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Sette Miti. Anzi, no: sette confusioni. (II)

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(Oggi alla radio Stiglitz ha detto che 'sto casino è comnciato con la guerra in Iraq perché ha causato un aumento del prezzo del petrolio che ha costretto la FED a fare quel che ha fatto "to keep the economy going"...)

Ha DAVVERO detto questo? Joe ha proprio la faccia come ...

promessa di un'autocritica da parte di Michele (che attendo con molto interesse)

Te la anticipo in due parole (che non c'è nessuna sorpresa, poi: a chi vuoi che gliene importi della mia autocritica?)

Siamo (gli economisti accademici) stati e siamo tuttora troppo succubi di quelli che in Italia chiamerebbero i "poteri forti", sistema finanziario e captured regulator to start with. Ma non solo. Penso solo ai tentativi (tuttora vincenti e dominanti) di "spiegare" la crescita nella disuguaglianza salariale attraverso un magico (e "naturale") progresso tecnologico, spiegazione che (come sai tu, PP) non mi ha mai convinto neanche un pelino. Corollario di questa spiegazione era l'idea che i super salari di corporate executives e bancari vari corrispondessero a valore aggiunto addizionale prodotto, che non è il caso. È questo "mix" di atteggiamenti succubi che io trovo costituire il nostro traison des clercs. Perché, da un lato chiudiamo gli occhi sulla creazione di elementi di monopolio in varie industrie/settori grazie a "favori pubblici" e "cecità strumentale" del regolatore, dall'altro cantiamo il peana della banca centrale, delle sue politiche monetarie e (in questi mesi) dei bailouts di chiunque sia nelle pettole, quasi sempre per colpa propria. Ecco, su questo occorrerebbe fare l'autocritica, io credo: siamo diventati, come professione, i cantori dell'esistente, a seconda di quale esistente "vinca" noi spieghiamo che va bene così, che è un equilibrio. Non ho letto con attenzione la cosa di Daron che hai linked, lo farò, ma a prima vista sembra seguire questa pessima tradizione ...

P.S. Proprio in questi giorni (presentiamo un primo draft mercoledì questo al St Louis research group on the economic crisis) Adrian Peralta Alva ed io abbiamo calcolato il ratio fra corporate profits (definiti in un paio di modi, entrambi consistenti con teoria economica) e corporate GDP. A seconda che si usi CC1/GDP o CC2/GDP questo ratio va da valori attorno a .10-.12 negli anni '70 a valori attorno a .17-19 nei primi anni del secolo XXI (per CC1), mentre CC2 va da valori attorno a .04-.06 nei '70 a .08-.10 nel periodo finale! Tutto questo noi lo spieghiamo (dico "noi" per dire ...) come effetto del cambio tecnologico, io tendo a vederlo di più come effetto di creazione di posizioni monopolistiche, depreciation allowances che vanno alle stelle, corporate investments che calano e (soprattutto nel settore finanziario) un "profit taking" gigantesco, che è equivalente a "mangiarsi il capitale" ... ma qui sto andando nel tecnico, e mi fermo. La cosa più bestiale è quando scorpori financial from non financial sector: il financial sector ha riportato "profitti" (nel senso economico del termine) assolutamente fuori dal normale (ma TANTO fuori dal normale) sino al 2007 ... ora sappiamo che "profitti" erano ...

(Oggi alla radio Stiglitz ha detto che 'sto casino è comnciato con la guerra in Iraq perché ha causato un aumento del prezzo del petrolio che ha costretto la FED a fare quel che ha fatto "to keep the economy going"...)

Ha DAVVERO detto questo? Joe ha proprio la faccia come ...

 

Yep. Guarda qui. (Sembra vogliano $ per il transcript, ma magari trovi il modo di aggirare l'ostacolo...) 

 

Son d'accordo con molto di quello che dici. Anni fa (in grad school) feci una litigata col mio advisor (cui voglio un gran bene) che sosteneva che i CEOs son pagati il loro MP. Essendo open minded m'ha fatto finire lo stesso, ma non ci siamo mai messi d'accordo su queso punto. Quel che mi interessa e' il meccanismo di creazione di queste rendite e le implicazioni per la crescita. Al momento vedo poco lavoro in macro su questo tema.

Acemoglu sembra dire che dovremmo muoverci in questa direzione, quando dice che dobbiamo capire che cosa muove gli individui, ma, di nuovo, non mi sembra si sia occupato di 'ste cose in passato. Mi piacerebbe sentire cose ne pensa gente che ha un track record di ricerca su questi temi.

Mi ricordo un tuo post qualche tempo fa sulla miseria della macroeconomia monetaria/finanziaria. Mi ricordo anche il dibattito su nFA sul pezzo di Sartori sugli economisti. Le riflessioni di Acemoglu mi sembrano un inizio di risposta alle domande che molti si pongono sullo stato della conoscenza economica e sul perche' di fronte a questa crisi sembriamo completamente impreparati. Mi colpisce pero' che nonostante queste domande siano nell'aria, pochi provano a rispondere.

 

P.S. Hai una paper pronto? Mi piacerebbe vedere i dati e il modello.

L'abitudine di “mangiarsi il capitale” non esiste solo nel settore finanziario. Quando la gestione delle aziende è financially driven, e quando i “drivers” sono dei mercenari che contano di tagliare la corda dopo qualche anno, lo smantellamento è una tentazione irresistibile e premiante. Curiosamente, non esistono anticorpi, perché il CEO deve solo convincere gli azionisti (o comunque i proprietari) che quello che fa ha un senso, e questi ultimi difficilmente sono a) interessati a loro volta al futuro dell’azienda perché contano di disfarsi delle proprie quote in tempo utile b) comunque difficilmente hanno la competenza per capire le conseguenze di un certo tipo di gestione (salvo sugli utili del quarter in corso, ovviamente).