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Perché Obama sta(va) perdendo delle elezioni già vinte?

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Ottima domanda. Effettivamente, occorre partire da li'. Credo che si debba partire da Reagan, e dalla forza dell'argomentazione "small government", deregulation, riduzione delle tasse, starve the beast rappresentata dalla pubblica amministrazione per costringerla a diventare piu' efficiente e meno ingorda.

Con enfasi diverse, ma quest'insieme di idee e' stato ripetuto dagli anni di Reagan ad oggi - perfino Clinton alla fin fine si e' guardato bene dal mettere (troppo) in discussione queste idee, abbandonando l'intenzione di introdurre universal health coverage, riformando welfare, ecc.

Credo che l'inerzia del paese e il fatto che Obama a settembre fosse leggermente indietro rispetto a mccain siano dovute alla forza di queste idee, e alla difesa strenua delle stesse da parte della maggioranza repubblicana cui accennano alberto e (mi pare) giorgio. Difatti, il messaggio di mccain che sta avendo maggiore "traction" e' quello che Obama rappresenta la sinistra democratica classica, quella che vuole aumentare le tasse (per tutti, non solo per quel 5% ad alto reddito) e aumentare la spesa pubblica. McCain sta martellando su questo tasto sempre piu' insistentemente (vedi la storia di Joe the Plumber) e - almeno in New Hampshire - pare che la strategia stia avendo successo.

A questo messaggio di base si aggiungono tutte le altre argomentazioni: la riluttanza di parte del paese a votare per un nero; le accuse di essere ultra-liberal e non abbastanza patriottico; l'inesperienza in incarichi esecutivi e in politica estera.

Creedo che la crisi finanziaria e la probabile recessione abbiano focalizzato l'attenzione degli elettori sui problemi economici, e gli elettori hanno messo le responsabilita' della crisi ai piedi dell'amministrazione Bush, in primis per aver omesso di regolamentare mercati di derivati, per aver permesso alle banche di creare veicoli d'investimento (SIV) sulla carta separati dai bilanci delle banche stesse, ma in pratica ad essi collegati, per aver chiuso due occhi di fronte alle pratiche allegrotte di certi subrime mortgage lenders, eccetera. Questo ha dato un forte scossone all'idea che deregulation e' sempre e comunque bene.

A questo si aggiunge, secondo me, un crescente disagio con l'idea che il pubblico dev'essere il piu' piccolo possibile, e le tasse le piu' basse possibili. Non ho il tempo adesso di cercarmi i dati, e prometto di fare un post con dei dati quanto prima - ma la mia sensazione e' che negli ultimi diciamo 25 anni ci sia stata un'erosione progressiva dei servizi forniti dalle amministrazioni pubbliche. La sensazione e' che la quantita' e qualita' di investimenti in nuove infrastrutture e manutenzione delle stesse sia andata declinando. La rete di distribuzione dell'elettricita' lascia molto a desiderare, essendo frantumata in piccoli pezzi senza un disegno organico complessivo; la rete di controllo aereo e' decrepita e al limite della capacita' di reggere i volumi del traffico aereo; le dighe di New Orleans sono decrepite anch'esse; la qualita' dell'educazione pubblica va declinando e non tiene il passo con quella di altri paesi; la disponibilita' di strutture di "public health" in caso di pandemie o di bioterrorismo e' estremamente risicata; eccetera eccetera.

Certo, la domanda piu' che legittima e': ma dev'essere lo stato a fornire questi beni e servizi, o e' meglio tagliare le tasse, ridurre le dimensioni del pubblico, e lasciare che il privato risponda a queste esigenze? A me, sinceramente, sembra che QUESTO sia il tipo di servizi che e' meglio fornito dal pubblico. Lo dico con i brividi sulla pelle, perche' ho ben presenti i problemi di incentivi che sorgono nelle amministrazioni pubbliche, e quelle americane non sono in media particolarmente efficienti. Ma ritengo che la fornitura di questo genere di servizi ponga problemi di coordinazione cosi' forti che non possono essere lasciati solo in mano al privato.

In ogni caso, se questa sensazione di deterioramento di tutta una serie di servizi pubblici e' vera, allora le proposte di Obama possono trovare risonanza nell'elettore mediano, quello ne' particolarmente ricco ne' particolarmente povero. In questo tipo di proposte ci sono differenze forti fra Obama e McCain: Obama vuole lanciare una specie di "Apollo program" per l'energia, simile all'idea proposta da Gore qualche mese fa, per ridurre la dipendenza dell'economia americana da fonti energetiche fossili; McCain invece mette l'enfasi su "drill baby drill". Obama vuole un sistema di sanita' che si avvicini il piu' possibile all'idea di universal coverage, riducendo i problemi di adverse selection insiti nei mercati di assicurazione della salute; McCain vuole tassare i contributi sanitari delle imprese come reddito e fornire crediti per l'assicurazione medica - di nuovo, quest' idea trova meno risonanza del solito perche' la gente si fida di meno della fornitura privata di servizi e della deregolamentazione di questi mercati. Obama vuole spendere di piu' in educazione (ma e' a favore di introdurre accountability e incentivi per i maestri), mentre McCain vuole tagliare spending across the board, indiscriminatamente.

Di fronte a queste sfide, credo che l'elettore mediano sia meno apprensivo del solito rispetto alla prospettiva di alzare le tasse per una fetta consistente della popolazione. Secondo me non si tratta dunque solo di redistribuzione, ma anche di idee molto diverse su cosa si voglia fare con quei soldi.

