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Perché Obama sta(va) perdendo delle elezioni già vinte?

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Reazioni interessanti, comprese quelle un po' isteriche per lesa santità. Andiamo per ordine.

Sandro pone una domanda difficile, la mia  risposta è (2), oltre a quella che ho abbozzato in Horror Economics (specialmente il secondo) ed altre cose scritte qui su nFA ... non ho mai creduto che la diseguaglianza sia al 100% figlia della tecnologia né solo figlia della politica, ossia dei diritti di proprietà e del libero commercio. Il problema rilevante è capire quanta diseguaglianza è inevitabile e quanto costa in termini di conflitto sociale. Non ho la soluzione in tasca, ma credo vi sia un problema vero, su cui vale la pena ritornare seriamente, se se ne ha voglia.

Valter: non mi sembra diciamo quanto ci attribuisci, quindi non so che dire. C'è una sostanziale differenza fra "ricchi-poveri" e le elite professionali urbane versus la ex classe media industriale colpita dalla globalizzazione e che vive nei sobborghi o nelle piccole città. Basta guardare la distribuzione dei voti red/blu per counties per intendere quanto andiamo dicendo. La stampa, diciamo così, di sinistra intellettuale USA (New Yorker, Atlantic monthly, Harper's, New Republic ...) va dibattendo la questione da mesi: perché BO non ha maggior successo (meglio, perché ha poco successo) fra quella fetta di popolo lavoratore che dovrebbe stare dalla sua? Sono i "Reagan's democrats", tanto per capirsi. La domanda di fondo che poniamo, vedi alla fine, li riguarda alquanto.

Giorgio: propaganda e timeline. Se è sempre e solo la propaganda e l'esposizione mediatica, l'argomento si morde la coda non ti pare ? Strano che tu attribuisca il recupero di BO ai dibattiti che, ad avviso di chi li ha guardati, son finiti pari e patta. Strano che sia stata l'esposizione mediatica della protratta campagna elettorale che ha fatto danno a BO e non quello che in quel momento emergeva di lui o ne diceva Hillary. McCain era inesistente in quei mesi, si agitava ma nessuno gli faceva caso. Com'è che si guadagnano consensi quando nessuno ti fa caso? Mettiamola diversamente; senza il crollo dei mercati, secondo sarebbe ora ovvio che BO vincerà il 4 Novembre? Comunque, fosse anche corretto, l'argomento "it's all the media" non risolve la domanda fondamentale che ci poniamo Aldo ed io (vedi sotto).

Alberto: vogliamo discutere seriamente o facciamo i risentiti perché abbiamo
osato toccare l'uomo che abbasserà gli ocerani? Suvvia, ti facevo un
po' più navigato e meno suscettibile. Ad ogni buon conto: è l'economia o non è l'economia? Ovvero, gli aspetti economici del programma sono rilevanti per gli elettori in genere, oppure no? Ci sono tre questioni: (1) cosa è importante per gli elettori, (2) cosa propongono i candidati, (3) qual è la situazione esterna, che fa interagire (1) e (2). A nostro avviso, (1), l'economia è sempre importante per gli elettori e, (2), quanto i candidati proponevano e propongono li rendeva e rende non molto differenti. Questo, assieme a (3) che sembrava buona sino a pochi mesi fa, faceva sì che i lavoratori bianchi nei tre quartili più bassi avessero sostanziali difficoltà a trovare Obama interessante. Ora, (3) di nuovo, la situazione è drammaticamente cambiata e credo che anche una parte di costoro trovi Obama più attraente di McCain, ma lo trovano tale perché fa finta di fare FDR e promette tasse per i ricchi e pane e lavoro ai poveri. Ora, la domanda interessante è: son promesse da marinaio o le può mantenere? Detto altrimenti: c'è qualcosa che Obama ha detto sull'economia che ti convince e ti pare più credibile di quanto abbia detto McCain? La nostra risposta è: assolutamente no. La tua, qual'è?

Change: tutti, sempre, offrono change. Meglio, lo promettono. L'idea che Obama abbia avuto successo perché prometteva "change", per se, mi sembra alquanto ingenua. È come dire che BS vince in Italia perché dice "Forza Italia" ... Se, invece, si vuol dire che la gente non ne può più di GWBush e che Hillary era poco credibile per il suo passato e per il bagaglio familiare, quindi Obama appariva l'unico change credibile, allora è un'altra cosa completamente e coincide con quanto diciamo noi. Grazie agli orrendi anni 2001-2008 di amministrazione GWB, i Democrats sono entrati in queste elezioni come vincitori dichiarati perché una fetta molto grande dell'elettorato chiedeva un cambio no matter what. Avessero anche fatto scendere in campo Edwards, a mio avviso, i Democratici rischiavano di vincere. Persino Gore vinceva, va ...

Which begs the main question we ask: a fronte di un'amministrazione repubblicana uscente così mostruosamente fallimentare e financo tragica, com'è possibile che ci sia voluto ANCHE il crollo (almeno mediatico e finanziario, se non effettivo) dell'economia mondiale perché il candidato democratico guadagnasse una solida maggioranza nei sondaggi? Questa è la vera, ed a nostro avviso interessante, domanda da porsi. Perché il messaggio dei democratici, e di BO in particolare, ha così poca valenza positiva di per se, ha così poco contenuto proprio, che riesce a vincere SOLO quando contrastato con i risultati veramente drammatici e fallimentari di una delle peggiori amministrazioni da sempre?

A questa domanda proviamo a dare una risposta. Qualcuno ne ha un'altra di risposta, possibilmente migliore? Ripeto la domanda: com'è possibile che - a fronte del peggior presidente da un secolo circa e ad un candidato del presidente che gli si avvicina sempre di più, che è vecchio, che da segni di rimbambimento e che sceglie come partner una persona molto medriocre - si arrivi ad un mese e mezzo dalle elezioni (Sept 15) che si è indietro di un paio di punti nei sondaggi? PERCHÈ? 

Ecco, se avete voglia di discutere di questo tema (che forse permette di capire perché dopo i disastri di BS gli italiani continuino a preferirlo alle alternative che la parte avversa loro offre) possiamo farlo. Alternativamente possiamo anche fare battute su Rove che lavora per noi (non sarebbe male, è uno intelligente se ben capisco ...) ed altre cosuccie amene.

P.S. Marco, scusami se non ti ho risposto ma non so cosa dirti. Se a te piace pagare le tasse, "beato" te, vivi nel paese giusto. Comunque l'idea che BO vince perché propone alla gente di pagare più tasse così lui fa strade e ponti è, credimi, abbastanza risibile.

