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La registrazione dei blog (e delle testate giornalistiche) presso il Tribunale

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Ciao Andrea.

Una domanda: ma la legge si applica anche al caso di blog registrati su spazi(su server all'estero) che però sono visualizzati in Italia? Perchè se chi è su un server di un altro paese non è soggetto alla norma, per aggirare le grida basterebbe registrarsi su un server all'estero...anche se sarebbe bene che una cosa del genere non succedesse, ovviamente.

Certo poi si potrebbe raccogliere la provocazione legislativa al fine di portare avanti anche la battaglia sulla questione dell'albo dei giornalisti e delle leggi che impongono un giornalista iscritto a tale albo come direttore di un giornale perchè questo possa pubblicare.

Infine, più che una volontà censoria, spero che dietro queste proposte di legge vi sia solamente la solita attitudine dei governanti a rovesciare, diciamo così, l'onere della prova: sanno che controllare ip e fare richieste ai gestori di servizi internet costa tempo, soldi e strutture che non ci sono, e dunque chiedono che sia il cittadino a sobbarcarsi quei costi...un po' come quando il governo Prodi volle imporre i pos e ipagamenti on-line ai professionisti per rendere più rintracciabili i pagamenti ricevuti e dunque, nell'intenzioni del legislatore, limitare l'evasione fiscale. Anche lì l'idea era: il governo italiano, che pure ha una variegata e variopinta messe di polizie: fiscali, civili e militari, non sa o non vuole frenare l'evasione e dunque chiede, a fronte del suo fallimento, che siano i cittadini a farsi carico di dimostrare di non essere evasori...spendendo più soldi attivando pos (nel caso di liberi professionisti) e obbligandoli a non usare contante: la solità follia dirigista.

Cmque dovrebbero essercene segni che noi non siamo proprio il paese dove le certificazioni imposte possano funzionare da deterrente per non commettere reati.

Sono d'accordo che non ci sia intento censorio. Quello che l'articolo voleva sottolineare e' che ci sono comunque dei costi, in termini di limitazione della liberta' di parola, che vanno considerati. Puo' sembrare poco, ma secondo me non lo e': la blogosfera, per funzionare dal punto di vista informativo, deve avere diffusione capillare, cosicche' il controllo delle informazioni avvenga in maniera decentrata. C'e' bisogno cioe' che ci siano moltissimi siti che controllano e diffondono notizie perche' possano emergere quelle interessanti o rilevanti. Un piccolo costo di pubblicazione potrebbe scoraggiare la pubblicazione da parte di moltissimi blog. C'erto, sulla blogosfera c'e' un sacco di spazzatura, ma questo e' un motivo in piu' per facilitarne la diffusione: chi vuole diffondere fandonie lo fa anche se deve sopportare il costo di registrazione; se vogliamo che le fandonie vengano rivelate invece, occorre facilitarene la pubblicazione limitandone i costi.

Riguardo i server all'estero: non credo che basti. La domanda andrebbe girata alla sezione "Law & Order" di nfa (Sabino e Axel), con i quali abbiamo avuto sulla questione uno scambio di email in agosto. Secondo Axel, nfa non sarebbe soggetto alla legislazione per il fatto che non solo il server non si trova in italia, ma anche risiediamo e operiamo dall'estero.