Titolo

Sette Miti. Anzi, no: sette confusioni. (II)

3 commenti (espandi tutti)

Considerazioni in gran parte condivisibili e difficilmente opinabili. Credo tuttavia che ci sia anche un "effetto soglia" (o comunque è tale nella nostra percezione): inflazione e deflazione non incidono in modo rilevante sul tasso di crescità finchè si mantengono entro livelli contenuti (qualche punto percentuale) il loro effetto sui prezzi relativi e sulle aspettative rimane trascurabile. Non credo che ci sia qualcuno che pensi seriamente di rinviare o anticipare un acquisto perchè si aspetta una diminuzione o un aumento del prezzo dell'ordine dell'1-2%. Però variazioni attese dei prezzi più consistenti (+/-5% ?) cominciano ad avere un peso significativo nelle decisioni di spesa. Negli USA, qualche settimana fa, il tasso di deflazione atteso ad un anno (differenza fra rendimento dei titoli di stato a tasso fisso e TIPs) aveva superato il 5%, un livello che ha cominciato a destare qualche preoccupazione. In seguito si è ridotto di almeno 1/3, forse perchè le preoccupazioni si stanno cominciando ad orientare verso gli effetti potenzialmente inflazionistici a medio termine delle attuali politiche poco ortodosse adottate dalla FED. Concordo che quest'ultima, unitamente alle altre "autorità", non abbia affatto dato l'impressione di avere la situazione sotto controllo, mentre si dimostra troppo compiacente ed empatica col sistema finanziario. La BCE è assai meno schizofrenica.

Negli USA, qualche settimana fa, il tasso di deflazione atteso ad un anno (differenza fra rendimento dei titoli di stato a tasso fisso e TIPs) aveva superato il 5%, un livello che ha cominciato a destare qualche preoccupazione.

Scusa, mi spieghi questa faccenda? Anch'io ho letto che i valori attuali del punto morto d'inflazione sono consistenti con aspettative deflattive, ma a me non pare: Bloomberg oggi da' per i rendimenti annuali (yields to maturity) p.es. dei TIPS a 5 anni l'1.49%, contro l'1.54% delle Treasuries non indicizzate. Quindi, spread molto basso (0.05%), ma positivo.

L'equivoco dipende dal "vintage" dell'emissione. Le emissioni più recenti (che  Bloomberg usa per costruire la curva benchmark) avendo maturato degli aumenti relativi del CPI (dall'emissione a oggi) piuttosto contenuti possono scontare una variazione attesa negativa dei prezzi solo fino al floor pari a 100. Il calcolo corretto delle aspettative di inflazione si può avere solo utilizzando le vecchie emissioni per le quali la variazione maturata del CPI è >= alla variazione negativa attesa dei prezzi. In qs caso il floor (che è sempre il 100 dell'emissione) diventa inefficace e non protegge più dalla deflazione. Guardando il mercato degli inflation swap (fonte Reuters), USCPI a 1 anno è  -3% e a 2 anni è -1.6% (cioè prezzi fermi nel 2010). I TIPs ultimamente quotavano qualche decimo di punto in più di deflazione.