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Halloween Obbligazionario

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Una domanda mi sorge spontanea: questo tuo articolo non è in contraddizione con il precedente "Debito pubblico: lasciatelo stare!
(15 Ottobre 2007)"?

In fondo era meglio non lasciarlo stare e quindi ridurlo, questo debito. Sul come si discute ma mi pare che la maggior parte dell'abbattimento sia venuto dalle privatizzazioni, dato che l'incasso fu messo in gran parte a riduzione del debito.

Oggi come dici abbiamo interessi (sempre piu' cari) su un debito enorme.

Ne approfitto per introdurre un tema che era presente nell'altro tuo articolo, tantoil tema è lo stesso (debito pubblico).

Sostenevi che "che la religione di Maastricht secondo cui qualsiasi rapporto
debito/PIL superiore al 60% è un "male" mi risulta infondata e che, più
in generale, non è possibile stabilire a-priori (ossia astraendo da
situazioni concrete) quale debba essere il rapporto debito/PIL ideale".

Io non sono un economista ma l'analogia con il "buon" padre (madre) di famiglia ed anche il "buon imprenditore" mi sconsiglia debiti che siano superiori al 50% del capitale totale. Su questa base normalmente se una azienda ha debiti che superano la metà del capitale (e quindi il capitale di terzi supera il capitaleproprio) si portano i libri in tribunale.

Questo per scongiurare il pericolo di fallimenti a catena. Infatti se tutti avessero debiti che superano il caputale proprio, il fallimento di un singolo avrebbe come risultato il fallimento di tutti i fornitori e da li' di tutte le imprese.

Penso che lo stesso principio debba valere per le nazioni e quindi il 60% è già troppo. Il 50% sarebbe piu' cautelativo. Se tutte le nazioni avessero un debito come quello italiano, e tutte le imprese fossero parimenti indebitate il fallimento sarebbe generale.

Per quale motivo siamo severi con le imprese e tolleranti con le nazioni?

Ciao,

Franz

PS: scusate ma vedo ora che l'articolo sul debito pubblco da lasciare dove è era solo "correlato" e non è dello stesso autore del messaggio a cui ho dato rispsta. le mia domande rimangono aperte ma ovviamente non esite contraddizione, dato che gli autori sono diversi. 

 

 

 

E' il mio primo intervento e saluto tutti e ringrazio per l'ospitalità (sono maschietto e - ahimé - non contribuisco a confutare quanto esplicitato nell'interessante discussione sulla "frequenza" femminile di questo sito...).

Indubbiamente interessante il problema evidenziato da Franz. Al di là di questioni politiche relative all'adattabilità delle regole (??) di finanza aziendale da parte di uno Stato, vale forse la pena riflettere sul fatto che in un'impresa un rapporto di indebitamento elevato non è necessariamente una condizione negativa: è solo l'effetto leva che è un indicatore indiscutibile di rischiosità (e, per uno Stato non è di poco conto...).

In ogni caso, un valore "ideale" del debito sul PIL è del tutto opinabile anche perché il PIL non è il capitale proprio (stock) ma un flusso, un po' l'equivalente del fatturato (absit iniuria verbis..) di un'impresa: quindi la variabile PIL non è idonea per identificare il rapporto d'indebitamento e confrontarlo con le logiche tipiche della valutazione d'impresa. Sarebbe più utile definire il capitale proprio di uno Stato (immobilizzazioni materiali e immateriali, partecipazioni, ecc..): operazione affascinante, ma tecnicamente e politicamente un filo più complicata... 

saluti a tutti.

 

 

Indubbiamente interessante il problema evidenziato da Franz. Al di là
di questioni politiche relative all'adattabilità delle regole (??) di
finanza aziendale da parte di uno Stato, vale forse la pena riflettere
sul fatto che in un'impresa un rapporto di indebitamento elevato non è
necessariamente una condizione negativa: è solo l'effetto leva che è un
indicatore indiscutibile di rischiosità (e, per uno Stato non è di poco conto...).

In ogni caso, un valore "ideale" del debito sul PIL è del tutto
opinabile anche perché il PIL non è il capitale proprio (stock) ma
un flusso, un po' l'equivalente del fatturato (absit iniuria verbis..)
di un'impresa: quindi la variabile PIL non è idonea per identificare il
rapporto d'indebitamento e confrontarlo con le logiche tipiche della
valutazione d'impresa. Sarebbe più utile definire il capitale proprio
di uno Stato (immobilizzazioni materiali e immateriali, partecipazioni,
ecc..): operazione affascinante, ma tecnicamente e politicamente un
filo più complicata... 

Si, comprendo che il PIL non è il capitale ma se dovesse fallire l'Italia (dico per dire) cosa diamo in garanzia ai creditori? Il Colosseo? Il demanio? Svendiamo l'Italia? 

L'idea del 60% di Maastricht immagino che sia verosimile rispetto ad una media di tutte le nazioni, nel senso che ovviamente ci possono essere realtà meno indebitate ed altre piu' indebitate (noi) ma è importante che la solidità complessiva delle nazioni Euro convergesse verso un parametro come quello. Poi in effetti siamo entrati nell'Euro pur avendo il 120% giusto giusto perché nelle media globale grazie ad altre nazioni meno indebitate l'ingresso dell'Italia (positivo per tanti altri fattori) non avrebbe affossato l'Euro. Anzi in quegli anni l'euro shizzo' verso l'alto (ed il dollaro crollo') anche se per ben altre ragioni, diverse dalla credibilità della moneta. 

Ciao,

Francesco  

Non e' il debito italiano che rischia di affossare l'euro, ma e' l'euro (inteso come politica monetaria) che rischia di affossare l'Italia. Mi spiego. La politica monetaria per un paese stra-indebitato e' diversa che per un paese meno indebitato. Con l'euro, la politica monetaria si fa a Francoforte, e non a Roma. Questo e' un vantaggio per i paesi meno indebitati perche' oltre a continuare a fare la propria politica monetaria, evitano anche la competitive devaluation del paese stra-indebitato.  Invece, il nostro caro paese stra-indebitato adesso sarebbe piu' contento se la sua politica monetaria la facesse Washington anziche' Francoforte. I tedeschi (come autorita' fiscale indipendente dall'Italia) hanno come priorita' di vendere i loro 240 miliardi di euro, e il crowding-out che causano ad altri stati per loro adesso e' secondario.  Questo e' un film gia' visto nei primi anni '90: la Germania come priorita' si indebito' per finanziare la Germania dell'Est, causando un marco forte. Il fatto che ci fosse una fixed rate con una lira che annaspava importava poco. Adesso rivediamoci la fine di quel film.

questo tuo articolo non è in contraddizione con il precedente "Debito pubblico: lasciatelo stare!
(15 Ottobre 2007)"?

... Questo l'ha scritto Lodovico Pizzati, quello l'aveva scritto Michele Boldrin ... ma vedo nel PS che l'hai notato anche tu. Approfitto per un commento.

Si dà il caso (davvero solo il caso: non abbiamo una linea politica da seguire) che i due articoli siano coerenti fra di loro. Io dicevo di lasciarlo stare in rapporto al PIL, Lodovico si preoccupa per il forte aumento del rapporto debito/PIL che le misure recenti implicheranno e sottolinea il fatto che lo spread sul debito italiano rispetto a quello tedesco è aumentato. Quest'ultimo aspetto, e la sua rilevanza nel mantenere il debito dov'era oppure farlo crescere/calare, era al centro anche del mio articolo.