di 50 milioni all'anno negli ultimi anni e quest'anno è stata di zero, rimane pur sempre vero che hanno guadagnato un sacco di quattrini. Certo, se hanno investito i loro guadagni passati in azioni di Lehman Bros, adesso ci stanno rimettendo, ma hanno perso sui loro investimenti, nessuno è andato a sequestrare quanto avevano guadagnato in passato. Se poi il loro "stile di vita" è da 45 milioni di dollari l'anno, capisco che devono vendere case e quadri per cercare di ridurlo, che ne so?, a solo 3 milioni di dollari.

Penso che sarebbe opportuno, a fronte di tali guadagni, una bella fidejussione di pari importo della durata di 5 anni che, se il Patrimonio Netto (od il valore di borsa) delle loro società diminuisce (o crolla) nei 5 anni successivi, vada a compensare azionisti e stakeholders.

Che sia l'effetto Giordano Bruno?

Buon giorno Mario, io vado a dormire. Ma condivido, e non scherzo.

Io no, non condivido. Non stiamo parlando di fare etica spicciola. Questi signori avevano contratti noti agli azionisti. Non vale tornare indietro e "farli pagare" cosi' come non vale aiutarli a non fallire. Nessuno argomenta che questi signori stiano morendo di fame, ne' stiano soffrendo. Non glielo hanno imposto per contratto e quindi non succede. Ma la facile tirata populista che guadagnato quando l'impresa va bene e non perdono quando l'impresa perde e' appunto questa, una tirata populista: non sono alla fame, ma perdono; perdono parecchio. La cosa importante e' questa, perche' sono queste perdite che generano incentivi; e' la paura di queste perdite che agisce sul loro comportamento. Adesso e' facile dire: beh, non e' stato sufficiente. Forse e' vero, ma occhio che quelli che avrebbero accettato un contratto con clausola-evirazione in caso di crollo non son quelli cui vogliamo mettee  mano le banche. Scusa mario (e michele, con cui la discussione su questo punto va avanti da anni) ma questo e' facile populismo. Perche' dovrebbero "compensare azionisti e stakeholders"? Erano dei bambini? 

A parte Bebchuck, gli unici argomenti che ho sentito al riguardo e' "ma loro sono meno intelligenti di me e guadagnano di piu'" (lo stesso argomento fanno fisici e matematici riguardo agli economisti) oppure "ma loro sono capitalisti cattivi, che muoiano all'inferno" e versioni varie di questo. Il punto e' che su questo argomento e' difficile argomentare, si gioca sulle emozioni e si vince sempre. 

Quando fisici e matematici guardano gli economisti si limitano a restare basiti per il fatto che utilizzino modelli estremamente semplici per descrivere sistemi estremamente complessi (almeno, a me succede così ;-) )

... "ma loro sono meno intelligenti di me e guadagnano di piu'" (lo stesso
argomento fanno fisici e matematici riguardo agli economisti)

Pero' non generalizziamo per favore, quello e' un argomento tipico forse dei fisici e i matematici di sinistra, statalisti e anti-mercato, che sono molti, e non solo in Italia, ma non tutti.

Ci mancherebbe, nessuna generalizzazione. Voglio proprio dire che l'argomento e' comune perche' ragionevole - e' vero che sono piu' intelligenti - ma e' vero anche che, non e' difficile comprendere che il mercato non premia necessariamente IQ. Per questo l'argomento IQ e' irrilevante nel caso dei matematici/fisici vs. economisti  e nel caso degli economisti vs. bankers. 

Anzitutto: non è che sia molto saggio - ogni volta che qualcuno sostiene che a Wall Street in questi anni (ed altrove all'interno del settore finanziario) si son fatti soldi attravero l'inganno e l'uso sconsiderato (consapevolmente sconsiderato) dei soldi degli altri - tirare fuori, come unico argomento, l'"etica spicciola" ed il "populismo". Non vanno molto lontano, oltre che segnalare una certa mancanza d'argomenti sostanziali ed una condiscendenza che consiglierei di destinare ad altre attività.