Io credo che il paese sia sostanzialmente a maggioranza repubblicana. Il fatto che Bush sia orribile non vuol dire che gli elettori non vogliano votare repubblicano. McCain e' persona ragionevolissima; magari avesse vinto lui invece di Bush. Questo spiega perche' non sia facile per i democratici vincere. Se lo fanno, la crisi aiuta, ma anche il fascino del "change". Capiscono che tutti dicano "change" sempre e comunque, ma questo e' nero, ha 45 anni, insomma qui si tratta di "change" epocale. Questo secondo me ha un effetto emotivo enorme su tanta gente. Ovviamente non sui blue collar bianchi, che sono infatti quelli che Obama fa fatica ad avere dietro. 

La premessa che Obama avrebbe dovuto averla facile secondo me non regge. Proprio perche' la politica economica dei democratici non ha la maggioranza nel paese (almeno non l'aveva prima della crisi). Su questo il fatto che Bush e' stato pessimo e' irrilevante, io credo. Io credo che nonostante questo Obama fosse vicino alla vittoria (prima della crisi) per via dell'effetto emotivo del percepito cambiamento epocale.  La crisi sta dando un altro colpo. 

Cominciamo con una affermazione che e' cosi' ovvia che e' imbarazzante.

L'elezione di Obama e' un cambiamento epocale, negli Stati Uniti e nel mondo. E lo e', anche se non ci fossero altri fattori, perche' Obama e' nero, e ha 47 anni. E questo e' un fatto che dimostra la capcita' di questo paese (gli Stati Uniti) di prendersi dei rischi che noi dobbiamo invidiare.

Detto questo: l'america vuole un cambiamento, e questa e' l'unica cosa che condividono quasi tutti. Il punto e' primo cosa cambiare e secondo in che direzione cambiare. Gia' sul primo punto non c'e' accordo: fino all'estate era la guerra. La risposta a cosa fare per chi voleva cambiare era semplice. 

Poi la guerra e' letteralmente sparita, e dal 15 settembre e' stata sostituita dalla crisi economica.  Qui la confusione e' divenuta caos. La classe politica (di tutti e due gli schieramenti) e' riuscita nella manovra abilissima di scaricare tutta la colpa su Wall Street, anche se ne condivideva le responsabilita' in misura uguale, e suggerirsi di nuovo come soluzione. Ma di una cosa non sono riusciti a convincere il pubblico, e questo e' il punto essenziale che volgio discutere. In un poll del 22 ottobre, Zogby,ha chiesto:

``McCain e altri critici sostengono che Barack Obamae' fortemente influenzato da persone e organizzazioni che vogliono realizzare giustizia sociale attraverso la redistribuzione della ricchezza. Siete favorevoli o contrari agli sforzi di  realizzare giustizia sociale attraverso la redistribuzione della ricchezza?''

Risposta:  57 per cento contrari, 24 per cento a favore, il resto indecisi. I 24 per cento sono il blocco della rucola. Gli altri 57 per cento o votano McCain o temono che insieme al cambiamento avrebbero la redistribuzione della ricchezza. Questa e' la debolezza di Obama che Michele e io volevamo sottolineare.

Un'ultima questione. Perche' il 57 per cento si oppone alla redistribuzione? Una spiegazione semplice e' che lo facciano per preservare posizioni di privilegio. Visto il numero, io propendo per una diverse spiegazione: che quelle politiche producano l'immobilita' di un paese. 

A proposito: mi domando anche in questo caso cosa direbbe lo stesso poll fatto in Italia. 

Siccome ora vado di corsa, rispondo solo ai commenti un po' sopra le righe, usando il tono che loro compete.

A me non sembra proprio di essere andato sopra le righe.

propaganda e timeline. Se e' sempre e solo la propaganda e
l'esposizione mediatica, l'argomento si morde la coda non ti pare ? Ci
ritorno con un attimo di calma ma, comunque, l'argomento "it's all the
media" non risolve la domanda fondamentale che ci poniamo Aldo ed io
(vedi sotto).

Io con tutta onesta' l'argomento che avete posto tu e Aldo non l'ho capito. Cioe' credo di aver capito che c'e' un messaggio che vorresti dare tu in questo post e uno che vorrebbe dare Aldo e quando lo fate insieme viene fuori un po' una maionese.

Comunque, se la domanda chiave secondo te e':

a fronte di un'amministrazione repubblicana uscente cosi'
mostruosamente fallimentare e financo tragica, com'e' possibile che ci
sia voluto ANCHE il crollo (almeno mediatico e finanziario, se non
effettivo) dell'economia mondiale perche' il candidato democratico
guadagnasse una solida maggioranza nei sondaggi?

Allora permettimi di dire che la domanda e' almeno malposta. Obama ha avuto un vantaggio solidissimo dal momento in cui e' divenuto chiaro che sarebbe stato il candidato democratico. L'unico scivolone che ha avuto lo ha avuto immediatemente dopo la repubblican convention, esattamente come previsto da quello che in gergo chiamano convetion bounce (qui). Se poi vogliamo speculare che senza i bail out non si sarebbe piu' ripreso, speculiamo pure ma siamo nel campo della fantapolitica.

Allora alla luce di questo, provo a rigirare la domanda, la tiro fuori dalla fantapolitica e la parafraso cosi:

a fronte di un'amministrazione repubblicana uscente cosi'
mostruosamente fallimentare e financo tragica come e' possibile che ci sia ancora tanta gente che vota repubblicano?

La mia risposta e': perche' le persone che cambiano radicalmente schieramento politico in un sistema bipartisano sono pochissime e il paese e' sostanzialmente un paese a maggioranza repubblicana (non dimentichiamo che negli ultimi 40 anni ci sono stati soltanto due presidenti democratici). Inoltre sai benissimo che il sistema elettorale rende difficili i ribaltoni per un sacco di motivi. Gia' i primi4 anni i Bush erano stati disastrosi eppure ha preso piu' voti al secondo mandato che al primo.

 

 

<dl><dt>Siccome ora vado di corsa, rispondo
solo ai commenti un po' sopra le righe, usando il tono che loro
compete. </dt></dl>

A me non sembra proprio di essere andato sopra le righe.

Per i lettori che non capiscono: colpa mia che faccio i commenti a rate facendo altre cose. La prima frase era in una versione che ho poi cambiato.

Sul resto: vedo che tu ed Alberto sembrate avere la stessa opinione, piu' o meno. Ossia che e' cosi' perche' e' cosi'. Gli americani votano repubblicano perche' sono repubblicani e sono repubblicani perche' votano repubblicano. E' questa la teoria? Ce l'hanno nei cromosomi, e' una feature profonda della loro cultura, cos'e'? Quando FDR, democratico, vinse 4 elezioni di fila la teoria cosa diceva? Che erano democratici perche' votavano democratico?

Capisco che, se questa e' la teoria di base, allora oggi, visto che il paese e' a maggioranza repubblicana per definizione, ogni democratico che vinca, non importa di quanto ed a fronte di che cosa, e' uno che fa miracoli. 

