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Zitti (e fermi) per favore!

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  In base alla 'magia' che se esporti con euro a 1,10 invece che a 1,40 il tuo prodotto lo vendi sui mercati esterni alla UE 'scontato' del 22% circa ed è ovvio che lo vendi meglio e in maggior quantità e quindi crei occupazione perchè ti serve più forza lavoro. Il salario è una  componente del prezzo finale, e spesso il valore del costo industriale di un bene corrisponde a circa 1/5 del prezzo finale di vendita. Quindi incide marginalmente sul prezzo finale un salario aumentato in una situazione dove la moneta è debole invece che forte e la competitività è ottenuta in modo stabile. Il potere d'acquisto anche a parità di salario scenderebbe solo verso il prodotto esterno all'area UE e quindi sarebbe incentivato l'acquisto dei prodotti o servizi creati dentro l'area UE. 

  Metà anni 70 metà anni 80 e leggermente oltre ho letto all'epoca non 1 ma mille articoli economici che spiegavano ciò che si vedeva in Italia ogni giorno, ossia il consumo accellerato dalla inflazione: era sotto gli occhi di tutti che l'inflazione spingeva i consumi e non la propensione al risparmio.

 Politicamente posso definirmi da sempre, sin da allora, un anticraxiano ma per onestà intellettuale quella fase in cui sotto Craxi il debito aumentò in modo sensibile è dovuta alla sua lungimirante idea ( l'unica a mio avviso ) di aumentare il debito per costruire le centrali nucleari che poi il referendum dei verdi, dovuto al vecchio reattore di Chernobyl, rese spesa inutile dato che tutto venne bloccato. 20 anni dopo scopriamo che in 20 anni a parte mettere 3 pannelli solari siamo in dipendenza piena di energia. No comment sulle politiche energetiche italiane.

 In anni recenti gli americani hanno giocato a fare gli italiani dei tempi della famosa 'svalutazione competitiva', su questo concordo ma con una differenza enorme: in Italia lo facevamo per esportare meglio, loro invece lo hanno fatto per politica protezionista del made in usa vs il made in europe e japan. Il loro vero problema è stato indebitarsi per finanziare le guerre e la spesa militare. Spendono oltre 600 miliardi di dollari/anno per il loro apparato militare guerre escluse. La bolla edilizia non è in relazione stretta come intendi tu secondo me, ne è solo una derivata impazzita per mancanza di leggi a tutela dei terzi investitori sui sub prime.

 

In base alla 'magia' che se esporti con euro a 1,10 invece che a 1,40
il tuo prodotto lo vendi sui mercati esterni alla UE 'scontato' del 22%
circa ed è ovvio che lo vendi meglio e in maggior quantità e quindi
crei occupazione perchè ti serve più forza lavoro. Il salario è una 
componente del prezzo finale, e spesso il valore del costo industriale
di un bene corrisponde a circa 1/5 del prezzo finale di vendita. Quindi
incide marginalmente sul prezzo finale un salario aumentato in una
situazione dove la moneta è debole invece che forte e la competitività
è ottenuta in modo stabile.

E che altro incide che non sia soggetto ad aumentare? Le materie prime sono importate, i trasporti vanno a petrolio che e' importato, i distributori non sono scemi e aumentano le loro tariffe... Insomma: se c'e' l'inflazione che tu auspichi tendono a salire tutti i fattori de determinano il costo di vendita, anche se in misura un po' diversa tra loro; e quella poca competitivita' acquistata a caro prezzo viene erosa in breve tempo.  

In anni recenti gli americani hanno giocato a fare gli italiani dei
tempi della famosa 'svalutazione competitiva', su questo concordo ma
con una differenza enorme: in Italia lo facevamo per esportare meglio,
loro invece lo hanno fatto per politica protezionista del made in usa
vs il made in europe e japan.

Qualunque fossero le motivazioni, non ha sostanzialmente ridotto il disavanzo di conto corrente.

La bolla edilizia non è in relazione stretta come intendi tu secondo
me, ne è solo una derivata impazzita per mancanza di leggi a tutela dei
terzi investitori sui sub prime.

Ma oramai non e' piu' solo una questione di sub-prime. Il prezzo di tutti gli immobili e' salito grazie all'espansione del credito specie nel periodo 2001-2003 (se pompi liquidita' nel sistema, non puoi sperare che vada solo dove vuoi tu), e ora la bolla e' scoppiata. Con i livelli di leverage a cui stanno le banche oggi, e il loro coinvolgimento diretto o indiretto nei mutui immobiliari, questo impatta gli attivi di bilancio in misura tale da portarne alcune vicino all'insolvenza: che e' il problema, ben piu' serio di una semplice crisi di liquidita', che sta ora spingendo molti governi a ricapitalizzarle con l'acquisto di azioni (privilegiate).

  La Cina è un esempio di una area economica grande quasi 3 volte l'europa che gestisce in modo governativo il cambio per rimanere concorrenziale nel mondo sul mercato col prezzo, e che pur avendo un incremento forte della voce  salari e stupendi nell'arco di solo 6 anni, bloccando l'apprezzamento della moneta sul mercato dei cambi rimane competitiva all'esterno. Il WTO per anni ha fatto mega battaglie in tutte le sedi su ciò senza esito.

  Il tenere l'euro debole da parte della banca centrale lascerebbe competitività al prezzo dell'esportato e la rincorsa dei prezzi che accade sempre in una dinamica inflattiva rimarrebbe interna al circuito UE, e i salari con la semplice riattivazione di scala mobile+fiscal drag conserverebbero in modo stabile il potere d'acquisto all'interno dell'area UE. A me realmente pare stia diventando una 'moda' quella del parlare solo di 'recessione' senza prendere in considerazione l'inflazione  interna e la conseguente svalutazione della moneta come alternativa per tutelare posti di lavoro e consumi che la recessione di regola falcidia in maggior quantità.

  In Italia siamo veramente andati avanti per vent'anni grazie alla svalutazione 'competitiva'; il sistema monetario europeo all'epoca creò pure l'oscillazione di banda larga per noi (6% rispetto al 2,25% mi pare era).

  Il tuo ultimo capoverso sulle case invece ci concordo appieno, e la penso come te. Come pure su tuo discorso di giorni fa sul mercato dei prodotti locali; se venisse finalmente 'liberalizzato' e non più tenuto bloccato dagli interessi dei grossisti e della grande distribuzione, produrrebbe addirittura spesso non solo un ribasso dei prezzi dato che il local food è un mercato che elimina questi 2 intermediari, ma anche una redistribuzione più 'etica' del reddito perchè premierebbe anche economicamente un lavoro manuale (quello agricolo) che è incredibile sia così sottopagato oggi rispetto al forte valore economico intrinseco del settore stesso. ( è assurdo  per me che il terziario della pubblicità quoti più dell'agricoltura considerando le varianti Agricoltura Biologica Prodotti DOP DOCG etc)

Altra cosa che complessivamente ridurrebbe il costo della vita sul fronte food e mitigherebbe pure qualunque meccanismo inflattivo sarebbe la abolizione di quella rendita gratuita, chiamata set-aside, che non ha più ragion d'essere visto quanto sta aumentando il prezzo di certi prodotti agricoli. Sarebbe un doppio risparmio perchè da un lato non verrebbero più pagati contributi comunitari su ogni ettaro non coltivato, e quindi l'insieme dei cittadini pagherebbe un % di tasse in meno, e dall'altro avremmo una produzione maggiore di prodotti agricoli e riduzione conseguente dei prezzi.