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Zitti (e fermi) per favore!

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There they go again, from today's NYTimes

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Rich Nations Pushing for Coordination in Rescue
<em>

The United States and six other nations agreed to a plan to rescue the
financial industry, but fell short of offering concrete steps to
backstop bank lending.

 

Appunto. Mi sembra evidente che i mercati non sanno cosa farsene delle rassicuarazioni del G8, G40 o G4500. Questi si riuniscono, preparano un meraviglioso "comunicato congiunto" e poi non fanno niente di concreto. Ma e' cosi' difficile provare a fare qualcosa?

Cosa?

Lo chiedo seriamente. 

Un anno e mezzo fa a me sembrava chiaro cosa fare: far fallire rapidamente chi doveva, assorbirne le attività, impedire che la loro continuata presenza sul mercato facesse danno ad altri in un effetto domino. Era arrivato l'AIDS, occorreva trovare tutti i sieropositivi ed ucciderli sul posto, portandogli via tutti gli averi. Non si fece nulla.

Poco meno di un anno fa mi sembrava ancora chiaro cosa fare: oltre a quanto sopra cominciare a forzare la chiusura delle posizioni in CDS che non erano credibili, intervenire F&F e le compagnie assicurative che non stavano assicurando nulla, forzare una ricapitalizzazione sostanziale delle banche sia in USA che in UE. Non si fece nulla, si cominciarono a tagliare tassi a go-go.

Anche sino ad un mese fa mi sembrava possibile fare qualcosa senza usare le bombe atomiche: emettere una put option sui mutui, oltre a fare finalmente le altre cose che non si erano fatte precedentemente. Soprattutto, smetterla di fare appelli alla nazione paventando il disastro senza offrire al contempo soluzioni credibili, attività che crea solo panico. Informare il pubblico della situazione, informare credibilmente, creare fiducia e non mistero. Hanno tagliato i tassi di nuovo e continuato ad instillare il panico con chiacchere ed allarmi quotidiani.

Ora il panico c'è, la capitalizzazione di mercato delle aziende è metà (o meno, in molti paesi europei) di quello che era un anno fa mentre le banche tutte, non so se per puro panico o per un calcolo strategico di forzare il salvataggio a tutti i costi, non sembrano voler prestare soldi neanche a me (la settimana prossima faccio il test: chiamo per rifinanziare il mutuo, voglio vedere la reazione!). Ora, davvero, non è facile immaginarsi cosa fare sotto il vincolo che abbia una probabilità alta di essere efficace. Perché gli sbagli, da BS in poi, ci sono costati cari ed hanno distrutto confidenza. Ulteriori sbagli NON sono possibili. Personalmente, ammetto, non so bene cosa farei. 

Da questo punto di vista conviene aspettare le elezioni, cercando di influenzare Obama ed i suoi consiglieri, nella speranza non si lancino in follie fiscali appena eletti ma puntino a ristabilire confidenza dicendo cose nuove (fra le quali DEVE esserci la punizione seria e non simbolica di una buona fetta di management finanziario, regolatori, Fed e società di ratings incluse) e facendo poche cose ma bene e subito. L'effetto catartico delle elezioni e di un uomo che possa ricostruire fiducia una volta eletto presidente, mi sembrano ora i pre-requisiti per qualsiasi azione di politica economica. Obama questo ruolo lo può giocare, nonostante tutti i suoi altri difetti e nonostante abbia un programma economico folle (che, spero, getterà alle ortiche). McCain non può giocare questo ruolo, ed ovviamente non lo può giocare Bush.

Purtroppo, GWB è ancora presidente e convoca inutili meeting come quello di questo week end nel tentativo - ridicolo perché non ha nulla da dire né alcuna credibilità residua - di salvare la propria immagine ed il proprio ruolo nella storia. Nefasti entrambi. Il costo sociale della presidenza di questo innominabile cresce ogni giorno di più. Maledico il giorno che, nel settembre 2000, firmai l'appello di economisti in suo favore.

Sinceramente anche secondo me il fatto che le elezioni siano tra un mese e che Bush sia un presidente dimezzato non aiuta. Pero' poi penso: perche' i mercati e il sistema bancario dovrebbero beneficiare della nuova presidenza? Io temo che si finira' con l'approvare un'enorme manovra fiscale espansiva. Mi sbagliero'...

