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Una chiappa ciascuno

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non è un po' sospetto che l'abolizione della schiavitù abbia di poco seguito l'industrializzazione, e abbia perciò coinciso con l'avvento dei "telai che tessono da soli", come previsto da Aristotele nel "De Respublica Atheniensium"?

Cosa vuoi che ti dica? Potrei mettermi a discettare su quando la schiavitù fu abolita, su quando iniziò l'industrializzazione yankee e sul contributo della forza lavoro negra all'industrializzazione stessa, o sul fatto che, se davvero la schiavitu' non era conveniente, perche' mai gli stati confederati si siano autodistrutti per difenderla, ma non mi sembra il caso. E&F ci hanno scritto due volumi sull'argomento, volumi piuttosto convincenti e la cui tesi di fondo (da quanto so, ma forse non sono informato abbastanza) nessuno ha contradetto. Anzi, uno di loro ci ha pure preso il Nobel ...

Citazioni classiche a parte, tu hai qualche altro elemento per contraddirli?

Citazioni classiche a parte, tu hai qualche altro elemento per contraddirli?

Be', la realta' di fatto: arriva l'industrializzazione, e nel giro di un secolo finisce la schiavitu' (in America, non a caso prima negli stati del Nord che nella piu' agricola Dixie); arrivano gli elettrodomestici, e si comincia a parlare di emancipazione femminile (Antipatro si riferiva a un suo equivalente di due millenni fa). Correlation may not be causation, ma da bayesiano tendo a incorporare ogni data point nelle mie stime soggettive di probabilita'. (Per entrambi i riferimenti classici sono indebitato con Karl Marx, che li cita nel primo libro del Capitale -- solo per negarne stizzosamente la veridicita', dato che secondo lui l'industrializzazione ha peggiorato le condizioni di vita dei lavoratori etc. etc.).

Nel complesso, la mia impressione e' questa: siccome noi umani siamo animali sociali, in genere abbiamo tendenza a empatizzare con i sentimenti altrui e a volere che tutti stiano bene. Questo default e' pero' facilmente rimpiazzato da altre considerazioni quando entra in gioco l'interesse della propria persona o famiglia piu' o meno allargata. I sistemi morali finiscono percio' per essere piuttosto elastici e mutevoli, e la cosa non e' in se' ne' un bene ne' un male: e' stata decisa dall'evoluzione e tutto sommato funziona abbastanza bene. In una societa' moderna, in cui un megajoule di lavoro costa pochi centesimi, la schiavitu' creerebbe piu' problemi di quanti ne risolverebbe, e a nessuna persona sensata verrebbe in mente di ripristinarla. In altre societa' e altri tempi, e' evidentemente stata un male necessario.

EDIT: Di F&E non ho letto nulla, ma da quanto vedo p.es. su Wikipedia, la tesi centrale (e piu' controversa) di Time on the cross e' che gli schiavi americani non fossero trattati particolarmente male, o comunque non molto peggio dei lavoratori industriali in Yankee-land. La faccenda dell'opposizione per ragioni morali sembra essere stata invocata in modo un po' strumentale e tardivo per difendersi da accuse di revisionismo pro-schiavitu'. Quanto al Nobel, la motivazione e' stata "per aver rinnovato la ricerca in storia economica", non per aver provato che la schiavitu' sarebbe economicamente efficiente -- e certamente non che lo sarebbe in una societa' industriale, dato che il libro si riferiva all'ambiente rurale degli stati confederati.