A questo si aggiunge - e sono d'accordo con Andrea - il cambiamento epocale rappresentato dalla candidatura di Obama. Il quale peraltro e' apparso molto piu' saldo di McCain nelle ultime settimane, sia quando McCain ha sospeso la campagna per correre a Washington durante la discussione del bailout (coprendosi di ridicolo), sia durante i dibattiti. 

Incrociamo le dita, lo dico sinceramente. Che da un lato, il razzismo di tanti americani e' sempre li', e dall'altro il macchinario elettorale in diversi stati e' da paese del terzo mondo (ma d'altra parte, cosa ci possono fare gli stati se non hanno soldi?!).

Insomma, Giorgio, sei d'accordo con noi sull'analisi, incluso il razzismo (leggi il post con attenzione, please) ma discordi sulle tasse perché a te, le tasse piacciono. Fine, de gustibus etc. Fatto è che alla maggioranza delle persone le tasse non piacciono, de gustibus dall'altro lato.

Gusti a parte, stiamo ai fatti. Qui dici, o suggerisci, belinate. Nel senso che suggerisci, chiaramente, che a causa di Reagan e di questo e di quello tasse, e spesa pubblica, siano calate negli USA. Non lo sono! Ma da quando in qua le tasse e la spesa pubblica in % del PIL sono diminuite in modo stabile, qui o altrove? Qualche rara volta, per qualche anno, il rapporto tasse/gnp cala, poi ricomincia a crescere ed il trend di lungo periodo è chiarissimo: crescente. La spesa, poi, cala ancora più raramente! Il vero problema è questo: la spesa pubblica, quindi le tasse, in % del PIL continua a crescere, ovunque. Qualcuno mi spiega dove va a finire visto che, a sentire Giorgio, tutti gli investimenti pubblici mancano, persino quelli per le macchinette elettorali? Rimango in attesa di risposta. 

Sul resto, non so bene che dire: a te la spesa pubblica piace, a me no.

Rimane l'interessante puzzle: gli USA hanno avuto 8 anni con uno dei più disastrosi presidenti della loro storia, un uomo che ha fatto così tanti disastri da far terrore. Eppure, il partito di opposizione, se becca il 55% dei voti è fortunato. Andrea dice che si tratta di "inerzia elettorale", whatever that means. Io dico che è perché il partito, ed il candidato, di opposizione, promettono aria fresca. Chi vivrà, vedrà.

 

 

Certo, McCain != Bush, lo ha detto anche lui molto chiaramente in una delle battute piu' felici dell'ultimo dibattito. I repubblicani non potevano scegliere meglio.

Lo sapevo io, che non dovevo parlare prima di guardare i dati! :)

La figura di Wikipedia su spesa pubblica e' molto interessante. Guardando bene, direi che dal 1980 ad adesso non e' salita particolarmente, in % al gdp. A guardare bene, negli anni ottanta e' cresciuta (la spesa per defense e' salita molto sotto Reagan - che va benissimo, difesa e' una delle cose che mi sta bene sia fornita dallo stato); negli anni 90 e' scesa (difatti sotto Clinton il deficit pubblico e' sceso); negli anni 00 e' rimasta abbastanza stabile.

Questa e' la spesa federale, mi piacerebbe guardare cos'e' successo a tasse e spesa a livello statale. Con l'eventuale recessione i bilanci statali di solito sono colpiti molto duramente, perche' (di solito) hanno regole di balanced budget anno per anno, quindi al calare di revenues seguono tagli di spesa.

Riguardo ai gusti, va bene, forse e' questione di gusti, ma il punto che facevo e' che - imho - ci sono una serie di beni e servizi che sia utile vengano forniti dal pubblico, per vari problemi di coordinazione o di adverse selection. Questo non vuol dire che il pubblico li fornisca in modo efficiente, ma per me e' meglio dell'alternativa.

Non sapenso dove replicare lo faccio qua, ma questo commento è riferito anche a un  tuo commento precedente.

Non mi piacciono le tasse, (credo che solo TPS abbia avuto la follia di profferire quella frase (chissà cosa si era bevuto..) sulla bellezza delle tasse), e non ho detto che mi piacciono, ho detto che le pagherei se nel frattempo mi dessero qualcosa in cambio, ed ho fatto l'esempio della strada che porta a casa mia, piena di buche da anni, o delle fogne rotte, tanto per cambiare, da anni. 

Potremmo tutti noi scrivere enciclopedie intere  su quello che non viene fatto con i soldi nostri, o su quello che invece viene fatto, sempre con i soldi nostri.

Ma, rimarco il punto, se qualcuno mi dà la speranza che quei soldi vengano spesi per qualcosa che mi interessa, e non per la guerra in Irak, il salvataggio di Alitalia o della Bear Sterns, bene quel tipo mi piace, lo voto, perchè non ho la pia illusione che se le mie tasse vanno a 0(zero) dopo mi costa di meno riparare la strada, la fogna, l'illuminazione pubblica, gli Ospedali, le scuole, una polizia privata che sorveglia, un Tribunale Privato per le controversie, e via discorrendo.

Obama sta solo incarnando una speranza, quel change  che molti desiderano, poi non è detto che si caschi dalla padella nella brace, ma almeno vale la pena tentarci, o almeno questo sembrano pensare gli americani.

Sulla guerra in Irak faccio notare che non si parla di costi solo in termini di vite umane (comunque tremendi), ma anche in volgari soldoni, quanto è costata la follia irachena in vile denaro ? E questo vale anche per il Bel Paese, quanto ci costa Libano, Afghanista, Kossovo, Georgia, Etc.? Tutto per far fare le foto ricordo a Maroni e La Russa ?