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Laureati ed iscritti all'università, un riassunto

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Non è mai tempo sprecato, sono d'accordo, ed è mio dovere. Ma sarai d'accordo anche tu che sarebbe più pratico per tutti se si presentassero tutti al primo appello. Va beh, non pretendo tanto, diciamo 4 possibilità mi sembra già più corretto. Avrei sicuramente più possibilità di valutare il mio lavoro come insegnante riflesso nella preparazione degli studenti, di essere "fair", ecc. Invece, con tutto che si sono 9 appelli (!) si presentano anche studenti di 2-3 anni prima, e nel frattempo io ho cambiato programma e devo ricordarmi cosa ho spiegato anni prima di diverso. Se sono solo 25, in una università che funziona, nel giro di pochi mesi hanno tutti dato l'esame e sono passati avanti. In una Università che non funziona, loro seguono, e dopo 2 anni si presentano per la prima volta all'esame. Ridicolo! Che si ricordano di quello che ho spiegato io 2 anni prima? (sempre SE hanno seguito).

Il feedback sui professori: noi lo facciamo, io vorrei fosse anche pubblico, ma sembra che non ci siano speranze a breve dato che altri più anziani di me non beccano voti lusinghieri. Ma non mi sembra c'entri granché con il numero di appelli e di studenti per appello.

Se ci sono 200-300 studenti per appello, sicuramente non vorrai ritrovartene metà l'appello successivo. Per 9 appelli l'anno. E poi 200-300 studenti per professore; mi sembra ci sia qualcosa che non va, non credete? Come si fa a fare un corso di livello come in università americane, seguendo ogni singolo studente? Come mai questi 200 diventano meno di 50 negli anni successivi? La moria dello studente ai primi 2 anni: perché avviene? C'è qualcosa che non va, secondo me!

i presentano anche studenti di 2-3 anni prima, e nel frattempo io ho cambiato programma e devo ricordarmi cosa ho spiegato anni prima di diverso.

Perchè dovresti?Se uno si presenta due anni dopo l' onere di stare al passo col corso è suo.Comunque di solito i cambiamenti non sono drammatici, e se l' esame è orale ci si puo' accordare facilmente.

Quanto agli appelli, ricordo alcuni professori che li facevano su appuntamento ed usavano gli appelli per registrare il voto.Nel tuo caso mi sembra una soluzione ragionevole, ed a quel punto 4 appelli son pure troppi.

Che si ricordano di quello che ho spiegato io 2 anni prima? (sempre SE hanno seguito).

E che c'è di male se uno invece di seguire si prepara a casa, finchè arriva preparato?

Siamo d' accordo che non è la situazione ideale, ma spesso è l' unica soluzione per i fuori sede: certi giorni avrei dovuto alzarmi alle 5 per essere presente alla prima ora, bighellonare in università dalle 10 alle 15 e poi prendere un treno alle 18: è finita che avro' seguito si e no 10 corsi in tutto.

Se ci sono 200-300 studenti per appello, sicuramente non vorrai ritrovartene metà l'appello successivo. Per 9 appelli l'anno. E poi 200-300 studenti per professore; mi sembra ci sia qualcosa che non va, non credete? Come si fa a fare un corso di livello come in università americane, seguendo ogni singolo studente?

Non credo sia possibile, ma dimentichi il dogma dell' università libera e gratuita per tutti.

Si trattava dei soliti esami di analisi 1 ad ingegneria, studiati appunto per scremare, e come dicevo sopra erano delle lotterie, ma devo precisare: sui 200 che si presentavano stimo che un 150 circa non erano abbastanza preparati, la lotteria era tra chi dei 50 (o dei 150, è un' arma a doppio taglio) entrasse nel novero dei 10-30 ammessi alla seconda fase.

 Come mai questi 200 diventano meno di 50 negli anni successivi? La moria dello studente ai primi 2 anni: perché avviene? C'è qualcosa che non va, secondo me!