Come teoria "politica", se mi permetti, la trovo un po', come dire, insoddisfacentemente tautologica ...

Modifico allora la domanda: PERCHE' 

il paese e' sostanzialmente un paese a maggioranza repubblicana

?

Avendo vissuto per qualche mese nella stato di Indiana, mi e' sembrato di percepire che il "nero non piaccia" o, quantomeno, non piace la gente che si dichiara a favore dell'aborto e dei diritti degli omosessuali ... in questo senso, Indiana mi e' sembrato uno stato a maggioranza repubblicana (ammetto comunque che si tratta di sensazioni basati su di un piccolo campione, possibilmente poco rappresentativo).

Gli americani sono repubblicani principalmente PERCHE' sono pragmatici. Non perchè sono 'repubblicani' . Non sono 'tifosi' della politica come noi italiani. Votano Delano 4 volte di fila e anche 5 se credono nel bene comune. Quello di Platone e JFK. (è il mio parere sincero vero) a parte ciò...

Professor Boldrin, la sua arguta domanda di prima già si risponde da sola.  Ossia detto in battuta, è sin dal giorno dell'infelice frase sulla insalata che gli scontenti hanno capito non essere arrivato 'il Salvatore' ma solo un suo sosia.

Se così è lei ha ragione, ossia gli americani sanno sicuramente essere  idealisti ma sanno essere pragmatici quando capiscono di quale pasta è lo sfidante (leggasi Obama), quindi per pragmatismo il tutto ha preso una piega chiara nei sondaggi sulle preferenze di voto solo dopo il crollo di borsa recente. Qui dall'Italia si ha una lettura assai meno nitida di voi, che in america ci vivete e ci lavorate, qui il "we can", ossia il change è stato riportato come un messaggio solido, autentico e non finto.

Secondo me lei e Rustichini avete fatto una analisi giusta e sintetica di quanto poco 'we can' si è dimostrato essere il candidato democratico, ossia è un uomo che parla un 'politichese correct' adatto al momento EMOTIVO contingente, più di immagine che di sostanza.

E che è stato scelto in modo pragmatico dagli americani solo dopo l'ultima debacle della borsa, senza più entusiasmi legati allo slogan 'we can change' dei suoi esordi. E' stato scelto tra il meno peggio dei due, per così dire.

Dato che non mi ritengo nè di destra ne di sinistra e non vorrei che citare De Gaulle e Trozski fraintendesse questo mia risposta: non è un leader con in testa un vero progetto per una 'migliore' America, per esempio alla Tocqueville come piacerebbe personalmente a me sia in Italia che in USA, ma solo un onesto politico animato da buone intenzioni e nulla più, che al massimo in un momento cosi grave riesce a rimettere le cose a posto col danno minore possibile (probabilmente) per tutti i cittadini americani.

La mia risposta quindi è che il bluff 'we can change' è chiaro, gli americani aspetteranno altri 4 anni prima di riparlare di politica nel modo in cui l'hanno fatta persone come Lincoln, Churchill, Einaudi, De Gaulle, De Gasperi, Ghandi e altri. Roosevelt per me fu un grande, l'ho lasciato per ultimo apposta, e per quell'epoca credo fece le scelte migliori per tutto il mondo. Sui conti fiscali invece credo ha ragione in pieno Bisin, in america ora pensano solo a eleggere chi rimette a posto le cose nel modo 'meno peggio' per tutti.

Gli americani votano repubblicano perche' sono repubblicani e sono
repubblicani perche' votano repubblicano. E' questa la teoria? Ce
l'hanno nei cromosomi, e' una feature profonda della loro cultura,
cos'e'?

Quella che tu chiami tautologia io la chiamo "inerzia elettorale", che e' un misto di due fattori: il contributo che il contesto sociale ha nella scelta elettorale degli individui (fattore regionale) e l'ostilita' di chi vota a cambiare la propria opinione (fattore temporale, se vuoi).

Ti stupisce che esistano blue states e red states? Ti stupisce che WA, WI, HI votino ininterrottamente democratico dal 88? CA dal 92? MN dal 76? che AL voti repubblcano dal 68? SEcondo te perche' e' cosi? Ce l'hanno nel sangue? Evidentemente esiste un contesto sociale in cui e'piu' possibile sviluppare idee repubblicane e un altro in cui e' piu probabile crescere democratici.La politica non e' molto diversa dalla religione.

In questo momento il contesto sociale americano e' favorevole ai repubblicani. Mi sembra tutt'altro che un discorso tautologico.

Quello che proponete voi, d'altro canto, non mi convince per nulla e te lo dimostro: chiudi gli occhi e immagina che da domani mattina Obama decida di adottare una politica economica repubblicana. Molla tutto, becca una illuminazione sulla via per damasco e decide che la supply side is the way to go. Secondo te che succede? Se capisco bene la vostra teoria dovrebbe AUMENTARE i propri consensi. There is NO WAY che il supporter medio di sarah palin si metta a votare obama, miche'. NO WAY.

In questo momento il contesto sociale americano è favorevole ai repubblicani. Mi sembra tutt'altro che un discorso tautologico.

Ovviamente lo è, se non mi spieghi perché! Quando governava FDR il "contesto sociale" era "favorevole ai democratici"! Cos'è cambiato?  Come fai a non renderti conto che continui a ripetere che l'acqua bagna perché è umida?

PERCHÈ, per quali ragioni materiali o ideali il "contesto" favorisce i repubblicani? Sono perfettamente in grado di accettare un ragionamento basato su "interacting particles" (al contrario del chiarissimo professor Petri, ho una certa familiarità con la nozione di equilibrio in aspettative e sono perfettamente disposto a discutere di equilibri multipli basati su social interactions), ma mi devi spiegare COSA, quale maledetto PARAMETRO abbia fatto muovere l'equilibrio (ossia, il contesto) da blue a red!

La mia sensazione è che la maggior parte delle persone voti "a sentimento" ossia col cuore o con la pancia a seconda della collocazione prevalente della sfera sentimentale in un dato individuo. Votano coloro che offrono una visione "chiara e forte" del paese che si propongono di rappresentare, in altre parole votano quei partiti che riflettono, come degli specchi selettivi, una immagine semplice da capire, emotivamente rassicurante, un paese ideale da far proprio. Non importa se sia una immagine credibile ed accurata, anzi meglio se non lo è (come non lo è il mondo del Mulino Bianco, per esempio).

Credo che da molti anni le destre (Reagan, Thatcher, Berlusconi, Bossi) siano state più efficaci delle sinistre nel proporre una visione simile. Le sinistre hanno, a mio parere, puntato in misura maggiore su razionalità e buon senso, moderazione, rispetto delle diversità, buonismo, perfino capacità autocritica. Niente di ciò in cui la maggior parte delle persone amano identificarsi. Mi spiego meglio: non dico che l'elettore medio odi la razionalità ecc... ma solo che non sono caratteristiche che stimolino quel "transfert" che fa decidere del voto.

