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La produttività scientifica dell'Italia

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idee sul come (aumentare e allocare)?

Qualche idea ce l'ho, ma mi rendo conto che non sara' facile, perche' la societa' e la cultura italiana sono profondamente antimeritocratiche, sono rimaste indietro in parte alla mentalita' feudale (clientele e baroni) e in parte alla mentalita' delle corporazioni.  Del resto anche l'inizio della trasformazione degli USA in una societa' meritocratica e' recente (~1933), secondo questo articolo di R.Abravanel.

Per allocare meglio, lo Stato deve fare molto piu' di quanto fa ora, non deve dare soldi agli Atenei in base agli iscritti o alle lauree o al numero di docenti e ricercatori, ma in base alla qualita' dei laureati (valutata indipendentemente dagli Atenei), in base al gradimento degli utenti (per es. proporzionalmente agli studenti esteri attratti, o anche italiani residenti a oltre 100 km di distanza). I fuori corso devono essere valutati molto meno in modo da disincentivare economicamente sia gli Atenei sia gli studenti stessi a prolungare gli studi. Deve fare review periodiche anche della produttivita' scientifica almeno dipartimento per dipartimento. Invece di dare soldi indivisi per la ricerca agli Atenei (tipicamente spartiti internamente in parti uguali) dovrebbe dare agli Atenei solo il minimo per pagare gli stipendi e funzionare, e poi ogni docente dovrebbe concorrere separatamente per i fondi della ricerca, come piu' o meno avviene negli USA. I dipartimenti poi amministrerebbero questi fondi trattenendo il 20% per spese amministrative e investimenti comuni al dipartimento.  Questo ultimo meccanismo sarebbe utile per incentivare a cooptare colleghi validi.  Ma perche' funzioni, occorre un'agenzia di valutazione delle proposte sceintifiche quanto piu' possibile separata dai percettori finali dei fondi.

Per quanto riguarda aumentare i fondi, lo Stato italiano deve ridurre la spesa clientelare (es. operai forestali calabresi, spesa per studente eccessiva per la scuola), gli aiuti alle grandi imprese private, e disincentivare pensionamenti anticipati, scivoli, casse integrazioni speciali per lavoratori anziani, insomma tutta la spesa pubblica eccessiva agli standard degli altri paesi riversata sugli anziani: con riduzione modeste sulle voci di spesa citate, lo Stato potrebbe aumentare da 0.55% del PIL al 0.8-1.0% del PIL la spesa pubblica per ricerca.

Per quanto riguarda la spesa per ricerca privata il problema e' piu' complesso perche' non riguarda solo il fatto che l'Italia ha meno grandi imprese rispetto ad altri Paesi. Io ritengo che i veri problemi vengano dallo Stato, dalla societa' e dalla cultura italiani. Innanzitutto e' vergognoso che l'ufficio brevetti non funzioni in maniera rapida ed efficiente come leggo in altro commento.  Ma piu' in generale, secondo me c'e' un fallimento pressoche' totale dello Stato come potere esecutivo e della Magistratura come potere giudiziario nel garantire in maniera efficiente i diritti di proprieta' intellettuale, in Italia. La cialtroneria dello Stato a questo riguardo e' probabilmente riflesso del consenso sociale che in Italia piu' che altrove favorisce chi copia. Se si vuole incentivare ricerca e innovazione di elevato livello, occorre garantire che lo sfruttamento economico dell'innovazione sua tutelato per un periodo congruo di tempo, pur senza esagerare come negli USA. Paradossalmente, l'Italia potrebbe trarre vantaggio anche dalla sua cultura anti-meritocratica e irrispettosa della proprieta' intellettuale per importare la legislazione USA in materia di brevetti in maniera opportunamente temperata.

 L'approccio meritocratico per la distribuzione delle risorse per la ricerca pubblica mi trova in completo accordo. Non condivido, però l'analisi sulla ricerca privata.

IMO, la protezione della proprietà intellettuale non è la causa principale della bassa (come % del PIL) spesa per ricerca privata in Italia. I problemi di efficienza dell'ufficio brevetti ci sono, così come scelte politiche sbagliate (vedi la mancata sottoscrizione del protocollo di Londra), ma in generale la proprietà intellettuale in Italia appare sufficientemente tutelata. 

La (presunta) bassa spesa per ricerca privata in Italia è determinata soprattutto dal tipo di imprese  operanti in Italia. Nei rispettivi settori è molto probabile che l'industria italiana (almeno quella che compete sui mercati internazionali) ha spese per ricerca e sviluppo in linea con i suoi concorrenti. Il problema è, però legato al tipo di industrie operanti in Italia, un sistema industriale forte nella moda, arredamento o montature di occhiali spenderà in ricerca meno di un sistema forte nel farmaceutico o l'IT. Per avere un'idea dell'impatto di un settore come il farmaceutico sulla ricerca privata si guardi all'UK, un paese con una forte industria farmaceutica, la quale spende il 26% dei ricavi in ricerca e conta per il 28% del totale della ricerca industriale privata.

Solo se cambiasse il sistema industriale italiano, un aumento della spesa per ricerca privata sarebbe possibile.