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La produttività scientifica dell'Italia

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Riguardo alla capacita' del sistema di reclutamento e promozione dell'universita' italiana di espellere all'estero i migliori talenti, riporto alcuni pezzi dell'intervista a Paolo Macchiarini, autore del primo trapianto al mondo di una trachea rigenerata con cellule staminali:

Il chirurgo Paolo Macchiarini

«In Italia non ci sarei riuscito La ricerca è in mano ai baroni»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Gli sarebbe piaciuto che il primo
trapianto di trachea «anti-rigetto» al mondo fosse stato italiano, e
non soltanto per la nazionalità delle mani che lo hanno eseguito. Paolo
Macchiarini, pisano cinquantenne, direttore del dipartimento di
Chirurgia toracica dell' Hospital Clinic di Barcellona, è da ieri sul
podio olimpico della scienza medica, ma ha corso e trionfato sotto una
bandiera straniera. In questo caso quella della Spagna, dove si è
stabilito dal 2005, dopo aver vissuto e lavorato prima negli Stati
Uniti, a Birmingham (Alabama), poi a Parigi, quindi ad Hannover. Sa di
sale anche per lui il lungo esilio, seppure gratificato da
riconoscimenti e dal successo internazionale. È un «cervello in fuga»,
non fatica ad ammettere il chirurgo toscano; e non ha un rimedio, a
questo male, almeno per adesso: «Tornare in Italia? Nella situazione
attuale? Con i problemi che ci sono a livello accademico e di
istruzione? No, è impossibile. Da quando me ne sono andato il degrado
socio-culturale è addirittura peggiorato». In Italia non si sarebbe
potuto realizzare l' intervento eseguito a Barcellona? «In Italia ci
sarebbe sì, la possibilità di fare scienza. Ma prima c' è da cambiare
mentalità
. I gruppi di ricerca interagiscono bene, come è stato
dimostrato in questo caso dalla collaborazione tra il Politecnico di
Milano, l' università di Padova e quella di Bristol e la Clinic di
Barcellona. Ma nel campo della chirurgia toracica siamo ancora molto
lontani dai livelli raggiunti qui in Spagna». Al solito: mancano le
risorse? «Niente affatto. Le risorse ci sono, ma sono schiacciate dal
potere dei politici e dei baroni
. Le strutture universitarie e
ospedaliere andrebbero potenziate, i giovani laureati andrebbero
aiutati a inserirsi, e non soltanto quelli che sono figli di papà. In
questi giorni ho letto con rabbia, sui giornali, la storia di quel
docente dell' ateneo di Messina capace di sostenere che suo figlio ha
un cervello migliore, perché ha vissuto in una famiglia di insegnanti».
Spiegava così perché il ragazzo avesse vinto il concorso per
ricercatore di economia nella stessa università. «Appunto. Non torno in
Italia perché non è un paese democratico. Prevale ancora una mentalità
nepotista. Non è una questione di risorse. Quelle ci sono e l' Italia
promuove la ricerca, ha formato dei premi Nobel. Ma non è riuscita a
far piazza pulita della partitocrazia e dei baronati
».
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