 Perciò le sinistre sono in una posizione strutturalmente debole, e vincono solo quando le destre combinano disastri plateali. Ma sono vittorie metastabili, si ricade a destra alla prima occasione.

Cosa vorresti dirmi, Michele, che chi supporta McCain lo fa perche' non gradisce la politica economica di Obama? Mi stupisce che tu sostenga una tesi del genere perche' di solito sei persona che ragiona sui fatti e di fatti in questo caso non ce ne sono.

Obama e' sempre stato il favorito sul piano economico. McCain era visto meglio sul piano di politica internazionale. Ormai e' una cantilena. Chi vota repubblicano quest'anno non lo fa per questioni economiche ma per altre ragioni. Ormai sono finiti i tempi del comunismo e lo spauracchio mccarthysta non regge piu'. Tant'e' che la campagna repubblicana non ha nemmeno battuto troppo sulle differenze economiche reali dei due piani: hanno tirato fuori un pochino ultimamente il discorso di "redistribute the wealth" in occasione dell' affaire Joe the plumber ma non ha portato da nessuna parte. Anche perche' se i repubblicani si mettessero ad attaccare a puntino quegli argomenti per i quali accusano Obama di essere socialista (e cioe' health care e istruzione) si darebbero la zappa sui piedi perche' sono argomenti che stanno prendendo anche a destra: i sondaggi, ad esempio dicono che il 90% degli americani vorrebbe riformare il sistema sanitario e due terzi pensa che vada fatto in modo tale che sia lo Stato a garantire universal health care. E su questo punto le differenze tra obama e mccain sono chiare: Obama pensa che health care debba essere "a right", mentre McCain pensa debba essere "an opportunity".

La campagna elettorale repubblicana sull'economia e' stata un susseguirsi di menzogne. Avrebbero potuto, piu' correttamente, chiedersi dove Obama pensasse esattamente di raccimolare i soldi ma non l'hanno mai fatto perche' sanno benissimo che loro di spesa ne devono sostenere una ben piu' grossa che Obama invece taglierebbe (la guerra: 10 miliardi al mese) e non volevano andare ad infilarsi in quel buco. Si sono invece limitati a ripetere che Obama vuole aumentare le tasse (semplicemente falso) o che Obama aumenterebbe la spesa in maniera incontrollata, portando spesso esempi beceri al limite tra malafede e ignoranza (vedi il caso famoso del "proiettore di lucidi")

E la domanda allora e': chi vota McCain e perche'? McCain i voti li prende da due bacini parzialmente overlapping: (1) i conservatori e (2) quelli a cui Obama non piace. Quelli appartenenti al numero 1 sono la maggioranza e li riconosci dal bumber sticker. Sono quelli col bumber sticker col pesce cristiano, quelli col bumper sticker che dice "support our troops" e quelli col bumper sticker che dice "mummy thanks for life!". Io un bumper sticker che dica "I care for taxes" non l'ho mai visto in vita mia. Mai visto. Al limite qualcosa cosi'

ma non andiamo lungo quella strada. Ad ogni modo, il punto e' che non c'e' assolutamente nulla che Obama possa cambiare nella propria politica fiscale che possa convincere il gruppo 1 a votare democratico. E questo nonostante con ogni probabilita' nel gruppo 1 ci sia pure un sacco di gente che davvero crede alla supply side, davvero crede che tagliare  le tasse ai ricchi e aumentarle ai poveri sia la cosa giusta da fare. Infatti se Aldo e' davvero in cerca di un campione un po' contradditorio da infilare in MRI, secondo me li' ne trova un bel po'. Sono decenni che la politica fiscale repubblicana e' sfavorevole alla classe povera e decenni che il consenso nelle zone povere e rurali non fa che aumentare. Da dove arriva tutto questo masochismo?

Il gruppo 2. Il gruppo 2 e' composto da quelli a cui Obama non piace. E qui ti concedo che ci sia un certo numero di persone che voterebbe Obama se le sue idee in economia fossero diverse. Non so esattamente quanti siano ma dubito fortemente che siano abbastanza da reggere in piedi la vostra teoria. Tant'e' che se in questo gruppo ci infiliamo tutti gli independenti, che son tanti, ancora non ci siamo perche' anche tra gli independenti e anche prima dell'estate a crisi "lontana", era chiaro che Obama era il favorito nei sondaggi sulle questioni economiche (vedi qui ad esempio, giugno).

Quindi in sostanza:

  1. Obama e' sempre stato favorito sul piano economico. La sua politica e' quelle che i sondaggi hanno visto come piu' credibile o piu' seria, fin dal principio.
  2. McCain ha sempre avuto maggiore appeal sulla fascia conservatrice - per valori che esulano dall'economia - e sugli independenti per motivi da ricondurre alla esperienza in campo internazionale.
  3. A settembre la crisi economica e i dibattiti tv hanno consolidato il vantaggio su obama. Al momento io non conosco un dato uno che dica che se la politica democratica fosse nuova raccoglierebbe voti repubblicani. Se ce ne sono, vorrei vederli.

 

Io un bumper sticker che dica "I care for taxes" non l'ho mai visto in vita mia. Mai visto

Di bumper stickers cosi' non ne ho visti ma ti assicuro che c'erano a Minneapolis qualche anno fa, vicino a casa mia, parecchi cartelli nelle front lawns con scritte molto simili, tipo "Happy to pay higher taxes for better schools" o qualcosa di simile. 

Forse c'è un malinteso. Credo Giorgio G. volesse dire che non ha visto bumper stickers con scritte tipo ''I want lower taxes''. Ossia, quello che scalda il cuore degli hard core republicans sono temi di politica estera (support troops) o sociale (abortion is murder), non temi economici.

Esattamente. Anche se, a onor del vero, non e' una questione che riguarda solo gli hard core republicans. Voglio dire: gli stessi argomenti, magari visti da un punto diametralmente opposto, sono altrettanto imprendiscindibili anche per i democratici.

Se uno e' a favore delle unioni gay, pro-choice, o pro-stem cell research o semplicemente pro-immigration, ad esempio, difficilmente votera' il partito repubblicano anche nel caso in cui pensi che la politica fiscale sia migliore. Quello che voglio dire e' che in questo momento storico magari l'economia non e' al primo posto di cio' che scalda gli animi e che muove i voti (magari lo era ai tempi di FDR dopo la depressione, per tornare a rispondere a Michele su un punto che avevo saltato).

Questi commenti si stanno talmente ingarbugliando che non so più dove postare il mio, quindi lo metto in coda a quello di Giorgio, anche perchè le sue argomentazioni (assieme a quelle di alberto) mi paiono convincenti.

