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Laureati ed iscritti all'università, un riassunto

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E' vero, molti provano a iscriversi all'università perché in fondo è una scelta poco costosa individualmente, ma molto costosa per l'ateneo. Un'alternativa potrebbe essere porre delle barriere direttamente all'entrata all'università (come accade in tanti paesi del mondo), realizzate con test di verifica seri e difficili da superare. In questo modo si ottengono alcuni vantaggi:

  1. Riduzione dei costi organizzativi e logistici per gli atenei: i primi anni i corsi sono frequentatissimi da persone poco motivate che poi lasceranno gli studi e predisporre le strutture per accoglierli e gestirli è molto oneroso.
  2. Aumenta la competizione tra gli atenei e la differenziazione del prodotto istruzione: alcuni atenei potrebbero decidere di essere meno selettivi, affronterebbero costi superiori e emergerebbero come produttori di qualità inferiore, il che non è necessariamente un male.
  3. Si irrobustisce la concorrenza tra le scuole superiori (che oggi è praticamente nulla), perché i diplomati degli istituti che regalano i titoli non avranno alcuna speranza di entrare in una buona università. Quando varcheranno la soglia del Real Liceo Statale YouTube di Carugate di Sotto, sapranno che il loro diploma non varrà molto più di una laurea honoris causa a Vasco Rossi.

L'ultimo punto fa intravedere una soluzione competitiva al problema della qualità dell'istruzione secondaria. In pratica, oggi, tutta l'approssimazione pedagogica e culturale della scuola superiore si riverbera sull'università, ma il costo di questa miopia è in ultima analisi finanziato dal contribuente. Se l'istruzione secondaria è un input di quella universitaria, il valore della prima è determinato dalla produttività marginale (attesa e scontata) nel processo di produzione della seconda: quando questo valore è basso, è evidente che emergano comportamenti poco virtuosi e miopi sia da parte degli istituti superiori che degli stessi studenti.