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Laureati ed iscritti all'università, un riassunto

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Per molti anni ho sostenuto che la strada giusta per la diversificazione era quella di partire dagli istituti tecnici, valorizzandoli, aggiungendo cioè due anni di ulteriore preparazione "parauniversitaria" (con qualche possibilità di riconoscimento parziale degli studi ai fini anche della laurea universiaria, come avviene per gli studi compiuti nei community colleges in California). C'era anche la disponibilità finanziaria per farlo, utilizzando le migliaia di miliardi sperperati, ogni anno, da regioni, sindacati, aziende e confindustria nella "formazione professionale". Ma questo progetto, che, a suo tempo, fu anche articolatamente proposto da uno studio finanziato dall'IRI, si scontrò con l'opposizione di confindustria e sindacati che non volevano "mollare l'osso" e con l'opposizione dei sindacati della scuola che non avrebbero tollerato una differenziazione salariale dei professori "promossi" ad insegnare in una istituzione parauniversitaria. Penso che ormai sia troppo tardi per valorizzare gli istituti tecnici che sono stati abbandonati dagli studenti e che hanno difficoltà, con l'attuale sistema di reclutamento, basato sulle "graduatorie di precari", a trovare insegnanti validi di materie scientifiche e tecniche.

Penso che ormai sia troppo tardi per valorizzare gli istituti tecnici che sono stati abbandonati dagli studenti e che hanno difficoltà, con l'attuale sistema di reclutamento, basato sulle "graduatorie di precari", a trovare insegnanti validi di materie scientifiche e tecniche.

Per quanto mi riguarda, l'Italia può anche andare giù nel burrone - se è questo che vuole. MA in una ottica di discussione di politiche della formazione, mi oppongo a questa follia educativa, economica, sociale, politica.

L'istruzione tecnico-professionale, nelle sue articolazioni che vanno dal livello post-obbligo fino a quello terziario ("parallelo" o "in simbiosi" con il profilo accademico), è oggi più che mai centrale per il sistema produttivo italiano, ed europeo. Poichè a noi interessa qui considerare il frammento superiore di questa porzione, che si interseca con il resto della formazione terziaria, sarà d'uopo mettersi a studiare e riflettere bene sulle scelte da fare...

Proprio la settimana scorsa sono stato in una delle University of Applied Sciences, come le chiamiamo noi nella nomenclatura internazionale, in Olanda, la Inholland di Amsterdam/Diemen, dove si è tenuto un Seminario del Processo di Bologna. Le Hogeschool offrono ad es. dei Bachelor in Management o ICT che vanno incontro al mercato del lavoro in maniera strutturale, nel formato del processo formativo e delle competenze, tale da essere appetibile rispetto ad un "simile" Bachelor offerto da una Research University proprio per questo suo orientamento.

Insomma c'è parecchio da sistemare in Italia ma noi preferiamo andare dalla parte sbagliata.

RR