Parlando delle scelta che gli americani fanno del loro presidente, c'è un aspetto che non mi pare sia stato toccato e mi riferisco a quello militare.

Non intendo tanto la propensione ad incrementare le spese per la difesa, quanto la capacità del candidato di essere (o almeno apparire) un buon comandante in capo, non dobbiamo dimenticarci infatti che gli Stati Uniti sono e si sentono la prima potenza mondiale e vivono questo status come un peso ed una responsabilità, che incide sulla scelta del presidente.

Questo aspetto è più o meno rilevante a seconda delle contingenti esigenze difensive/militari/belliche degli USA

Consideriamo i presidenti del dopo-guerra:

durante la guerra fredda abbiamo Truman (1945-1952) vale a dire il presidente della bomba atomica e della dottrina Truman e del piano Marshall ed Eisenhower (1952-1960) vale a dire il comandante in capo per antonomasia

Nel 1960, morto Stalin, con l'URSS guidato dall'apparentemente più morbido Krushov, l'esigenza di guida militare è secondaria e si può scegliere il cambiamento rappresentato da Kennedy che fa la fine che sappiamo e viene rimpiazzato da Johnson (1963-1968), che si ritrova una guerra calda tra le mani e decide di non ricandidarsi per un secondo mandato.

L'elezione di Nixon nel 1968 per un pugno di voti è lo specchio di un paese confuso e spaccato, ma poichè si dimostra capce di trovare una soluzione alla guerra del Vietnam, viene trionfalmente rieletto nel 1972

Carter è una eòezione atipica perchè frutto del Watergate, ma Carter viene spazzato via da Reagan non solo per i programmi economici di Ronald, ma anche perchè Reagan viene visto come colui capace di ridare dignità militare ad un paese indebolito di fronte ad una Unione Sovietica che si faceva apparentemente più forte ed infatti Reagan è colui che vince la seconda guerra fredda (ricordate l'impero del male ?), agevolando poi l'elezione di Bush Sr.

Clinton va al potere perchè non c'è più un nemico alle porte, dato che l'URSS si è dissolta e gli americani possono concentrarsi sui problemi interni, logica avrebbe voluto che l'era Clinton sfociasse in un'era Gore, ma tutti ricordiamo cosa successe in Florida, in ogni caso nè per Clinton, nè per il primo mandato di Bush jr l'aspetto militare era rilevante, mentre è stato decisivo per il secondo mandato di Bush.

  

 

Parlando delle scelta che gli americani fanno del loro presidente, c'è
un aspetto che non mi pare sia stato toccato e mi riferisco a quello
militare.

Al di la' dell'ovvia posizione in politica estera, l'aspetto militare ha molto a che fare con quanto il presidente appaia presidenziale. Che sembra una stronzata ma e' cosi'. E loro si sforzano come dei matti. L'Onion ci ha fatto mezza dozzina di titoli sul fatto che Obama in ogni foto avesse lo sguardo fiero fisso verso il futuro. Tipo questo o questo. E forse ti ricorderai quel momento della campagna in cui *la* domanda era: se arriva una telefonata sulla cornetta rossa alle 2 di notte alla casa bianca, chi e' che farebbe un lavoro migliore a prendere la telefonata? (*)

Secondo me questa idolatria del presidente americano come commander in chief e' una cosa che non si riesce a capire se non te la inculcano da piccolo. Piu' o meno come la H aspirata davanti alle parole, o la differenza di suono tra sheep e ship o la r per i giapponesi: che anche se ti sforzi per anni ci provi e magari ci riesci ma sotto sotto sai che non sarai mai come loro.

Non so, sara' il fascino del fatto di sapere che ti svegli un giorno e di colpo sei diventato l'uomo piu' potente del mondo. O forse sara' il simbolismo del fatto che chiunque, non importa quanto povero, possa' coltivare il sogno di diventare presindente. Obama ovviamente ne e' un esempio lampante (nero, senza padre, nipote di keniota, ha studiato in ottime universita' a suon di prestiti) ma la palin e' stata scelta per lo stesso motivo e al vice-presindetial debate non faceva altro che ripeterlo quanto lei in fondo fosse la casalinga di voghera; tanto che biden s'e' dovuto mettere a piangere in diretta, porello, per far capire che anche lui e' uno del popolo.

 

 (*) Probabilmente McCain che tanto sarebbe gia' sveglio per andare al bagno.

Ottima domanda. Effettivamente, occorre partire da li'. Credo che si debba partire da Reagan, e dalla forza dell'argomentazione "small government", deregulation, riduzione delle tasse, starve the beast rappresentata dalla pubblica amministrazione per costringerla a diventare piu' efficiente e meno ingorda.

Con enfasi diverse, ma quest'insieme di idee e' stato ripetuto dagli anni di Reagan ad oggi - perfino Clinton alla fin fine si e' guardato bene dal mettere (troppo) in discussione queste idee, abbandonando l'intenzione di introdurre universal health coverage, riformando welfare, ecc.

Credo che l'inerzia del paese e il fatto che Obama a settembre fosse leggermente indietro rispetto a mccain siano dovute alla forza di queste idee, e alla difesa strenua delle stesse da parte della maggioranza repubblicana cui accennano alberto e (mi pare) giorgio. Difatti, il messaggio di mccain che sta avendo maggiore "traction" e' quello che Obama rappresenta la sinistra democratica classica, quella che vuole aumentare le tasse (per tutti, non solo per quel 5% ad alto reddito) e aumentare la spesa pubblica. McCain sta martellando su questo tasto sempre piu' insistentemente (vedi la storia di Joe the Plumber) e - almeno in New Hampshire - pare che la strategia stia avendo successo.

A questo messaggio di base si aggiungono tutte le altre argomentazioni: la riluttanza di parte del paese a votare per un nero; le accuse di essere ultra-liberal e non abbastanza patriottico; l'inesperienza in incarichi esecutivi e in politica estera.

Creedo che la crisi finanziaria e la probabile recessione abbiano focalizzato l'attenzione degli elettori sui problemi economici, e gli elettori hanno messo le responsabilita' della crisi ai piedi dell'amministrazione Bush, in primis per aver omesso di regolamentare mercati di derivati, per aver permesso alle banche di creare veicoli d'investimento (SIV) sulla carta separati dai bilanci delle banche stesse, ma in pratica ad essi collegati, per aver chiuso due occhi di fronte alle pratiche allegrotte di certi subrime mortgage lenders, eccetera. Questo ha dato un forte scossone all'idea che deregulation e' sempre e comunque bene.

