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Laureati ed iscritti all'università, un riassunto

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Secondo me una strada possibile sarebbe quella di diversificare l'offerta utilizzando gli strumenti della riforma. Per esempio nel caso delle facoltà umanistiche, si potrebbe decidere che la laurea triennale rimane "diffusa" mentre sia per la cosiddetta laurea magistrale e sia per il dottorato si prevede invece che si possano attivare solo in alcune sedi moooooolto limitate; in conseguenza di ciò si concentrerebbero le risorse per la formazione dei futuri ricercatori solo in alcune sedi. Una prima possibile obiezione potrebbe essere che il pendolarismo dei docenti inficerebbe la qualità del programma didattico del dottorato. A questo potrei rispondere che a) i dottorati in Italia non prevedono generalmente lezioni, dunque poco o nessun pendolarismo dei docenti; e b) che le risorse risparmiate si possono concentrare per reclutare docenti che facciano solo ricerca.

 

Un'altra cosa che mi viene in mente per scremare i possibili iscritti in sovrannumero, potrebbe essere l'introduzione dei test standardizzati all'ingresso delle facoltà...non mi riferisco ovviamenti a quei sudoku dell'idizia corrotta italiaota che imperversano in autunno, ma mi riferisco proprio a TOEFL, GMAT, GRE e IELTS. A costo zero per l'amministrazione pubblica, (che non dovrebbe sborsare soldi per fare i test perchè li farebbero ETS o British Council) si potrebbe avere un indicatore efficiente delle capacità analitiche e linguistiche (oltre che di lingua straniera) dei futuri studenti...al più si potrebbe prevedere una misura finanziaria parzialmente compensatoria per quanti hanno conseguito il test e poi sono stati ammessi all'università prescelta.

Un'ultima cosa. Chi frequenti anche solo sporadicamente le università italiane sa che i problemi sono ad un tale livello che non ha senso proporre cose impossibili, tipo la "Harvard" italiana e così via. Bisogna fare piccoli passi. Sempre rimanendo nel campo delle facoltà umanistiche. A seguito dei sudoku di cui sopra, in genere gli umanisti fanno seguire il solito coro indignato dei lamenti più o meno scandalizzati su quanto la preparazione degli studenti sia manchevole. Bene. Ma se è così, perchè non si organizzano dei pre-corsi a fine estate per colmare le lacune? Per non intaccare le vacanze dei maturati? Per non intaccare quelle del corpo docente? Eppure so che anche nelle più prestigiose università del mondo, MIT Stanford e così via, gli studenti che sono ammessi all'università sono sottoposti a precorsi di preparazione, in matematica ma non solo...perchè in Italia non si fa?