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La registrazione dei blog (e delle testate giornalistiche) presso il Tribunale

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nFA è già salva: i redattori se ne stanno al calduccio sparsi negli USA (credo tutti), i server guardano gli shuttle partire da Houston, quindi della legge Levi gliene frega poco (a parte convincerli a rimanere dall'altra parte dell'Oceano, mi sa :-) ).

Il problema è per chi si trova in Italia (tralasciando dove si trova il server, visto che la questione è ancora abbastanza fumosa). Questa legge allora rischia di creare nuovi muri burocratici per chi cerca di creare ricchezza e contenuti di qualità in Italia. La registrazione delle testate, nelle intenzioni del Legislatore del 1948, credo, mirava a separare chi voleva contributi pubblici e chi non li voleva, un po' come per le associazioni riconosciute e non riconosciute. In sintesi, «vuoi questi diritti? Allora hai questi doveri. Non vuoi questi doveri? Allora non hai questi diritti», e la cosa mi sembra sacrosanta in uno Stato di diritto. Invece quelle intenzioni si sono trasformate in un obbligo anche per chi non vuole tali finanziamenti: questo nuovo obbligo che Levi vorrebbe imporre quale diritto darebbe a chi si registra?

Spero si possa convenire sul fatto che la definizione di "stampa clandestina" e il comma dell'articolo 21 della Costituzione "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure" siano incompatibili. Chi stampa qualcosa, anche se su internet, deve essere libero di farlo, senza pagare nulla e senza registrarsi da nessuna parte: se commette un reato, lo stesso articolo 21 dà grande potere alla polizia giudiziaria per reprimerlo immediatamente.

(Infine, sarebbe interessante conoscere quali siano, almeno per grandi linee, gli obblighi burocratici cui devono sottostare i giornali di quel Paese dove i giornali possono far cadere l'uomo più potente del mondo (e, di recente, fra le altre cose, far chiudere un provider responsabile del 75% dello spam planetario)).