A questo si aggiunge, secondo me, un crescente disagio con l'idea che il pubblico dev'essere il piu' piccolo possibile, e le tasse le piu' basse possibili. Non ho il tempo adesso di cercarmi i dati, e prometto di fare un post con dei dati quanto prima - ma la mia sensazione e' che negli ultimi diciamo 25 anni ci sia stata un'erosione progressiva dei servizi forniti dalle amministrazioni pubbliche. La sensazione e' che la quantita' e qualita' di investimenti in nuove infrastrutture e manutenzione delle stesse sia andata declinando. La rete di distribuzione dell'elettricita' lascia molto a desiderare, essendo frantumata in piccoli pezzi senza un disegno organico complessivo; la rete di controllo aereo e' decrepita e al limite della capacita' di reggere i volumi del traffico aereo; le dighe di New Orleans sono decrepite anch'esse; la qualita' dell'educazione pubblica va declinando e non tiene il passo con quella di altri paesi; la disponibilita' di strutture di "public health" in caso di pandemie o di bioterrorismo e' estremamente risicata; eccetera eccetera.

Certo, la domanda piu' che legittima e': ma dev'essere lo stato a fornire questi beni e servizi, o e' meglio tagliare le tasse, ridurre le dimensioni del pubblico, e lasciare che il privato risponda a queste esigenze? A me, sinceramente, sembra che QUESTO sia il tipo di servizi che e' meglio fornito dal pubblico. Lo dico con i brividi sulla pelle, perche' ho ben presenti i problemi di incentivi che sorgono nelle amministrazioni pubbliche, e quelle americane non sono in media particolarmente efficienti. Ma ritengo che la fornitura di questo genere di servizi ponga problemi di coordinazione cosi' forti che non possono essere lasciati solo in mano al privato.

In ogni caso, se questa sensazione di deterioramento di tutta una serie di servizi pubblici e' vera, allora le proposte di Obama possono trovare risonanza nell'elettore mediano, quello ne' particolarmente ricco ne' particolarmente povero. In questo tipo di proposte ci sono differenze forti fra Obama e McCain: Obama vuole lanciare una specie di "Apollo program" per l'energia, simile all'idea proposta da Gore qualche mese fa, per ridurre la dipendenza dell'economia americana da fonti energetiche fossili; McCain invece mette l'enfasi su "drill baby drill". Obama vuole un sistema di sanita' che si avvicini il piu' possibile all'idea di universal coverage, riducendo i problemi di adverse selection insiti nei mercati di assicurazione della salute; McCain vuole tassare i contributi sanitari delle imprese come reddito e fornire crediti per l'assicurazione medica - di nuovo, quest' idea trova meno risonanza del solito perche' la gente si fida di meno della fornitura privata di servizi e della deregolamentazione di questi mercati. Obama vuole spendere di piu' in educazione (ma e' a favore di introdurre accountability e incentivi per i maestri), mentre McCain vuole tagliare spending across the board, indiscriminatamente.

Di fronte a queste sfide, credo che l'elettore mediano sia meno apprensivo del solito rispetto alla prospettiva di alzare le tasse per una fetta consistente della popolazione. Secondo me non si tratta dunque solo di redistribuzione, ma anche di idee molto diverse su cosa si voglia fare con quei soldi.

A questo si aggiunge - e sono d'accordo con Andrea - il cambiamento epocale rappresentato dalla candidatura di Obama. Il quale peraltro e' apparso molto piu' saldo di McCain nelle ultime settimane, sia quando McCain ha sospeso la campagna per correre a Washington durante la discussione del bailout (coprendosi di ridicolo), sia durante i dibattiti. 

Incrociamo le dita, lo dico sinceramente. Che da un lato, il razzismo di tanti americani e' sempre li', e dall'altro il macchinario elettorale in diversi stati e' da paese del terzo mondo (ma d'altra parte, cosa ci possono fare gli stati se non hanno soldi?!).

Insomma, Giorgio, sei d'accordo con noi sull'analisi, incluso il razzismo (leggi il post con attenzione, please) ma discordi sulle tasse perché a te, le tasse piacciono. Fine, de gustibus etc. Fatto è che alla maggioranza delle persone le tasse non piacciono, de gustibus dall'altro lato.

Gusti a parte, stiamo ai fatti. Qui dici, o suggerisci, belinate. Nel senso che suggerisci, chiaramente, che a causa di Reagan e di questo e di quello tasse, e spesa pubblica, siano calate negli USA. Non lo sono! Ma da quando in qua le tasse e la spesa pubblica in % del PIL sono diminuite in modo stabile, qui o altrove? Qualche rara volta, per qualche anno, il rapporto tasse/gnp cala, poi ricomincia a crescere ed il trend di lungo periodo è chiarissimo: crescente. La spesa, poi, cala ancora più raramente! Il vero problema è questo: la spesa pubblica, quindi le tasse, in % del PIL continua a crescere, ovunque. Qualcuno mi spiega dove va a finire visto che, a sentire Giorgio, tutti gli investimenti pubblici mancano, persino quelli per le macchinette elettorali? Rimango in attesa di risposta. 

Sul resto, non so bene che dire: a te la spesa pubblica piace, a me no.

Rimane l'interessante puzzle: gli USA hanno avuto 8 anni con uno dei più disastrosi presidenti della loro storia, un uomo che ha fatto così tanti disastri da far terrore. Eppure, il partito di opposizione, se becca il 55% dei voti è fortunato. Andrea dice che si tratta di "inerzia elettorale", whatever that means. Io dico che è perché il partito, ed il candidato, di opposizione, promettono aria fresca. Chi vivrà, vedrà.

 

 

Certo, McCain != Bush, lo ha detto anche lui molto chiaramente in una delle battute piu' felici dell'ultimo dibattito. I repubblicani non potevano scegliere meglio.

Lo sapevo io, che non dovevo parlare prima di guardare i dati! :)

La figura di Wikipedia su spesa pubblica e' molto interessante. Guardando bene, direi che dal 1980 ad adesso non e' salita particolarmente, in % al gdp. A guardare bene, negli anni ottanta e' cresciuta (la spesa per defense e' salita molto sotto Reagan - che va benissimo, difesa e' una delle cose che mi sta bene sia fornita dallo stato); negli anni 90 e' scesa (difatti sotto Clinton il deficit pubblico e' sceso); negli anni 00 e' rimasta abbastanza stabile.

Questa e' la spesa federale, mi piacerebbe guardare cos'e' successo a tasse e spesa a livello statale. Con l'eventuale recessione i bilanci statali di solito sono colpiti molto duramente, perche' (di solito) hanno regole di balanced budget anno per anno, quindi al calare di revenues seguono tagli di spesa.

Riguardo ai gusti, va bene, forse e' questione di gusti, ma il punto che facevo e' che - imho - ci sono una serie di beni e servizi che sia utile vengano forniti dal pubblico, per vari problemi di coordinazione o di adverse selection. Questo non vuol dire che il pubblico li fornisca in modo efficiente, ma per me e' meglio dell'alternativa.

