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Guida al panico del 2008 (I): la letteratura accademica.

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Alberto non sono d’accordo. Il mercato funziona se premia i meriti e punisce le stupidaggini, e non viene usato sistematicamente per fregare il prossimo. Beninteso questo può accadere, ma proprio per questo il sistema legale – quando è ben congegnato e funziona – ci mette una pezza e ripristina i giusti incentivi. Se penso al Bel Paese, ben più sgangherato degli Usa sotto questo aspetto, quello che sta avvenendo al di là dell’Atlantico mette i brividi. Nel paese dove la depenalizzazione del falso in bilancio passa fra la generale indifferenza del pubblico, dove continuano a imperversare i furbetti del quartierino, il rischio che vedo è il facile gioco (da parte di GT e dei suoi compagni di merende) di sostenere che anche nella patria del capitalismo gli amici degli amici contano più delle regole, quindi tanto vale tenerci le nostre di regole che così i favori li facciamo agli amici nostri. Il mercato, per guadagnare consensi, soprattutto fra coloro che non sono ancora convinti che è soluzione preferibile a quella indigesta poltiglia consociativa che ha segnato i migliori anni della nostra vita – e sono tanti –, deve convincere gli scettici. Per farlo deve dimostrare di essere uno strumento serio che penalizza chi carpisce la buone fede degli investitori. Qui il populismo, che c’è e pure forte, non c’entra. E’ il meccanismo che rischia di essere messo in discussione da comportamenti devianti. In fondo lo si è fatto per Enron, non vedo perché gli smart guys di Wall Street la debbano fare franca. Se no va finire che bisogna dare a ragione un banchiere d’altri tempi, Furstenberg, il quale sosteneva 

customers were stupid and cheeky. Stupid, because they gave their money to someone else, and cheeky, because they then expected some return on it.

Non capisco. Concordo pienamente con quello che dici. Nel caso di Enron sono stati accertati comportamenti illegali, tra cui appunto il falso in bilancio - che qui in US e' una cosa serissima. E' chiaro che il falso in bilancio vada punito anche nel caso degli "smart guys di Wall Street". Le questioni di cui si discute sono altre, e cioe': 1)  se fossero pagati troppo (a contratto, niente di illegale); 2) se stiano perdendo soldi a causa della crisi; 3) se bisogna rinnegare i contratti e punirli adesso ex post al di la' di quanto stabilito per contratto. Le mie risposte sono: 1) non lo so; difficile saperlo;  non vedo evidenza indiretta; 2) si' molti - anche se non moriranno di fame; 3) no (a meno di comportamento illegale, ovviamente). 

Nel paese dove la depenalizzazione del falso in bilancio passa fra la generale indifferenza del pubblico

Il pubblico italiano non ha alcuna sensibilita' per le regole di mercato, per la sua grande maggioranza, tuttavia il falso in bilancio non e' stato depenalizzato, questa affermazione e' uno slogan politico. Il reato di falso in bilancio e' ancora previsto dall'art. 2621 del codice civile e prevede la galera. La "riforma" approvata in parlamento prevede solo riduzione della pena massima, non punibilita' per alterazioni entro il 5%, persecuzione solo su querela di parte in caso di societa' non quotate.  Si tratta di una cattiva riforma (pene troppo lievi e margini di non punibilita' troppo ampi in rapporto al danno al mercato e alla fiducia pubblica del reato) ma anche gli articoli preesistenti erano mal scritti. Se si vuole essere piu' accurati si puo' parlare di parziale depenalizzazione o meglio di riforma discutibile del codice civile in materia di falso in bilancio.