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Guida al panico del 2008 (I): la letteratura accademica.

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Anzitutto: non è che sia molto saggio - ogni volta che qualcuno sostiene che a Wall Street in questi anni (ed altrove all'interno del settore finanziario) si son fatti soldi attravero l'inganno e l'uso sconsiderato (consapevolmente sconsiderato) dei soldi degli altri - tirare fuori, come unico argomento, l'"etica spicciola" ed il "populismo". Non vanno molto lontano, oltre che segnalare una certa mancanza d'argomenti sostanziali ed una condiscendenza che consiglierei di destinare ad altre attività.

La questione di fondo mi sembra essere quella del valore aggiunto (dal punto di vista sociale) prodotto da questi signori. Poiché, chiaramente, i conti economici dicono che le perdite sono sostanzialmente maggiori dei profitti, devo concludere che il valore aggiunto sociale sia stato negativo. In altre parole, hanno fatto danno alla società, facendosi al contempo lautamente pagare per questo danno. Danno apparentemente enorme, se ci stanno succhiando centinaia di miliardi dalle nostre tasche per tappare i buchi. La misera consolazione - per cui alcuni milioni hanno vissuto per qualche anno in case che non si potevano permettere e che hanno ora perso - mi sembra, appunto, misera e neanche tanto consolazione. Truffarono anche costoro in cooperazione con il mortgage originator che si portava a casa il fee!

Tutto questo non c'entra nulla con l'etica e con il populismo spiccioli, ma con l'algebra ed i fatti invece sì. Dal fatto che continui a nasconderti dietro al facile dito del populismo "facile" deduco, invece, che tu non abbia in tasca alcun argomento (del tipo "alta produttività marginale" o rendimento a fronte del rischio o cose simili) capace di giustificare i redditi astronomici di questa ganga. Se ce l'hai, proponilo. Al momento non lo vedo. Vedo solo un certo tono arrogante di dismissal, non supportato da fatti, dati e modelli.

Sugli azionisti che dovevano sapere tutto: per favore! Tutti noi, probabilmente, abbiamo da qualche parte in portafoglio azioni di AIG, che non valgono più niente. In base a quale strana teoria dell'informazione e del controllo sull'operato dei managers potevo io (forse tu lo sapevi, ma io che vivo in campagna no, e CREF nemmeno ad occhio e croce) essere a conoscenza di cose come questa? Di storie simili ne girano a decine; quando la polvere calerà usciranno centinaia di truffe tali che Enron, al confronto, farà sorridere. Molti, troppi, bonus di fine anno sono figli della truffa e del raggiro, questo dicono i fatti ed i dati.

L'argomento dell'intelligenza (che è mio, fra gli altri) proprio a questo serve, a sottolineare una situazione quantitativamente assurda e che va investigata. Lo ripeto, per il lettore: poiché non vi è nessuna evidenza che il bancario medio sia enormemente più intelligente, astuto, preparato, capace e produttivo del medico o dell'accademico o dell'ingegnere medio, non ho a priori alcuna ragione di ritenere che possano TUTTI (non qualche stella speciale, i Buffett ed i Jordan son più facili da capire, ma TUTTI) guadagnare dieci o venti volte quello che guadagnano i medici, gli ingegneri e gli economisti medi. Questi ultimi, poi, forse guadagno il 50% in più dei fisici, quando guadagnano tanto, quindi il paragone non regge e la differenza è semplicemente spiegabile dal fatto che il nostro lavoro è meno charming del loro. Infatti, una differenza simile vale fra gli stipendi di chi insegna economia in un dipartimento e di chi insegna finanza nelle scuole di business, anche se i soggetti in questione sono perfettamente intercambiabili. Le differenze, invece, fra bancario medio ed ingegnere medio NON si spiegano proprio con argomenti di questo tipo!

Il problema, quindi, non è l'uguaglianza degli stipendi, ma l'esistenza di differenze impossibili da spiegarsi con criteri del tipo produttività marginale o compensazione per il maggior investimento di tempo/sforzo/denaro (caso dei medici) o rischiosità del lavoro (perché il rischio lo sopportano azionisti e prestatori, non i managers chiaramente). Nel caso dei bancari, insomma, il sospetto che dietro vi siano profitti di monopolio e/o truffe indotte dall'enorme asimmetria d'informazione e dall'orrenda regolazione, mi sembra legittimo. Ed i fatti tendono a confermarlo.