A Brescia avevo una teoria semplicissima: di aule grandi ne avevano solo per i corsi dei primi due anni, in quelli del terzo bisognava far bastare le aule da 50.

In ogni caso credo che gli esami di nicchia del 5° anno non vadano gestiti come quelli di massa dei primi 2/3

Perchè dovresti?Se uno si presenta due anni dopo l' onere di stare al passo col corso è suo.Comunque di solito i cambiamenti non sono drammatici, e se l' esame è orale ci si puo' accordare facilmente.

Non so se sia una leggenda metropolitana, ma mi hanno detto, quando ho cominciato a fare esami, che gli studenti hanno diritto di sostenre l'esame secondo il programma che hanno seguito, addirittura anche se il docente e' cambiato. Non ho riscontri per dire se sia una prassi o un obbligo, pero' a me tocca fare cosi'.

Quando si presenta uno che a seguito 5 anni fa con un docente che e' andato in pensione, manco ho idea di cosa chiedere e mi tocca andare a cercare la guida dello studente di quell'anno.

 

 

 

Come mai questi 200 diventano meno di 50 negli anni successivi? La moria dello studente ai primi 2 anni: perché avviene? C'è qualcosa che non va, secondo me!

Ricordo che quando avevo il corso al primo anno spariva regolarmente il 40% degli iscritti. Cioe' il 40% degli iscritti non si presentava agli esami e dopo un po' spariva dagli elenchi deegli studenti in attesa di esame perche' passava ad altre facolta' o rinunciava alla laurea.

Il perche' e' semplice: gli esami del primo anno sono esami di base che servono per verificare chi e' disposto a studiare abbastanza per prendere una laurea e se non vengono dati un numero sufficiente di crediti, con alcuni esami obbligatori (analisi, fisica...), non ci si puo' iscrivere al secondo anno. A me pare giusto: che senso avrebbe mettere una barriera agli anni successvi, quando gia' si e' perso tempo a fare alcuni esami? Meglio avere la barriera subito, cosi' da eliminare chi non e' disposto ad impegnarsi abbastanza senza fargli perdere tempo.

E' vero, molti provano a iscriversi all'università perché in fondo è una scelta poco costosa individualmente, ma molto costosa per l'ateneo. Un'alternativa potrebbe essere porre delle barriere direttamente all'entrata all'università (come accade in tanti paesi del mondo), realizzate con test di verifica seri e difficili da superare. In questo modo si ottengono alcuni vantaggi:

  1. Riduzione dei costi organizzativi e logistici per gli atenei: i primi anni i corsi sono frequentatissimi da persone poco motivate che poi lasceranno gli studi e predisporre le strutture per accoglierli e gestirli è molto oneroso.
  2. Aumenta la competizione tra gli atenei e la differenziazione del prodotto istruzione: alcuni atenei potrebbero decidere di essere meno selettivi, affronterebbero costi superiori e emergerebbero come produttori di qualità inferiore, il che non è necessariamente un male.
  3. Si irrobustisce la concorrenza tra le scuole superiori (che oggi è praticamente nulla), perché i diplomati degli istituti che regalano i titoli non avranno alcuna speranza di entrare in una buona università. Quando varcheranno la soglia del Real Liceo Statale YouTube di Carugate di Sotto, sapranno che il loro diploma non varrà molto più di una laurea honoris causa a Vasco Rossi.

L'ultimo punto fa intravedere una soluzione competitiva al problema della qualità dell'istruzione secondaria. In pratica, oggi, tutta l'approssimazione pedagogica e culturale della scuola superiore si riverbera sull'università, ma il costo di questa miopia è in ultima analisi finanziato dal contribuente. Se l'istruzione secondaria è un input di quella universitaria, il valore della prima è determinato dalla produttività marginale (attesa e scontata) nel processo di produzione della seconda: quando questo valore è basso, è evidente che emergano comportamenti poco virtuosi e miopi sia da parte degli istituti superiori che degli stessi studenti.