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La produttività scientifica dell'Italia

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Giusto per fare qualche esempio (frutto di circa 10 minuti di ricerca): dai Bell Labs sono usciti 11 premi nobel per la fisica. Trovare il numero di citazioni esatte di articoli non recenti può non essere banale ma l'articolo di Anderson del 1957 (che gli è valso il nobel nel '77) risulta (almeno secondo google scholar) avere oltre 3700 citazioni. IBM ha avuto almeno 3 nobel per la fisica (ed uno per l'economia, pare) fra cui la scoperta della superconduttività ad alta temperatura (che il solito google scholar dichiara aver avuto oltre 500 citazioni). Cercando un po' più vicino al mio campo ho trovato (senza sforzi eccessivi) un lavoro di Yuri Vlasov (NEC Corporation) che parrebbe avere oltre 670 citazioni (questo numero viene dall'ISI web of knowledge).

La mia esperienza è che in fisica, chimica e scienze dei materiali (l'ingegneria la conosco poco e quindi non mi pronuncio ma mi stupirebbe se fosse diverso) la ricerca privata delle grandi aziende internazionale produca una grossa mole di articoli su ottime riviste e ben citati.

La tua stima che l'1% degli articoli più citati per disciplina magari è pure vera (per quanto io ne dubiti) ma, sicuramente, avrebbe bisogno di qualche dato a sostegno prima di poter esser presa come oro colato.

Posso suggerire che forse avete ragione entrambi?

Da un lato una rondine non fa primavera, e dieci o quindici grandi centri di ricerca industriali dove si produce molto non cambiano la media, visto che di "ricercatori" nel settore industriale ve ne sono centinaia di migliaia.

Dall'altro, se si classificano come ricercatori i, degnosissimi e preparatissimi peraltro, docenti universitari di colleges dove non di fa ricerca (ma dove si insegna, e si fanno le ore di ricevimento) è chiaro che il denominatore americano si gonfia a dismisura.

Infine, io ho seri dubbi sull'omogeneità di questi indici sintetici di impact o di citazioni, che sono normalmente costruiti da chi sta dietro o da chi pubblica poco e male per mostrare che anche loro lo fanno. Preferisco guardare a dati obiettivi: numero di premi scientifici internazionali, chi inventa che cosa, dove vanno gli studenti bravi o gli studenti i cui genitori sono in grado di pagare per un'educazione di qualità, eccetera.  

se si classificano come ricercatori i, degnosissimi e preparatissimi
peraltro, docenti universitari di colleges dove non di fa ricerca

Questo non credo accada, nei limiti del possibile, nei lavori seri come quelli di King e Perotti che appaiono parlare di ricercatori effettivi in base alla frazione del loro tempo dedicato alla ricerca (full-time-equivalent, FTE). In King si legge:

Comparing these rankings with the figures for the proportion of the workforce in full-time employment as researchers ...

Se rileggi il mio post vedrai che non puntava a "dimostrare" l'infondatezza della "superiorità" (in termini di pubblicazioni) dei ricercatori accademici rispetto a quelli non accademici ma si limitava a far notare come una tale affermazione fosse troppo complessa per poter essere liquidata con un laconico è noto.

Tra l'altro, se è vero che in ambito fisico sono pochissimi i centri di ricerca al mondo a fare ricerca di base ad alto livello mi pare strano che la stessa cosa si possa dire dell'ingegneria. Non sono un'ingegnere e non seguo le riviste di ingegneria ma mi parrebbe strano che gli ingegneri della FIAT che hanno ideato il diesel common rail non abbiano pubblicato fior di lavori sull'argomento.

Infine, io ho seri dubbi sull'omogeneità di questi indici sintetici di impact o di citazioni

Che i sistemi basati sull'impact factor abbiano dei problemi seri è noto. Tuttavia non è banalissimo trovare altri indicatori quantitativi. I "dati obiettivi" a cui fai riferimento tu permettonosolo di fare un'analisi qualitativa e difficilmente permettono di discriminare quando non ci siano differenze lampanti (per capirsi: è ovvio che permettono di dire che Princeton è meglio dell'università di Firenze ma trovo difficile che riescano a discriminare se l'università di Bologna è meglio o peggio di quella di Pisa)

JB, il sistema common rail (CR) per automobili e' stato sviluppato all'inizio degli anni 90 dal gruppo Fiat. Il brevetto e' stato poi venduto alla Bosch per l'ingegnerizzazione e la produzione su larga scala. Penso ad esempio che il primo CR montato su macchine del gruppo Fiat fosse gia' un prodotto della Bosch.

Comunque, la tua affermazione riguardo la produzione scientifica di lavori sul CR da parte di Fiat mi ha messo curiosita' e, sorprendentemente, con una ricerca di 5 minuti su www.sciencedirect.com trovo i seguenti risultati, relativi ad articoli pubblicati dopo il 1998:

2 articoli pubblicati con termine CR compreso nell'abstract e con almeno un autore affiliato a Fiat

2 articoli pubblicati con termine CR compreso nell'abstract e con almeno un autore affiliato a Bosch

89 aricoli pubblicati con termine CR compreso nell'abstract

Se allarghiamo la finestra ad articoli pubblicati da 1980 ad oggi le prime due cifre non cambiano, la terza aumenta. Interessante, no?

In effetti penso che nella cultura industriale il pubblicare sia decisamente meno importante che non nella accademia. Forse ci sono altri metri di giudizio per valutare bonta' di innovazione/scoperta e l'aspetto economico del prodotto finito (quanto si guadagna vendendo macchine con CR o vendendo brevetto del CR ad esempio) prevale su numero di papers. Alla fine chi pubblica stando nell'ambiente universitario lo fa per permettere ad altri che lavorano su stesso campo di confrontarsi e anche per presentarsi a questi come persona che ha sviluppato progetto/idea. Insomma e' anche pubblicita' che puo' essere premiata da futuri grants, finanziamenti, offerte da universita' piu' prestigiose....

Non mi sembra che chi invece sviluppa un "buon progetto" per la propria azienda abbia le stesse prospettive e soprattutto che l'azienda sia interessata a mettere su una rivista scientifica dettagli o risultati sperimentali del progetto, quando nel contempo e' impegnata a blindarlo con brevetti. Hai presente il timore dei cinesi che copiano tutto ? ;-). Probabilmente l'azienda non vuole nemmeno che il nome delle persone che hanno sviluppato il progetto sia pubblicato.

(Nota: per queste idee avevo in mente per l'appunto Fiat o Bosch, probabilmente in ambito farmaceutico il discorso e' diverso)

 

 

Con mia grande sorpresa giocando con i dati http://isihighlycited.com/ ho trovato che l'Italia è uno dei pochi paesi dove fra le top 5 istituzioni in termini di numero di ricercatori molto citati (misura un po' rozza, lo ammetto) vi è un'impresa privata:

 

Qualunque sia il numero di citazioni della ricerca della Menarini spa, ormai sarà nulla rispetto alle citazioni che verranno alla famiglia Menarini dall'acquisto del Bologna calcio.