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Una chiappa ciascuno

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Michele, mi devi scusare. Ho letto e riletto i tuoi interventi e confesso che, per la prima volta da quando ho il piacere di leggerti, non capisco il tuo di punto. Sicuramente per colpa mia, intendiamoci.
A parte il fatto che nel suo post Marco non mi sembra "raccomandi" l'adozione del criterio "scurdammoce u passato" nelle relazioni internazionali, da parte mia posso risponderti che gli stessi principi analitici che applico al conflitto israelo-palestinese li applico a tutti gli altri conflitti, militari o non. Presenti e passati (chiaramente non in modo rigido dato che ciascun conflitto ha delle proprie caratteristiche e differenze).
Questo vuol dire "giustificare" l'uso indiscriminato della forza? Manco per sogno. Vuol dire "giustificare" l'uccisione di civili? Ovviamente no.
Vuol dire semmai capire, ed accettare, che le relazioni internazionali sono dominate in grandissima parte dalla forza, anche ma non solo, di tipo militare. Che faccia piacere o no, a livello analitico, è indifferente. Così è. Punto.
Ti confesso, invece, che non capisco la tua posizione quando da un lato affermi che non c'è soluzione possibile (cosa vuoi dire?) e dall'altro inviti a riflettere sulle colpe esprimendo poi giudizi morali (ho capito male?). Mi sembra che tu dica: aspettiamo la soluzione finale e nel frattempo riflettiamo su quello che è successo e diamo giudizi attenti morali.
Mi sorge spontanea la domanda: lo pensi davvero oppure è un modo raffinato per non fare i conti con la realtà? Ma soprattutto: secondo te quali sono i giudizi morali "corretti" da applicare al caso concreto?

Se ho male interpretato il tuo pensiero chiedo venia fin d'ora.