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Una chiappa ciascuno

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Il Papa, facendo leva sulla solita trave che ha nell'occhio, esorta gli altri a occuparsi delle loro pagliuzze. L'ultima "pia" esortazione è questa sulle banche.

Ora, a quanto ne so, anche lui ha una banca, lo IOR, coinvolta in scandali pesanti, vergognosi e insostenibili per la credibilità di chi con la mitra in testa ci crivella sempre di cazzate.

Se lui ha idee così buone sulle banche, inizi ad applicarle a casa sua, nella sua banca, visto che leggiamo che lo IOR:

1) Il bilancio e tutti i movimenti che vengono fatti dall'Istituto sono noti solo ed esclusivamente al Santo Padre, al collegio dei Cardinali che lo gestiscono, al Prelato dell'istituto, al Consiglio di sovrintendenza, alla Direzione generale ed ai revisori dei conti. Ovvero, che si tratti di pedofilia o banche, i preti non vogliono che si metta il naso nei loro affari.

2) Una rete di contatti con banche sparse nel mondo rende possibile l'esportazione di quantità illimitate di denaro in assoluta riservatezza, poiché Città del Vaticano non aderisce ai patti internazionali antiriciclaggio. Inoltre, il conto può essere aperto sia in euro che in valuta straniera. I clienti vengono identificati solo attraverso un numero codificato, alle operazioni non si rilasciano ricevute, non esistono libretti di assegni. Ovvero, la sua banca può fare i giochetti sporchi, mentre le altre sono esortate a investire nel sociale.

3) Infine, avendo sede in uno Stato sovrano, ogni richiesta di rogatoria deve partire tramite il ministero degli esteri del paese richiedente. Finora nessuna rogatoria è stata concessa dal Vaticano.

Possiamo dire che la condotta del "Santo" (?) Padre, ci fa schifo e ci ripugna per la sua profonda e meschina ipocrisia?