Non sapenso dove replicare lo faccio qua, ma questo commento è riferito anche a un  tuo commento precedente.

Non mi piacciono le tasse, (credo che solo TPS abbia avuto la follia di profferire quella frase (chissà cosa si era bevuto..) sulla bellezza delle tasse), e non ho detto che mi piacciono, ho detto che le pagherei se nel frattempo mi dessero qualcosa in cambio, ed ho fatto l'esempio della strada che porta a casa mia, piena di buche da anni, o delle fogne rotte, tanto per cambiare, da anni. 

Potremmo tutti noi scrivere enciclopedie intere  su quello che non viene fatto con i soldi nostri, o su quello che invece viene fatto, sempre con i soldi nostri.

Ma, rimarco il punto, se qualcuno mi dà la speranza che quei soldi vengano spesi per qualcosa che mi interessa, e non per la guerra in Irak, il salvataggio di Alitalia o della Bear Sterns, bene quel tipo mi piace, lo voto, perchè non ho la pia illusione che se le mie tasse vanno a 0(zero) dopo mi costa di meno riparare la strada, la fogna, l'illuminazione pubblica, gli Ospedali, le scuole, una polizia privata che sorveglia, un Tribunale Privato per le controversie, e via discorrendo.

Obama sta solo incarnando una speranza, quel change  che molti desiderano, poi non è detto che si caschi dalla padella nella brace, ma almeno vale la pena tentarci, o almeno questo sembrano pensare gli americani.

Sulla guerra in Irak faccio notare che non si parla di costi solo in termini di vite umane (comunque tremendi), ma anche in volgari soldoni, quanto è costata la follia irachena in vile denaro ? E questo vale anche per il Bel Paese, quanto ci costa Libano, Afghanista, Kossovo, Georgia, Etc.? Tutto per far fare le foto ricordo a Maroni e La Russa ?

Change: tutti, sempre, offrono change. Meglio, lo promettono. L'idea che Obama abbia avuto successo perché prometteva "change", per se, mi sembra alquanto ingenua.  

Sembra strano che, anche in un blog in italiano, questo blog, si abbia il pudore di chiamare le cose con il loro nome. Il change che promette Obama non e' la sua retorica messianica. Il change di Obama avviene senza che egli debba proferire una sola parola o firmare una sola legge. Il change e' il colore della sua pelle. Ci siamo dimenticati tutti che Obama e' NERO? Io credo che stiamo tutti sottovalutando il significato profondo della discontinuita', della rottura con il passato che avverra' il 4 novembre. E' questa rottura che gli americani attendono con orgoglio. Non lo dicono, non lo dice nessuno, perche' ammetterlo significa ammettere che sino ad ora l'elemento razziale aveva sino ad ora  rilevanza; si preferisce pensare, mentire a se stesi di essere color-blind e di votare per il migliore, ma cosi' non e'. 

Per questo motivo, all'altalenare ciclico dei sondaggi non darei troppa attenzione. Io credo obama vincera' con una landslide superiore alle previsioni di qualsiasi sondaggio. 

Mi sorprendi un po' Andrea. Perché sei convinto della landslide? Io al momento non vedo ragione di credere che i sondaggi siano biased in favore di McCain; o meglio, l'unica che vedo è che attualmente i sondaggi stiano sottovalutando la partecipazione al voto di giovani e afroamericani, ma è molto congetturale. Se i sondaggi sono non dico accurati ma almeno vagamente intorno ai valori ''veri'' allora Obama vince bene ma non landslide.

Diciamo che e' una mia previsione personale non basata sui sondaggi. E comunque, proprio oggi il mio sito prevede 374 voti elettorali, il massimo da quando ho iniziato, la primavera scorsa. 

Non lo dicono, non lo dice nessuno, perche' ammetterlo significa
ammettere che sino ad ora l'elemento razziale aveva sino ad ora rilevanza; si preferisce pensare, mentire a se stesi di essere
color-blind e di votare per il migliore, ma cosi' non e'.

A onor del vero, aveva rilevanza in gran parte per la qualita' orribile dei rappresentanti politici afro-americani: Jesse Jackson e Al Sharpton non sono precisamente materiale presidenziale, per non parlare di personaggi come Marion Barry. La presentabilita' di Obama dipende in larga misura dal suo aver passato gli anni della sua formazione fuori dagli Stati Uniti, lontano da una comunita' che sembra porre grande attenzione nel selezionare gli elementi peggiori.

Non mi riferivo solo agli aspetti politico-elettorali della questione razziale. Non si vuole ammettere che la razza c'entri con qualsiasi questione. Invece c'entra. Subconsciamente si fa reverse-discrimination per provare a se stessi che quella fase e' superata. 

Sembra strano che, anche in un blog in italiano, questo blog, si abbia il pudore di chiamare le cose con il loro nome. Il change che promette Obama non e' la sua retorica messianica. Il change di Obama avviene senza che egli debba proferire una sola parola o firmare una sola legge. Il change e' il colore della sua pelle. Ci siamo dimenticati tutti che Obama e' NERO? 

No, andrea, non lo stiamo dimenticando tutti. E' solo Michele che lo dimentica, e che davanti al primo candidato nero si chiede perche' la gente non sta a guardare al +.5% di tasse. Non che non importino le tasse, ma il "change" con Obama e' epocale. E' questo che sposta quel 5% e che gli fara' vincere le elezioni, nonostante il paese sia in maggioranza ideologicamente repubblicano.

E l'ideologia non e' spiegazione tautologica. I repubblicani ideologicamente non sono deficienti, che votano cosi' perche' e' cosi': sono gente convinta che 1) meno stato meglio e', che 2) un'America militarmente forte e' necessaria alla sua prosperita', e soprattutto sono convinti che 3) l'aborto sia omicidio e che 4) i matrimoni gay non s'abbiano da fare. Pero' a questi, come ai democratici ideologici e' difficile fargli cambiare idea. Per quanto non abbiano apprezzato Bush, sanno che Obama sta contro di loro nei 4 punti tutti che a loro stanno a cuore. E continuano a votare repubblicano (ti diro' di piu', se ci fosse Bush on the ballot, secondo me si prenderebbe 40% dei voti). 

Questa polemica coi giorgi (soprattutto Gilestro), michele, e' basata sulla premessa che ci siano 20% di persone in questo paese che votano sulle tasse e che su di esser siano disposte a cambiare voto. Mi spiace, la premessa e' errata, e questa si' ingenua. E non chiedermi di trovare i dati come fai sempre per giustificare lo statement: e' la tua premessa a non essere supportata dai dati: dov'e' che sono tutti sti swing voters? Non ci sono! E tu dici, e' questo il puzzle! Si', ma non c'e' puzzle senza swing voter potenziali, ma non ci sono swing voters e da qui il puzzle? Non si stara' mordendo la coda l'argomento? Come si chiamano gli argomenti che si mordono la coda?

