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La registrazione dei blog (e delle testate giornalistiche) presso il Tribunale

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Effettivamente, la qualità lessicale delle leggi emanate negli ultimi anni è sconfortante.

Prendendo ad esempio questo progetto di legge: che vuol dire "organizzazione imprenditoriale" ?

In base all'art. 2082 c.c.

È imprenditore chi esercita professionalmente una attività economica organizzata, al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi

Un imprenditore senza organizzazione quindi non può esistere, perchè l'attività economica imprenditoriale deve essere organizzata. Nonostante l'imprecisione della locuzione "organizzazione imprenditoriale" io mi atterrei all'art. 2082 c.c. e quindi, se la legge passasse come scritto sul progetto, andrebbero esclusi dall'obbligo di registrazione tutti i blog e i siti, che seppure dotati di organizzazione, non esercitano una attività economica, vale a dire non esercitano un'attività volta alla produzione di nuova ricchezza.

Non è quindi attività economica, seppure organizzata, l'attività puramente intellettuale o culturale. Insomma nFA, con tanto di redattori, collaboratori abituali, link, logo e dominio, non è una organizzazione imprenditoriale. Lo diventerebbe se cominciasse a vendere il proprio marchio, o gli articoli pubblicati, o spazi pubblicitari, perchè in quel caso l'organizzazione sarebbe al servizio di una attività imprenditoriale. 

nFA è già salva: i redattori se ne stanno al calduccio sparsi negli USA (credo tutti), i server guardano gli shuttle partire da Houston, quindi della legge Levi gliene frega poco (a parte convincerli a rimanere dall'altra parte dell'Oceano, mi sa :-) ).

Il problema è per chi si trova in Italia (tralasciando dove si trova il server, visto che la questione è ancora abbastanza fumosa). Questa legge allora rischia di creare nuovi muri burocratici per chi cerca di creare ricchezza e contenuti di qualità in Italia. La registrazione delle testate, nelle intenzioni del Legislatore del 1948, credo, mirava a separare chi voleva contributi pubblici e chi non li voleva, un po' come per le associazioni riconosciute e non riconosciute. In sintesi, «vuoi questi diritti? Allora hai questi doveri. Non vuoi questi doveri? Allora non hai questi diritti», e la cosa mi sembra sacrosanta in uno Stato di diritto. Invece quelle intenzioni si sono trasformate in un obbligo anche per chi non vuole tali finanziamenti: questo nuovo obbligo che Levi vorrebbe imporre quale diritto darebbe a chi si registra?

Spero si possa convenire sul fatto che la definizione di "stampa clandestina" e il comma dell'articolo 21 della Costituzione "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure" siano incompatibili. Chi stampa qualcosa, anche se su internet, deve essere libero di farlo, senza pagare nulla e senza registrarsi da nessuna parte: se commette un reato, lo stesso articolo 21 dà grande potere alla polizia giudiziaria per reprimerlo immediatamente.

(Infine, sarebbe interessante conoscere quali siano, almeno per grandi linee, gli obblighi burocratici cui devono sottostare i giornali di quel Paese dove i giornali possono far cadere l'uomo più potente del mondo (e, di recente, fra le altre cose, far chiudere un provider responsabile del 75% dello spam planetario)).

In che senso nfa non produce ricchezza? Che si produca qualcosa mi pare ovvio, che questo qualcosa abbia un certo valore, altrettanto. La discriminante del codice e' che lo distribuiamo gratis? Mi sembra strano. Dove mi sbaglio? 

Di regola allo stato interessa solo la ricchezza tassabile, ossia monetaria.

Finchè paghi di tasca tua ok, appena metti un bannerino per pagarti le spese cambi categoria.E credo valga anche per chi pubblica su piattaforme collettive coi banner messi dal padrone di casa si trovan promossi.

Contestazioni del genere le ho viste per siti P2P palesemente amatoriali, e sono convinto che un giudice con un minimo di buon sensosappia distinguere i casi. Resta un rischio un po' assurdo per un blog personale.

certo che produce ricchezza, ma è una ricchezza intellettual/culturale che non è indirizzata al mercato e (se un po' vi conosco) non ha di mira nè la produzione nè lo scambio al fine di profitto.

Sotto questo aspetto è certo più vicina ad una ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) che ad un'impresa.