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Sette Miti. Anzi, no: sette confusioni. (II)

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E il buon JC mi imita .... :-)

Congrats John. No one will listen, but at least they will not be able to say that no one said anything.

Cato Institute sta anche cercando di fare girare qualche appello, ma il silenzio dell'accademia e' assordante, davvero. E provare a pubblicare una cosa sul NYTimes contro la follia e' impossibile, ci abbiamo appena provato!

Anche Eugene Fama si è espresso contro il "fiscal stimulus"... e DeLong ha cominciato a farlo a pezzi (tirando in mezzo anche Mankiw):

part1     part2     part3     part4     part 5    (...and counting?)

 

Bah.

Beh, forse noi potremmo fare a pezzi DeLong, no? [Battuta cattiva omessa]

Chi comincia? Io oggi ho da fare.

Krugman weighs in... con MOLTA retorica:

 

A Dark Age of macroeconomics (wonkish)

<em>

Brad DeLong is upset about the stuff coming out of Chicago these days — and understandably so. First Eugene Fama, now John Cochrane, have made the claim that debt-financed government spending necessarily crowds out an equal amount of private spending, even if the economy is depressed — and they claim this not as an empirical result, not as the prediction of some model, but as the ineluctable implication of an accounting identity.

...

Now, you don’t have to accept this model as a picture of how the world works. But you do have to accept that it shows the fallacy of arguing that the savings-investment identity proves anything about the effectiveness of fiscal policy.

So how is it possible that distinguished professors believe otherwise?

The answer, I think, is that we’re living in a Dark Age of macroeconomics. Remember, what defined the Dark Ages wasn’t the fact that they were primitive — the Bronze Age was primitive, too. What made the Dark Ages dark was the fact that so much knowledge had been lost, that so much known to the Greeks and Romans had been forgotten by the barbarian kingdoms that followed.

And that’s what seems to have happened to macroeconomics in much of the economics profession.

D'accordo su tutto tranne che sugli ultimi suggerimenti:

Buy a nice low-fee corporate or municipal bond fund, or a fund that invests in securitized student loans. Buy some bank stock. You’ll help your economy and you’ll earn a great profit too.

Se chi ha emesso le obbligazioni fallisce, o le banche vengono nazionalizzate o anche solo ricapitalizzate con massicce rights issues (pare che il governo britannico si stia preparando a rimpiazzare almeno in parte le azioni privilegiate con azioni ordinarie), addio investimento: altro che profitti. Io semmai metterei quei soldi in depositi a breve garantiti dallo stato, titoli di stato indicizzati al'inflazione, o oro.  

A me pare che, a parte la contingente questione delle banche riluttanti a emettere credito, soprattutto in certe parti del mondo (USA, UK, Irlanda, Spagna, svariati paesi dell'Europa centro-orientale etc.) ci sia un grave problema con i real assets di cui si parla relativamente poco: la proprieta' edilizia e' stata sopravvalutata, credito e' stato garantito da essa, il valore della proprieta' sta rapidamente tornando sulla terra, ma i soldi ottenuti col credito sono gia' stati spesi e non saranno interamente restituiti a chi li aveva prestati. Questo in un sistema finanziario altamente leveraged, cioe' con banche fortemente sottocapitalizzate rispetto ai loro attivi e passivi di bilancio, e con bilanci di dimensioni comparabili con il PIL dei paesi dove operano. E da qui non vedo facili vie d'uscita che evitino fallimenti a catena, se non innalzamento permanente del debito pubblico, o monetizzazione del debito tranne inflazione.