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Zitti (e fermi) per favore!

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Complimenti è un articolo fantastico !!!! 

Nella mia semplicità mi viene da chiedere se hanno paura che il "non credito" alle attività produttive generi recessione, perche i soldi invece che darli alle banche non li prestano alle imprese ?

Me lo son chiesto, en passant, anch'io ........ e mi son risposto che, forse, il potere contrattuale del sistema bancario nei riguardi del regolatore politico abbia una qualche influenza .....

..... sbaglio?

Altre controindicazioni, che - nella mia sospettosa semplificazione - abbia trascurato?

Eventuali modalità operative praticabili con la massima ottimizzazione delle risorse?

P.S. Michele, articolo di una chiarezza esemplare: direi che Julius dovrebbe leggerlo ...... :-)

Sicuramente può esserci un problema di potere contrattuale, ma mi
pare che l'articolo contenga in sè (almeno parte del)la risposta:
trasferimenti "a pioggia", magari sotto forma di incentivi fiscali, a
favore delle imprese o delle famiglie non hanno sortito grossi effetti
e i problemi sono altrove.

Nella mia semplicità, del resto, mi viene da dire in teoria  una delle funzioni principali delle banche, quella di finanziare progetti di impresa, è strettamente connessa con la capacità
delle banche stesse di valutare e prezzare gli investimenti. Per
dire, se un'impresa chiede ad una banca un prestito per impiantare
coltivazione di fichi d'india sulle Alpi, è molto probabile che la
banca rifiuterà il prestito, o lo concederà ad un interesse molto
elevato, poichè appare assai improbabile che un progetto simile possa
fruttare anche un solo euro di profitto. Le banche hanno, in teoria, il compito e i mezzi per
valutare i progetti finanziabili. Lo Stato, al contrario, no. Lo Stato
non può certo sostituirsi alle banche! L'unica cosa che potrebbe fare e
distribuire un po' di soldi a tutti... mica tanto efficiente, no?

Lo Stato
non può certo sostituirsi alle banche!

Perfetto: però nella realtà è quello che sta succedendo. Gli stati si stanno facendo carico delle cazzate delle banche prendendo in carico carta straccia che non sanno se mai sarà remunerativa. Se permetti dare credito ad una azienda che esiste e produce cose concrete, tangibili, è molto più sensato. Per ultimo voglio ricordare che dalla crisi del 1929 si è usciti con i carri sherman ed i b29. L'america è uscita dalla crisi grazie ad hitler  ed alla seconda guerra mondiale

Con quello che ho scritto nel post precedente non voglio certo dire che nazionalizzare le banche sia una buona idea.

Per quanto mi riguarda, non ho motivazioni ideologiche a favore o contro l'intervento statale o a favore o contro politiche keynesiane più o meno militarmente orientate. Non ho idea se, in caso di recessione nel 2008, costruire carri armati o autostrade o astronavi statali aiuterebbe o meno a uscire dalla crisi. Sulla crisi del '29, infine, su come ci si è entrati e usciti sono state scritte tonnellate di roba, di cui io conoscerò al massimo l'uno per diecimila, per cui mi astengo dall'entrare in un dibattito simile.

Quello che mi pare piuttosto evidente, tuttavia, è che al momento sia in atto una crisi finanziaria, che compromette il sistema del credito, e un sistema del credito decente è qualcosa di cui probabilmente non si può fare a meno. Detto ciò, che scaricare indistintamente fiumi o ruscelli di moneta nelle casse delle banche non sia una soluzione, Michele e tanti altri lo hanno spiegato in tutte le salse, mi pare.

trasferimenti "a pioggia", magari sotto forma di incentivi fiscali, a
favore delle imprese o delle famiglie non hanno sortito grossi effetti
e i problemi sono altrove.

Non c'è alcun dubbio, ma non è ciò che intendo dire.

una delle funzioni principali delle banche, quella di finanziare progetti di impresa, è strettamente connessa con la capacità
delle banche stesse di valutare e prezzare gli investimenti. Per
dire, se un'impresa chiede ad una banca un prestito per impiantare
coltivazione di fichi d'india sulle Alpi, è molto probabile che la
banca rifiuterà il prestito, o lo concederà ad un interesse molto
elevato, poichè appare assai improbabile che un progetto simile possa
fruttare anche un solo euro di profitto. Le banche hanno, in teoria, il compito e i mezzi per
valutare i progetti finanziabili. Lo Stato, al contrario, no

Infatti, pur non occupandomi degli aspetti finanziari in azienda (quindi, magari, scrivo una sciocchezza), mi vien da chiedermi se non sia possibile - volendo evitare effetti destabilizzanti sul credito alle imprese - intervenire attraverso i confidi, strutture il cui compito è reperire risorse per iniziative imprenditoriali - in corso od in progetto - avendo la capacità professionale di valutarne la validità (cioè scongiurando il rischio di finanziare, ad esempio, vendite di frigoriferi agli eschimesi ....).

Tra l'altro, il convogliamento di risorse destinate chiaramente ed esclusivamente a tali fini potrebbe avere anche il non trascurabile effetto collaterale di trainare il sistema bancario a concentrare l'attenzione e l'operatività sulle realtà produttive, scegliendo un tipo di rischio più percorribile.

Dove non funziona il ragionamento?