La questione di fondo mi sembra essere quella del valore aggiunto (dal punto di vista sociale) prodotto da questi signori. Poiché, chiaramente, i conti economici dicono che le perdite sono sostanzialmente maggiori dei profitti, devo concludere che il valore aggiunto sociale sia stato negativo. In altre parole, hanno fatto danno alla società, facendosi al contempo lautamente pagare per questo danno. Danno apparentemente enorme, se ci stanno succhiando centinaia di miliardi dalle nostre tasche per tappare i buchi. La misera consolazione - per cui alcuni milioni hanno vissuto per qualche anno in case che non si potevano permettere e che hanno ora perso - mi sembra, appunto, misera e neanche tanto consolazione. Truffarono anche costoro in cooperazione con il mortgage originator che si portava a casa il fee!

Tutto questo non c'entra nulla con l'etica e con il populismo spiccioli, ma con l'algebra ed i fatti invece sì. Dal fatto che continui a nasconderti dietro al facile dito del populismo "facile" deduco, invece, che tu non abbia in tasca alcun argomento (del tipo "alta produttività marginale" o rendimento a fronte del rischio o cose simili) capace di giustificare i redditi astronomici di questa ganga. Se ce l'hai, proponilo. Al momento non lo vedo. Vedo solo un certo tono arrogante di dismissal, non supportato da fatti, dati e modelli.

Sugli azionisti che dovevano sapere tutto: per favore! Tutti noi, probabilmente, abbiamo da qualche parte in portafoglio azioni di AIG, che non valgono più niente. In base a quale strana teoria dell'informazione e del controllo sull'operato dei managers potevo io (forse tu lo sapevi, ma io che vivo in campagna no, e CREF nemmeno ad occhio e croce) essere a conoscenza di cose come questa? Di storie simili ne girano a decine; quando la polvere calerà usciranno centinaia di truffe tali che Enron, al confronto, farà sorridere. Molti, troppi, bonus di fine anno sono figli della truffa e del raggiro, questo dicono i fatti ed i dati.

L'argomento dell'intelligenza (che è mio, fra gli altri) proprio a questo serve, a sottolineare una situazione quantitativamente assurda e che va investigata. Lo ripeto, per il lettore: poiché non vi è nessuna evidenza che il bancario medio sia enormemente più intelligente, astuto, preparato, capace e produttivo del medico o dell'accademico o dell'ingegnere medio, non ho a priori alcuna ragione di ritenere che possano TUTTI (non qualche stella speciale, i Buffett ed i Jordan son più facili da capire, ma TUTTI) guadagnare dieci o venti volte quello che guadagnano i medici, gli ingegneri e gli economisti medi. Questi ultimi, poi, forse guadagno il 50% in più dei fisici, quando guadagnano tanto, quindi il paragone non regge e la differenza è semplicemente spiegabile dal fatto che il nostro lavoro è meno charming del loro. Infatti, una differenza simile vale fra gli stipendi di chi insegna economia in un dipartimento e di chi insegna finanza nelle scuole di business, anche se i soggetti in questione sono perfettamente intercambiabili. Le differenze, invece, fra bancario medio ed ingegnere medio NON si spiegano proprio con argomenti di questo tipo!

Il problema, quindi, non è l'uguaglianza degli stipendi, ma l'esistenza di differenze impossibili da spiegarsi con criteri del tipo produttività marginale o compensazione per il maggior investimento di tempo/sforzo/denaro (caso dei medici) o rischiosità del lavoro (perché il rischio lo sopportano azionisti e prestatori, non i managers chiaramente). Nel caso dei bancari, insomma, il sospetto che dietro vi siano profitti di monopolio e/o truffe indotte dall'enorme asimmetria d'informazione e dall'orrenda regolazione, mi sembra legittimo. Ed i fatti tendono a confermarlo.

