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Le conoscenze degli alunni italiani / 2

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In una piccola città del Minnesota sul lago Wobegon, racconta Garrison Keillor, tutti i bambini sono sopra la media mentre in Italia, secondo la vulgata corrente, tutti i bambini sono inferiori alla media. I risultati TIMSS sono l’ennesima occasione per parlare e discutere della scuola italiana. Nel confronto internazionale, i risultati non mostrano un ritardo particolarmente grave, e fin qui le tabelle TIMSS sono chiare, mentre il PISA racconta un’altra storia. Ma quella è un’altra storia. Con il passare degli anni gli studenti italiani retrocedono rispetto ai pari degli altri paesi. Sulla comparabilità internazionale dei dati avrei qualche dubbio, visto che scorrettamente vengono paragonati bambini di grade 4 americani con bambini di year 4 inglesi e quelli della quarta elementare italiana. Grade 4 e year 4 non sono strettamente paragonabili per età e curriculum ed entrambi hanno un anno di prescuola formale (kindergarten e reception year, rispettivamente in Usa e Inghilterra).

Ad ogni modo, la prestazione scolastica è funzione di molte variabili, alcune sono state abbondantemente studiate da pedagoghi e psicologi. In particolare, il contesto socio-economico è determinante. In che cosa consiste il contesto socio-economico? Il reddito pro capite è quello che viene subito in mente, ma anche il grado di istruzione dei genitori, e il sesso dei bambini. La funzione del reddito è chiara. Il grado di istruzione dei genitori (specie la madre) è in grado di dominare quasi tutto il resto sulla capacità di influire sulla prestazione scolastica. Infine, l’atteggiamento che la società ha verso il ruolo di maschi e femmine, ma anche il modo di insegnare in modo appropriato alle bimbe e ai bimbi ha il suo peso. Le ragazze hanno prestazioni inferiori ai ragazzi, al meno nelle materie scientifiche, e tale differenza è nulla nei paesi nordici e cresce man mano che si va verso paesi dove prevale la cultura machista.

Ora se si  considerasse la variabile reddito (PIL pro capite come fa Moro, ma anche PIL alle PPP come suggerisce Forti, o l’Human Development Index come fanno quelli di TIMSS), la variabile istruzione dei genitori (TIMSS già lo fa)  qualunque sia la proxy, e infine anche il grado di cultura machista prevalente in un paese o regione, avremmo spiegato gran parte delle differenze tra paesi e tra regioni. Ad esempio, prendiamo una regione dell’Italia meridionale, dove il reddito medio è più basso della media, il grado di istruzione è più basso della media e la prestazione delle bambine e inferiore a quella dei bambini, avremmo un quadro più chiaro delle differenze tra regioni e paesi.

Per quanto riguarda la qualità degli insegnanti meridionali, a cui spesso si fa riferimento nella pubblicistica e su cui si sollevano spesso dubbi, a sproposito, suggerisco di pensare prima un criterio oggettivo e preciso diretto a misurare la qualità dell'input e non giudicare dall'output che in questo caso è influenzato da troppi fattori esterni.