Inoltre, non è vero che i bancari "perdono" quando va male: quelli che hanno tenuto tutto negli stocks delle loro aziende vedono calare il valore delle medesime, valore che era comunque artificiale ed economicamente ingiustificato, alla luce dei terribili investimenti compiuti. Insomma, la loro condizione è esattamente uguale a quella del signore che, guadagnando $50K all'anno, si è comprato, a mezzo di ARM, 2/28 e mortgage agents benevolenti, una casa da $500K, che ora "perde". Non ha perso nulla, semplicemente per anni ha vissuto in una casa che non avrebbe dovuto avere. Idem per il bancario che "perde" il bonus e vende il quadro: entrambi (bonus e quadro) non avrebbe dovuto averli in the first place.

Questo per coloro che hanno investito nelle loro banche, che sono solo una parte. Quelli (la stragrande maggioranza, tipo Paulson per esempio) che hanno investito altrove e diversificato i loro bonus non solo non "perdono", ma mantengono e moltiplicano rendimenti che hanno appropriato sfruttando l'informazione asimmetrica e che, chiaramente, rendimenti non erano ma perdite in fieri. Incentivi? Certo, incentivi perfettamente distorti! 

Non facciamo, quindi, i finti ingenui: se c'è un settore dove l'informazione asimmetrica è enorme (per questo abbiamo i regolatori, con buona pace del mio amico Neil Wallace) e porta regolarmente e drammaticamente alla spoliazione dell'azionista/risparmiatore quando non alla truffa vera e propria, questo settore è quello bancario. Tirare fuori l'argomento secondo cui "gli azionisti avrebbero dovuto controllare quanto si faceva", come se questa fosse la FIAT o Google, mi sembra un argomento poco credibile alla luce sia dei fatti che del senso comune. Se invece, all'improvviso, ti sei convinto che sia possibile avere free and completely un-regulated banking nell'era dei derivati OTC e cosine di questo tipo, argomentacelo.

Ma, davvero, lascia stare queste continue tiritere sul populismo. Dopo un certo numero di ripetizioni, annoiano anche i bambini.

P.S. L'idea di Mario, di usare meccanismi del tipo "put your money where your mouth is", mi sembra perfettamente ragionevole per attenuare il problema lemons che pervade il mercato e le azioni dei bancari.

Michele: nel post ci sono riferimenti (non sono un granche', la roba di Gabaix e Landlier e' mal fatta, ma secondo me sostanzialmente corretta).  Sai com'e', piu' di cosi' e' difficile fare. Io da te non ne ho visti di riferimenti. Ne' di argomenti che quelli che ci sono sono errati.  Invece di pontificare, rileggiti quello che hai scritto e vedrai che tutto l'argomento e' basato su un controfattuale  (che " le perdite sono sostanzialmente maggiori dei profitti"). Se avessi pagato i manager col tuo salario - incluso tenure? - quali sarebbero state le perdite e quali i profitti? Non lo sai, ovviamente. Ne' lo so io. Fammi vedere pero' un modello che dia la risposta. Io lo ho fatto. Mi spiace, poiche' so che di solito non li fai questi errori, devo ricorrere all'unica spiegazione che sono in grado di trovare, il populismo. 

PS Anch'io ho AIG che non sapevo di avere, ma questa non e' buona ragione per aspettarmi che chi ha investito in money markets per tutta la vita mi aiuti.  

PPS L'argomento di Bebchuck (ancora una volta, l'unico esplicito) e' che i manager abbiano enormi rendite monopolistiche. Io non le vedo. Ne' tu fai nulla per farmele vedere. Io vedo migliaia di MBA's ogni anno che ci provano. Di solito questo non e' segnale di monopolio. Io credo che la soluzione sia "market for superstar". Se e' cosi', la tua argomentazione equivale a quella di mia madre che davanti a Ibra dice, con quello che prende poteva almeno fare 3 goal al milan. 

PPPS Sia chiaro che io non ho mai detto che non ci siano rendite in incentive compensation. Io non le vedo e quindi reagisco a coloro che, come te, dicono "ci devono essere, quarda come sono ricchi" e poi sbagliano il controfattuale rilevante.