Inoltre, non è vero che i bancari "perdono" quando va male: quelli che hanno tenuto tutto negli stocks delle loro aziende vedono calare il valore delle medesime, valore che era comunque artificiale ed economicamente ingiustificato, alla luce dei terribili investimenti compiuti. Insomma, la loro condizione è esattamente uguale a quella del signore che, guadagnando $50K all'anno, si è comprato, a mezzo di ARM, 2/28 e mortgage agents benevolenti, una casa da $500K, che ora "perde". Non ha perso nulla, semplicemente per anni ha vissuto in una casa che non avrebbe dovuto avere. Idem per il bancario che "perde" il bonus e vende il quadro: entrambi (bonus e quadro) non avrebbe dovuto averli in the first place.

Questo per coloro che hanno investito nelle loro banche, che sono solo una parte. Quelli (la stragrande maggioranza, tipo Paulson per esempio) che hanno investito altrove e diversificato i loro bonus non solo non "perdono", ma mantengono e moltiplicano rendimenti che hanno appropriato sfruttando l'informazione asimmetrica e che, chiaramente, rendimenti non erano ma perdite in fieri. Incentivi? Certo, incentivi perfettamente distorti! 

Non facciamo, quindi, i finti ingenui: se c'è un settore dove l'informazione asimmetrica è enorme (per questo abbiamo i regolatori, con buona pace del mio amico Neil Wallace) e porta regolarmente e drammaticamente alla spoliazione dell'azionista/risparmiatore quando non alla truffa vera e propria, questo settore è quello bancario. Tirare fuori l'argomento secondo cui "gli azionisti avrebbero dovuto controllare quanto si faceva", come se questa fosse la FIAT o Google, mi sembra un argomento poco credibile alla luce sia dei fatti che del senso comune. Se invece, all'improvviso, ti sei convinto che sia possibile avere free and completely un-regulated banking nell'era dei derivati OTC e cosine di questo tipo, argomentacelo.

Ma, davvero, lascia stare queste continue tiritere sul populismo. Dopo un certo numero di ripetizioni, annoiano anche i bambini.

P.S. L'idea di Mario, di usare meccanismi del tipo "put your money where your mouth is", mi sembra perfettamente ragionevole per attenuare il problema lemons che pervade il mercato e le azioni dei bancari.

Michele: nel post ci sono riferimenti (non sono un granche', la roba di Gabaix e Landlier e' mal fatta, ma secondo me sostanzialmente corretta).  Sai com'e', piu' di cosi' e' difficile fare. Io da te non ne ho visti di riferimenti. Ne' di argomenti che quelli che ci sono sono errati.  Invece di pontificare, rileggiti quello che hai scritto e vedrai che tutto l'argomento e' basato su un controfattuale  (che " le perdite sono sostanzialmente maggiori dei profitti"). Se avessi pagato i manager col tuo salario - incluso tenure? - quali sarebbero state le perdite e quali i profitti? Non lo sai, ovviamente. Ne' lo so io. Fammi vedere pero' un modello che dia la risposta. Io lo ho fatto. Mi spiace, poiche' so che di solito non li fai questi errori, devo ricorrere all'unica spiegazione che sono in grado di trovare, il populismo. 

PS Anch'io ho AIG che non sapevo di avere, ma questa non e' buona ragione per aspettarmi che chi ha investito in money markets per tutta la vita mi aiuti.  

PPS L'argomento di Bebchuck (ancora una volta, l'unico esplicito) e' che i manager abbiano enormi rendite monopolistiche. Io non le vedo. Ne' tu fai nulla per farmele vedere. Io vedo migliaia di MBA's ogni anno che ci provano. Di solito questo non e' segnale di monopolio. Io credo che la soluzione sia "market for superstar". Se e' cosi', la tua argomentazione equivale a quella di mia madre che davanti a Ibra dice, con quello che prende poteva almeno fare 3 goal al milan. 

