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Una chiappa ciascuno

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il tuo commento è così incazzato che mi sono andato a leggere l'intervista. Devo dire che il massimo Brunetta lo ha raggiunto definendo il sommerso un ammortizzatore sociale . Se ce la vediamo brutta possiamo sempre ricorrere alla mafia o alla camorra ...........

Del resto non è detto che  il vuoto intellettuale lasciato dalla sinistra, debba riempirsi con dell'intelligenza

il tuo commento è così incazzato che mi sono andato a leggere l'intervista.

Non era incazzato, credimi. In realtà provo una certa empatia per l'uomo e per questo sento pena di fronte al suo esibirsi pubblico, il suo rendersi ridicolo pur di attirare l'attenzione dei media e, soprattutto, la condiscendente benevolenza del suo capo di turno.

Renato Brunetta mi ha provocato "verguenza ajena" fin da quando lo conobbi, 34 anni fa, compito e sottomesso ma al contempo superattivo, asfissiante, portaborse di Gianni de Michelis, a Venezia. Da allora l'ho rivisto in svariate occasioni, quasi sempre associate ai miei brevi raids in qualche ministero romano, e l'impressione è sempre la stessa: quella di un uomo che soffre dentro, che vive angosciato e martoriato da mille "voria ma no poso". E da uno in particolare.

Il "voria ma no poso" intellettuale è per lui il peggiore: RB ha sempre sognato di diventare un "grande economista" (qualunque sia il significato che, nella sua testa, dà a questa espressione ...) ma non ci è mai riuscito, checché lui si racconti. Non solo non è mai diventato un "grande economista" (non è che i Ken Arrow e gli Ed Prescott siano così frequenti, dopo tutto); in realtà non è mai nemmeno diventato un "economista serio", che già sarebbe un grande risultato. Basta guardare il suo CV per capire cosa intendo: non ha mai pubblicato su un giornale con valutazione anonima, non ha mai prodotto una ricerca originale che sia una, il grosso di quanto scrive è compilazione o polemica politica. Per forza: da un lato non ha le basi per poter far ricerca, dall'altro ha passato la sua vita a "fare politica", nelle sue molteplici forme.

Questo complesso gli esce dai pori, non riesce a controllarlo: da qui le sparate sul Nobel a cui avrebbe rinunciato e l'ossessione con il far finta di avere una vita accademica. Il posto all'università che mantiene senza esserci mai, la direzione editoriale di questa e quell'altra rivista di economia del lavoro, la pubblicazione di volumetti che non contengono nulla ed altro non sono che pamphlet politici ... sino alla "laurea in Scienze Politiche ed Economiche" che pone sia nel suo CV che nella sua pagina di Wikipedia, e che (da quanto mi risulta) al tempo non esisteva (e non esiste neanche oggi) in quella facoltà. Negli anni '70, a Scienze Politiche a PD, le lauree erano in scienze politiche ed in scienze sociali ... Ma chissà, forse mi sbaglio ...

A questo punto urge un bello speciale su questa figura mitologica della politica italiana.

Segnalo (come già fatto con altro commento) che il suo esordio come ministro mi ha subito illuminato la mente sulle qualità dell'uomo. Come prima iniziativa si vantò sui giornali di aver pubblico sul sito web del dipartimento della funzione pubblica oggetto, costo e durata delle consulenze: in pratica si vantava di aver assolto ad un obblico della (liberticida) Finanziaria 2007.

Per me è oramai un mito.