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Una chiappa ciascuno

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meglio, ri-ri-chiedo, che alle mie domande di applicare alla politica internazionale e ad altri contesti i medesimi criteri che tutti sembrate proporre per giustificare/comprendere/assolvere i massacri israeliani non rispondete MAI!) davvero Marco crede che sia raccomandabile, in politica internazionale e nella relazione fra stati/popoli/ nazioni, adottare il criterio del "chi ha dato, ha dato, ha dato ... scurdammoce u passato"?

Michele, io non voglio giustificare massacri israeliani se cerco di capire e di dire perchè Hamas sbaglia, così come tu non giustifichi i razzi di Hamas su Sderot se critichi la guerra di Israele contro Gaza.

Io non penso che sia utile scordarsi il passato in generale, né raccomandabile. Dico solo che ci sono circostanze nelle quali non è possibile trascinare i colpevoli di ambo le parti dinnanzi ad un tribunale riconosciuto da entrambi, semplicemente perchè tale tribunale non esiste. E sic stantibus rebus, l'accomodamento reciproco avviene, di norma, sulla base delle risorse di potere e di diritto di cui si dispone al momento della fine delle ostilità. Non dico che sia giusto così, dico solo che sarebbe meglio accettare la situazione e basta e trovare il modo di ricavarne il meglio.

E perdere la guerra, accettando il risultato di uno scontro non è necessariamente l'antefatto da cui discenderanno solamente cose orribili. Adesso faccio un esempio, che come tutte le analogie storiche apparirà eccessivo a molti . Concentriamoci non sulle differenze tra il caso che porterò e la Palestina, ma solo sull'idea che persa una guerra dinnanzi ad un nemico più forte, si possa comunque risorgere a nuova e migliore vita. La Germania perde la prima guerra mondiale ed è costretta a pagare salatissime riparazioni; da quello sconvolgimento viene fuori la Repubblica di Weimar e l'obbrobrio morale del nazional-socialismo, e quindi un'altra guerra che ancora più dolorosamente la Germania perde. Alla fine la Germania si trova con i suoi dirigenti impiccati per crimini contro l'umanità; il suo territorio smembrato fra potenze occupanti e su tutto questo scenario un muro odioso a dividere i berlinesi. La Germania si rimette in carreggiata e oggi com'è? Come sta? Si è cambiato un corso storico apparentemente ineluttabile? Io penso di si. Ma come lo si è fatto, lavorando ad una ricostruzione materiale o culturale o impostando tutta la propria politica sulla memoria e i torti subiti? Dichiarando che Hitler è stato appoggiato inizialmente dalle cancellerie occidentali e che quindi la guerra americana e britannica era solo un modo per fare avanzare gli interessi dei due paesi?

E il Giappone? Dopo la seconda guerra mondiale, il suo imperatore, nientemeno che Dio in terra per i suoi sudditi, è chiamato su una portaerei americana a firmare una costituzione scritta dagli americani. Come stanno i giapponesi?

E il Vietnam? Alleato degli americani, ha deciso di lasciare perdere una memoria nutrita di odio, giustissimo, nei confronti di chi ha martoriato il suo paese per guardare avanti.

Io non voglio dire che gli americani o chi vince una guerra hanno sempre ragione, voglio solo dire che nel campo delle relazioni internazionali se si istituisse la repubblica mondiale alla Kant, io starei meglio; e starei ancora meglio se tutte le relazione fossero sottoposte a leggi universali che impediscano la guerra e i suoi orrori in bella mostra. Ma in attesa di quella circostanza, non posso sacrificare le distinzioni fra belligeranti dichiarandole ininfluenti rispetto alla finale realizzazione di quel sacrosanto principio della pace perpetua.

Ecco, la mia domanda è: perchè i paesi arabi non dimenticano, perchè non mettono una pietra sopra tutta la vicenda? Perchè la storia, in medio-oriente è una mnemo-tecnica di orrori e lutti che non si vogliono elaborare e superare ma rendere sempre più vividi e capaci di generare orrori nuovi, giustificati dai primi? Perchè i paesi arabi non fanno come i cinesi e dicono: "adesso facciamo gli stakeholders responsabili dell'ordine internazionale, però in fondo in fondo cominciamo a fregarvi perchè studiamo come fate le cose voi e cerchiamo di migliorarle e vi sfidiamo sul vostro stesso terreno"...e non mi pare che i cinesi si siano del tutto americanizzati. Piuttosto hanno capito che era meglio, nella situazione data, trovare il modo di ricavarne tutti i vantaggi possibili.

Infine, trovo che dal momento che i paesi arabi intorno a Israle in quanto tali sono omogenei per lingua e cultura, ecco dicevo, siccome le cose stanno così ho sempre pensato che in fondo il conflitto poteva essere risolto creando una sorta di Unione Araba sulla scorta dell'Unione Europea, in modo da ricollocare le tensioni territoriali tra stati nello spazio politico più vasto federale...in attesa che si risolva la questione dei rapporti con Israele...la qual cosa però i fratelli arabi si sono ben guardati dal fare.

PS: Personalmente credo che Israle dovrebbe ritirarsi non solo da Gaza (come ha già fatto) ma anche dalla Cisgiordania seguendo i confini della cosiddetta Linea Verde...anche se quel confine non tiene conto del fatto che a rimetterlo in discussione sono stati i paesi arabi che prima hanno mosso guerra a Israele per sovvertire un certo ordinamento territoriale, poi a guerra persa, hanno preteso che il loro tentativo fallito non venisse usato da Israle per rimodulare i confini in seguito all'esito della guerra che Israele vinse. Qui ritorna il discorso vaso di pandora cui parlavo nel primo post: se fai una guerra o più guerre (Guerra dei Sei Giorni e Guerra dello Yom Kippur) e le perdi, ne paghi le conseguenze...troppo comodo dire: vabbè, la guerra è finita, l'abbiamo persa ma facciamo finta di niente e torniamo alla situazione di prima della guerra.