Ossia, se capisco bene quello che suggerisci è una "enorme manovra fiscale espansiva". In che maniera, concretamente?

- Tagliando radicalmente le tasse? 

- Iniziando grandi piani di lavori pubblici finanziati attraverso emissione di debito ed aumento delle tasse su chi guadagna piu di X (X= 250K nei piani di Obama)?

- Emettendo debito per investirlo ... dove? Nelle banche, come sembra essere la nuova, l'ennesima, versione del piano Paulson?

Tu pensi, davvero, che questo potrà risolvere i problemi di liquidità e solvibilità che attanagliano le banche USA ed Europa? 

Perchè il taglio dei tassi di interesse delle banche centrali e l'immissione di liquidità non risolvono il problema della liquidità del sistema bancario ? se le banche non si fidano una dell'altra non possono farsi prestare i soldi dallo stato ?

Io faccio il seguente ragionamento: la crisi e' grave. Tra tre settimane si elegge il nuovo presidente e ci si aspettera' da lui delle soluzioni. Il punto e': quali soluzioni? Negli ultimi giorni, l'immissione diretta di capitali nelle banche va molto di moda. La mia previsione e' che si fara' esattamente questo anche negli USA. In contemporanea probabilmente taglieranno le tasse per far digerire la cosa ai cittadini di ceto medio/basso. E accompagneranno il tutto con un piano di lavori pubblici.

Questo e' quello che penso accadra', non quello che mi auguro. Ad esempio credo che un taglio delle imposte farebbe piu' male che bene all'economia USA. Quanto alla ricapitalizzazione del sistema bancario, non vedo alternative. Le banche non riescono a prendere a prestito, non riescono a vendere i prodotti tossici che hanno nei loro bilanci e hanno bisogno di soldi. I privati non vogliono metterci i soldi (quelli che lo hanno fatto, stanno gia' perdendo cifre considerevoli). Quindi o si accetta che la banca fallisca oppure si interviene immettendo capitale. Come dicevo, io non vedo alternative (ma magari le mie premesse sono sbagliate), tu ne hai qualcuna?

Premesso che dovendo sviluppare una risposta argomentata in modo serio e circostanziato occorrerebbe scrivere un post assai lungo vado alla sintesi:

 

"Il male minore"

  Ragionando per le vie brevi alla 'Occam' per così dire, secondo me l'unica soluzione ORA, in aggiunta alle misure già prese di protezione totale o  parziale dei c/c, è creare inflazione, perchè con l'inflazione tutti propendono a spendere una parte del proprio capitale finanziario, piccolo o grande che sia, e la moneta ricomincia a circolare in quantità. Si deve semplicemente abbattere il  tasso di sconto in quelle zone del mondo colpite da questa crisi.

  Abbatterlo davvero, non certo solo di mezzo punto percentuale come hanno fatto Bce e altri giorni fa. Può sembrare semplicistica, sicuramente la è assai, ma mi pare l'unica soluzione realistica a questo punto, anche perchè è gestibile a ogni latitudine se guidata attraverso una politica monetaria coordinata tra Stati, e riduce l'onere dell'intervento diretto degli Stati sul fronte finanziario. E penso il taglio maggiore dei tassi dovrebbe farlo la Bce visto il tasso attuale del 3,75%.

  Poi verrà il momento di ulteriori azioni, quali ad esempio quella di rendere nulli tutti quei derivati che nei fatti sono più simili ormai al gioco d'azzardo o al patto leonino piuttosto che ad un onesto contratto di natura finanziaria. Ne esistono molte di cose da fare 'dopo'.

  Io non credo che ci sia tempo per aspettare le elezioni, 2 mesi (perchè come si sa il presidente non si insedia il giorno dopo la sua vittoria) a questa velocità secondo me è troppo tardi.

L'inflazione va in pratica accettata come il male minore a questo punto, perchè se come disse Lenin nel 1917 "i capitalisti ci venderanno anche la corda per impiccarli" occorre capire che questo sistema si sta auto-strangolando con una corda di cui è proprietario ( leggasi si dà asfissìa da solo con la stretta creditizia a tassi tipo euribor o Libor etc ) facendo mancare di fatto all'economia quell'ossigeno di  nome credito che è alla base del proprio abc di funzionamento.

