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Zitti (e fermi) per favore!

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trasferimenti "a pioggia", magari sotto forma di incentivi fiscali, a
favore delle imprese o delle famiglie non hanno sortito grossi effetti
e i problemi sono altrove.

Non c'è alcun dubbio, ma non è ciò che intendo dire.

una delle funzioni principali delle banche, quella di finanziare progetti di impresa, è strettamente connessa con la capacità
delle banche stesse di valutare e prezzare gli investimenti. Per
dire, se un'impresa chiede ad una banca un prestito per impiantare
coltivazione di fichi d'india sulle Alpi, è molto probabile che la
banca rifiuterà il prestito, o lo concederà ad un interesse molto
elevato, poichè appare assai improbabile che un progetto simile possa
fruttare anche un solo euro di profitto. Le banche hanno, in teoria, il compito e i mezzi per
valutare i progetti finanziabili. Lo Stato, al contrario, no

Infatti, pur non occupandomi degli aspetti finanziari in azienda (quindi, magari, scrivo una sciocchezza), mi vien da chiedermi se non sia possibile - volendo evitare effetti destabilizzanti sul credito alle imprese - intervenire attraverso i confidi, strutture il cui compito è reperire risorse per iniziative imprenditoriali - in corso od in progetto - avendo la capacità professionale di valutarne la validità (cioè scongiurando il rischio di finanziare, ad esempio, vendite di frigoriferi agli eschimesi ....).

Tra l'altro, il convogliamento di risorse destinate chiaramente ed esclusivamente a tali fini potrebbe avere anche il non trascurabile effetto collaterale di trainare il sistema bancario a concentrare l'attenzione e l'operatività sulle realtà produttive, scegliendo un tipo di rischio più percorribile.

Dove non funziona il ragionamento?