Supponendo che i 4 punti siano effettivamente la chiave del voto repubblicano, ti chiedo:

1) meno stato meglio e'

da dove nasce la diffusione di questa convinzione a livello popolare? nostalgia di Reagan? effettivo successo del modello antistatalista? fallimento dello stato conclamato nell'esperienza comune? feroce individualismo anglosassone?

2) un'America militarmente forte e' necessaria alla sua prosperita'

ma allora questi repubblicani sono un po' schizofrenici: come si concilia il militarismo con l'antistatalismo?

3) l'aborto sia omicidio

sono tutti religiosi?

4) i matrimoni gay non s'abbiano da fare

ancora per motivi religiosi?


Supponendo che i 4 punti siano effettivamente la chiave del voto repubblicano, ti chiedo:

1) meno stato meglio e'

da dove nasce la diffusione di questa convinzione a livello popolare? nostalgia di Reagan? effettivo successo del modello antistatalista? fallimento dello stato conclamato nell'esperienza comune? feroce individualismo anglosassone?

2) un'America militarmente forte e' necessaria alla sua prosperita'

ma allora questi repubblicani sono un po' schizofrenici: come si concilia il militarismo con l'antistatalismo?

3) l'aborto sia omicidio

sono tutti religiosi?

4) i matrimoni gay non s'abbiano da fare

ancora per motivi religiosi?

 

 Un paio di risposte. In generale, basta credere fortemente a uno dei 4 per votare repubblicano. Non so da dove nasce l'anti-statalismo. Vorrei che nascesse dal suo successo (che a me pare indiscutibile - anche se oggi si fa fatica a dirlo). Non vedo schizofrenia: ovviamente l'esercito e' una costante della destra; la polizia no, ed infatti in alcuni circoli i "federali" non sono ben visti. Ma questi sono gruppuscoli. Che i sostenitori di 3 e 4 siano religiosi, non c'e' dubbio. L'importanza del voto religioso nell'elettorato repubblicano e' documentata. Ribadisco, questo non significa affatto che bisogna essere religiosi per essere ideologicamente repubblicani: solitamente uno crede fortemente in uno e due dei 4 punti e sottostima gli altri. Cosi' come io sottostimo le tasse stataliste di Obama.   

 basta credere fortemente a uno dei 4 per votare repubblicano

OK

ovviamente l'esercito e' una costante della destra; la polizia no

A pensarci, questa mi pare una differenza significativa tra la destra anglosassone e quelle europee continentali, che amano TUTTE le divise

Non so da dove nasce l'anti-statalismo. Vorrei che nascesse dal suo successo

Forse. Io sospetto che affondi le sue radici nella cultura più che nei suoi successi pratici... in modo simile (simmetrico) a quanto avviene in altri paesi, dove lo statalismo ha un appeal inspiegabile sulla base dei risultati ottenuti.

No, per favore. Lo so che in queste discussioni si scatenano le passioni, ma se vogliamo dire qualcosa di minimamente sensato non possiamo fare a meno di fornire definizioni precise e dati a supporto di quello che diciamo.

Prima di tutto, che significa dire che ''il paese è in maggioranza ideologicamente repubblicano''? In Europa è comune (sempre meno in verità, vedasi l'evoluzione dei partiti in Italia) che a un partito sia associata un'ideologia più o meno chiara. Dire ''sono democristiano'' o ''sono comunista'' in Italia definiva non solo il supporto a politiche contingenti ma anche una visione del mondo. In amerika non è così e non è mai stato così, i partiti sono molto più eterogenei, la disciplina di partito molto meno forte e le ideologie all'interno di ciascun partito multiple. Parlare di ''ideologia repubblicana'' (o ''ideologia democratica'' for that matter) è semplicemente ill-defined. 

L'unico senso empiricamente non vuoto che riesco dare a tale affermazione è  ''il partito repubblicano è la scelta preferita di default di una maggioranza di americani''. Questo, per quel che io posso vedere, è falso. Guardando alle ultime 4 elezioni presidenziali, i democratici hanno vinto quelle del 1992, del 1996 e hanno vinto di misura il voto popolare nel 2000. Nel 2004 Bush ha vinto di misura una elezione che, by any standard, doveva essere sua a grande maggioranza; l'elettorato si stringe quasi sempre attorno all'esecutivo dopo che il paese è stato attaccato, così come nelle fasi iniziali delle guerre. Invece c'è voluta la debolissima candidatura di Kerry per far vincere Bush. Siamo infine nel 2008 e tutti i i segnali puntano a una vittoria democratica. Non mi pare uno scenario da ''maggioranza ideologica repubblicana''.

Non va molto diversamente se si guardano le elezioni del Senato e del Congresso. Vero, c'è stata la Gingrich revolution del 1994, ma ricordiamo che nelle midterm elections l'afflusso alle urne è basso e i risultati sono tendenzialmente sfavorevoli al presidente in carica (l'eccezione del 2002 è facilmente spiegabile da 9/11). Al momento Senato e Congresso hanno una maggioranza democratica, come hanno avuto per un lunghissimo periodo della storia americana recente, e di nuovo tutti i segnali indicano che tale maggioranza sarà rafforzata alle elezioni di novembre.

Non sono nemmeno molto convinto che gli americani siano pregiudizialmente anti-tasse e anti-spesa pubblica. Sono molto meno ingenui degli europei e sono giustamente sospettosi dei programmi di spesa pubblica perché vedono il potenziale di abuso da parte dei politici (incidentalmente, questa è la stessa ragione per cui il conflitto di interessi è regolato molto meglio qui). Buon per loro, è l'attitudine giusta. Però, per esempio, quando Bush ha cercato nel 2005 di modificare il sistema pensionistico la stragrande maggioranza degli americani si è dichiarata contro. Questo dicevano i sondaggi e questo hanno compreso i deputati, compresi quelli repubblicani, che hanno bloccato sul nascere la proposta. Di nuovo, dov'è la maggioranza ideologica repubblicana?

Anche sulla quantità di swing voters, ovvio che è difficile trovare dati precisi ma qualcosa c'è. Per cominiciare siccome in molti stati si richiede di dichiarare l'affiliazione per consentire il voto alle primarie, ci sono dati sull'evoluzione dei registered democrats, registered republicans and registered independents. Poi ci sono gli opinion polls su questioni specifiche; alcuni sono fatti male e non affidabili, ma quando molti polls danno risultati simili l'informazione è reale e la gente agisce in base ad essa. I polls sulla social security hanno condotto alla sconfitta della proposta Bush, così come credo che nessuno dubiti della minor popolarità della guerra in Irak rispetto all'elezione precedente.

Quindi, fellow noisers, un po' di disciplina. Solo perché parliamo di politica non dobbiamo parlarne come al bar.