Scrivi il post. Io sono in completo disaccordo. Inflazione tende a favorire i borrowers - non lo abbiamo gia' fatto?  inflazione tende a rovinare il sistama di pagamento e di credito - non e' questo il problema? Ritorniamo al titolo di questo post. Ma soprattutto "fermi".

Ritorniamo al titolo di questo post. Ma soprattutto "fermi".

Eh, sara' difficile (e anche di piu' farli stare zitti). Mo' ci si mette pure Strauss-Kahn:

IMF in global 'meltdown' warning

The world financial system is teetering on the "brink of systemic meltdown", the head of the International Monetary Fund (IMF) has warned in Washington.

[...]

  No Bisin scusa io parlo di inflazione che verrà creata dagli Stati e gestita dagli Stati, non dai mercati o meglio dai gestori del credito come giustamente sottolinei tu quando le condizioni sono quelle classiche di una economia 'normale'.

  Ma io ho suggerito una inflazione creata ad hoc dalle banche centrali su imput 'di Stato' e  guidata dagli Stati di concerto con le banche centrali, non coi borrowers. Che nasce quindi come ammortizzatore finanziario al problema.

  A me pare che il vero pericolo sia impuntarsi a difendere l'indifendibile. Il credito in pratica è già stato rovinato, e non dalla inflazione, quanto dalla 'non consistenza' del sub prime messo in circolo.

  Tra l'altro io non parlo di 'più credito', ma parlo di 'inflazione' grazie alla quale il 'fare credito' può  tornare ai livelli fisiologici e non 'strozzati' come l'euribor attuale. Lo dico (per quello che vale quella mia esperienza lavorativa) con cognizione di causa avendo lavorato da giovane in banca (inizio anni '80) in un periodo in cui l'inflazione era a 2 cifre. La 'quantità' di credito era subordinata all'inflazione. Ne era una subordinata.

  Detto per le vie brevi: si facevano rientrare posizioni di esposizione debitoria a rischio per la banca anche nei tempi dell'inflazione selvaggia. Quindi questo è un falso mito, anche perchè in concreto anche in tempo di inflazione va distinto tra valore del credito 'buono' e 'cattivo'.

  L'economia vuole ripartire, riparte solo se tu spingi il cavallo (visto che parli del post) a comprare, come accadde dopo la prima crisi del petrolio. L'inflazione che ne nacque fece da accelleratore ai consumi, e quindi al credito, e poi nei quasi 15 anni successivi venne fatta rientrare a livelli fisiologici.

  Stamani su Repubblica ho letto un dato ( lo riporto come dato attendibile): "articolo di Federico Rampini pagina 3 "La Gran Bretagna ha stanziato 250miliardi di sterline, in Germania circolano stime di 400 miliardi di euro e si parla di estendere la protezione ai fondi comuni monetari..."

  Ora, lette queste cifre, la mia è una proposta iper semplicistica più che iper semplice lo so, ma con questi valori secondo me la Bce dovrebbe capire che continuare a difendere la stabilità della moneta può rivelarsi un boomerang, perchè mi pare che in pratica i valori siano insostenibili per tutti gli Stati senza un ammortizzatore finanziario che devìa la corsa al meltdown citata nel post precedente. 

  Secondo me Bisin questa crisi non la si può risolvere con metodi classici di 'fare outing' finanziario coi books come giustamente hai indicato tu tempo fa, ora è d'obbligo 'pagare dazio' accettando (secondo me ovviamente) il male minore. Cioè l'inflazione globale.

facendo mancare di fatto all'economia quell'ossigeno di  nome credito che è alla base del proprio abc di funzionamento. 

Non mi convince molto l'argomento di chi dice che per uscire dalla crisi del troppo credito l'unica soluzione e' dare ancora piu' credito.

Tra l'altro anche volendo prendere per buono questa lettura: l'inflazione e' il male minore se riesci a controllarla. Con tutti i dollari che ci sono in giro per il mondo, siamo sicuri che un'inflazione del dollaro, in questo momento sia controllabile?