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Laureati ed iscritti all'università, un riassunto

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Moreno, alcuni commenti.

1) L'articolo in questione riassume alcuni dei risultati dello studio che anche io ho utilizzato nello stilare questo post riassuntivo della nostra discussione. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma ... abbiamo solo 'scooped' La Repubblica di alcune settimane, che per noi è normale (e non solo con La Repubblica ...) :-)

2) La questione non è da porsi nella forma "programmi (troppo) difficili" versus "studenti fannulloni": sia "difficile" che "fannullone" sono aggettivi endogeni, oltre che relativi. Difficile rispetto a che cosa e per chi? Fannullone rispetto a quali standard di impegno e per che cosa? Gli studenti vanno motivati a lavorare ed uno degli strumenti attraverso cui si motiva è la bocciatura, ma è uno degli strumenti. Poi occorre anche saper insegnare ed insegnare cose utili. D'altro lato, le cose vanno rese tanto difficili quanto necessario perché l'ottenimento del titolo di studio segnali anche l'acquisizione di un'adeguata capacità professionale, niente di meno e niente di più. I programmi di molte facoltà italiane, oggi, certamente non soddisfano questo criterio ma il fatto che insegnino "cretinate" non implica che si insegnino "cretinate facili". Le cretinate possono essere, spesso sono, alquanto astruse, specialmente quando insegnate da incompetenti.

3) Il problema andrebbe approfondito (e credo che sia i dati del rapporto che quelli che si vanno raccogliendo nel famoso data base incompleto che anche io ho utilizzato) studiando le performances di università diverse, diverse facoltà, regioni, aree di insegnamento. Son certo che si scoprirebbero patterns interessanti.

4) In ogni caso, il fatto che l'Italia continui, riforme burocratiche notwithstanding, ad avere un sistema universitario che non laurea i suoi studenti in tempo utile, ne laurea pochissimi e, come dimostrano i tests ed i risultati ex-post sul mondo del lavoro, ne laurea molti che sanno poco o nulla, è UN FATTO. È questo fatto che dimostra, alla faccia di tutti i distinguo, i trucchi formalistici, le alzate di scudi in difesa dell'onorabilità della classe docente italica, che l'università italiana è uno sfascio. Occorre partire da questo semplicissimo ed incontrovertibile FATTO.

 

Dai un'occhiata al documento che segue. E' un tentativo di evitare la facile soluzione di far finta di insegnare cose elevatissime, per poi accettare livelli di conoscenza e comprensione molto limitate.

www.dm.unibo.it/umi/italiano/Editoria/NUMI2006/MATTONCINI.pdf