PPPS Sia chiaro che io non ho mai detto che non ci siano rendite in incentive compensation. Io non le vedo e quindi reagisco a coloro che, come te, dicono "ci devono essere, quarda come sono ricchi" e poi sbagliano il controfattuale rilevante. 

Alberto non sono d’accordo. Il mercato funziona se premia i meriti e punisce le stupidaggini, e non viene usato sistematicamente per fregare il prossimo. Beninteso questo può accadere, ma proprio per questo il sistema legale – quando è ben congegnato e funziona – ci mette una pezza e ripristina i giusti incentivi. Se penso al Bel Paese, ben più sgangherato degli Usa sotto questo aspetto, quello che sta avvenendo al di là dell’Atlantico mette i brividi. Nel paese dove la depenalizzazione del falso in bilancio passa fra la generale indifferenza del pubblico, dove continuano a imperversare i furbetti del quartierino, il rischio che vedo è il facile gioco (da parte di GT e dei suoi compagni di merende) di sostenere che anche nella patria del capitalismo gli amici degli amici contano più delle regole, quindi tanto vale tenerci le nostre di regole che così i favori li facciamo agli amici nostri. Il mercato, per guadagnare consensi, soprattutto fra coloro che non sono ancora convinti che è soluzione preferibile a quella indigesta poltiglia consociativa che ha segnato i migliori anni della nostra vita – e sono tanti –, deve convincere gli scettici. Per farlo deve dimostrare di essere uno strumento serio che penalizza chi carpisce la buone fede degli investitori. Qui il populismo, che c’è e pure forte, non c’entra. E’ il meccanismo che rischia di essere messo in discussione da comportamenti devianti. In fondo lo si è fatto per Enron, non vedo perché gli smart guys di Wall Street la debbano fare franca. Se no va finire che bisogna dare a ragione un banchiere d’altri tempi, Furstenberg, il quale sosteneva 

customers were stupid and cheeky. Stupid, because they gave their money to someone else, and cheeky, because they then expected some return on it.

Non capisco. Concordo pienamente con quello che dici. Nel caso di Enron sono stati accertati comportamenti illegali, tra cui appunto il falso in bilancio - che qui in US e' una cosa serissima. E' chiaro che il falso in bilancio vada punito anche nel caso degli "smart guys di Wall Street". Le questioni di cui si discute sono altre, e cioe': 1)  se fossero pagati troppo (a contratto, niente di illegale); 2) se stiano perdendo soldi a causa della crisi; 3) se bisogna rinnegare i contratti e punirli adesso ex post al di la' di quanto stabilito per contratto. Le mie risposte sono: 1) non lo so; difficile saperlo;  non vedo evidenza indiretta; 2) si' molti - anche se non moriranno di fame; 3) no (a meno di comportamento illegale, ovviamente). 

Nel paese dove la depenalizzazione del falso in bilancio passa fra la generale indifferenza del pubblico

Il pubblico italiano non ha alcuna sensibilita' per le regole di mercato, per la sua grande maggioranza, tuttavia il falso in bilancio non e' stato depenalizzato, questa affermazione e' uno slogan politico. Il reato di falso in bilancio e' ancora previsto dall'art. 2621 del codice civile e prevede la galera. La "riforma" approvata in parlamento prevede solo riduzione della pena massima, non punibilita' per alterazioni entro il 5%, persecuzione solo su querela di parte in caso di societa' non quotate.  Si tratta di una cattiva riforma (pene troppo lievi e margini di non punibilita' troppo ampi in rapporto al danno al mercato e alla fiducia pubblica del reato) ma anche gli articoli preesistenti erano mal scritti. Se si vuole essere piu' accurati si puo' parlare di parziale depenalizzazione o meglio di riforma discutibile del codice civile in materia di falso in bilancio.