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Laureati ed iscritti all'università, un riassunto

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Inoltre, come tutti sappiamo per esperienza diretta, una percentuale sostanziale di questi laureati è costituita da dipendenti pubblici o assimiliati che perseguono l'ottenimento della laurea solo per il suo valore legale, ossia perché permette progressioni automatiche di carriera. Considerare queste persone come "laureate" costituisce, dal punto di vista economico, una scelta insensata: essi indicano solo che l'università è un esamificio che dispensa titoli con valore legale, invece di essere un luogo di accumulazione di capitale umano socialmente utile.

Ora, non vorrei aprire in questo commento una discussione sul "valore legale" (che è qualcosa che non esiste), ma commentare sulla sostanza dei concetti espressi nei periodi citati. Il valore dell'apprendimento lungo l'arco della vita (Lifelong Learning) e del riconoscimento dell'apprendimento esperienziale (Recognition of Prior Experiential Learning) sono dati di fatto politici, cioè acquisiti all'interno delle politiche nazionali e internazionali, intendo dire.

Altra cosa sarà la realizzazione concreta di queste politiche, cioè le procedure, la qualità delle valutazioni messe in campo per dare attuazione al riconoscimento e/o accreditamento accademico. Anch'io sono fra coloro che chiede interventi di correzione, e in sostanza di cautela; ma non per buttare via tutto bensì per sistemare, ordinare - beninteso una sistemazione che deve essere radicale (c'è poco da "riformare", si deve fare tabula rasa).

RR